£studio6 Hultanos

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IRevista cuatrimestra!


de 3Jnvestigacidn ILuliana Y Jlbedievalistica
publ icada por la


flDaioricensis Scbola Ttullistica
Num. 67


S U M A R I O


E S T U D I O S


M. PEREIRA, Le opere mediche di Lullo in rapporto con Ia sua
filosofia naturale e con la medicina del XIII secolo . . . . pags. 1-35


D. URVOY, Les emprunts mystiques entre Islam et Christianis-
me et la veritable portee du Libre d'Amic pags. 37-44


S. TRIAS MERCANT, Consideraciones en torno al problema de
la fe y la razon en la obra literaria de Ramon Llull . . . . pags. 45-68


J. PERARNAU, Sobre una nova font de noticies de Miramar . . pags. 69-72


CRONICA pags. 73-75


B I B L I O G R A F I A


Obras medievalisticas, pags. 77-100.- Resena de revistas, pags. 101-110
Libros recibidos, pags. 111-112


Vol. XXIII, Fasc. 1 PALMA DE MALLORCA (Espana) Ano XXIII: 1979


Enero—Abril




La Direction des ESTUDIOS LULIANOS recevra avec reconnais-


sance tous travaux a publier (sous reserve du jugement par la Comite


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£ s t u d i o s T L u l t a n o s






£studio6 Hulianos
TRcvista cuatrimestral


de Unvestigacion Tluliana v_ Jlbcdicvalistica
publicada por U


/lbaioricensis Scbola Hullistica


Vol. XXIII 1979 AfioXXm


ESCUELA LULISTICA M A Y O R I C E N S I S


Palma de Mallorca






LE O P E R E MEDICHE DI LULLO IN RAPPORTO CON LA SUA
FILOSOFIA NATURALE E CON LA MEDICINA DEL XIII SECOLO.


Presentando le sue proposte per una riforma generale e culturale di
fronte al Concilio riunitosi a Vienne nel 1311, Raimondo Lullo non
trascuro di considerare 1'arte medica:


Scientia medicinae valde est absconsa. Ex quo sequitur,
quod medici citius falluntur in suis experimentis quam
non; ratio huius est, quia maxime stant ad auctoritates
antiquorum medicorum et non ad intelligibile: et ideo
bonum esset, quod dominus papa et reverendi domini
cardinales ordinarent, quod fieret una ars medicinae consti-
tuta ex principiis innatis, sicut ego feci unam, quoniam
principia innata constituunt caelum et elementa, motum et
omnia illa, quibus medicina indiget ad curationem infir-
morum et ad cognoscendum suam infirmitatem 1 .


Cos'i Lullo riassumeva la propria posizione di fronte alla medicina,
mostrando a pochi anni dalla morte un interesse ancora vivo nei confronti
di questa scienza, cui si era dedicato fin dalfinizio della sua attivita di
scrittore. Nei cataloghi figurano infatti vari libri di medicina, scritti a
date diverse e significative della sua vita; il Liber principiorum medicinae
e addirittura la sua prima opera di argomento scientifico; in essa Lullo si


propone di trattare i principi della medicina secondo la propria arte,
usando i triangoli della figura T e il quadrangulus praedestinationis,
figure elaborate nellVlrs compendiosa inveniendi veritatem, • cui il Liber


1. R. LULLO, Petitio Raymundi in concilio generali ad acquirendam Terram sanctam.
in E. MULLER O.F.M., Das Konzil von Vienne 1311-1312. Seine Quellen und seine
Geschichte. Munster in Westfalen 1934 p. 697. Cfr. J.N. HILLGARTH, Ramon Lull and
Lullism in Fourteenth Century France. Oxford 1971 p. 394. L'appello ad un'autorita per la
riforma culturale (oltre che morale) non e certo nuovo a Lullo: neWArbor scientiae il Papa 'e
invitato a riformare la scienza astronomica, e il Tractatus novus de astronomia e dedicato
nel prologo ai principi e ai nobili affinche sappiano respingere le pretese dei falsi astronomi
e far trionfare la vera scienza. Mi sia permesso rinviare alle mie Ricerche intomo al
Tractatus novus de astronomia di Raimondo Lullo. Medioevo, 2 (1976) p. 175ss.


1




6 M. PEREIRA


principiorum medicinae e strettamente collegato 2 . Le altre opere mediche
lulliane che possediamo sono: YArs compendiosa medicinae, composta a
Motitpellier negli anni fra il 1275 e il 1281, il Liber de levitate et ponde-
rositate elementornm (Napoli 1293), e il Liber de regionibus sanitatis et
infirmitatum (Montpellier 1303) 3. La maggior parte dei cataloghi antichi
aggiungono alfelenco delle opere mediche un Tractatus de retentiva. di
cui non e stato tramandato il testo, ma che 1'autore menziona neWACM4.
Nessun dubbio e mai stato avanzato dai lullisti ne dagli studiosi odierni
sulTautenticita degli scritti medici che, distinti nettamente da quelli spurii
di argomento alchemico e medico-alchemico, sono stati pubblicati nelle
due fondamentali edizioni settecentesche delle opere di Lullo: gli Opera
omnia moguntini, che nel primo volume riportano i quattro Libri
principiorvm5; e 1'edizione degli Opera medica, preparata nelfambito
deirUniversita luliana di Palma di Maiorca 6 . Due rielaborazioni del solo
LRSI, molto fedeli al testo lulliano, erano gia state pubblicate: Bernardo


2 Quesfopera, di cui esiste una versione catalana (Comencaments de medicina) e che b
nota anche con un titolo latino leggermente diverso, Liber de principiis et gradibus
medicinae, risale agli anni 1273-5. E. W. PLATZECK, Raimond Lull. 2 vols., Roma-Diissel-
dort' 1964. II p. 6. D.R.F. PRING MILL, Ramon Lulls Four Libri Principiorum: an Intro-
duciory Note, in LULLO. Quattuor libri principiorum. Rist.an. Wakefield-Paris-Le Haye
1969; pp. x, xii-xiv.


3. PLATZECK. II. pp. 10. 26. 42. Nel testo e nelle note utilizzerb da qui in avanti le
seguenti sigle: LPM {Liber principiorum medicinaet. ACM fArs compendiosa medicinae).
LLPE (Liber de levitate et ponderositate elementorum), LRSl ILiber de regionibus sanitatis
et in/irmituium).


4. ACM in LULLO, Opera medica. Palma 1972. 1 p. 40. Cfr. A.R. PASQUAL,
Vindiciae lullianae Avignone 1778 p. 162: "Tractatus de Retentiva qui adhuc desideratur...
cumque allegat in Arte compendiosa medicinae. part. 2 quaest. 5". PLATZECK, II p. 8
colloca questopera negli anni 1273-5. La Retentiva b menzionata anche da SERRA DE
MARTINEZ. La medicina luliana. Estudis Francicans, 31 (1923).


5. B. RAIMUNDI LULLI Opera Omnia curante I. Salzinger. Voll. I-VI, IX-X,
Moguntiae 1721-42. Cfr. E. ROGENT-E. DURAN, Bibliografia de las impresiones lullianes.
Barcelona 1927, n° 302. 11 LPM insieme agli altri Libri principiorum (Philosophiae.
Theologiae. luris) e stato di recente ripubblicato in ed. anastatica a cura e con una intro-
duzione di Pring Mill (cfr. sopra, n. 2).


6. B. RAYMUNDI LULLI Opera medica continens quatuor libros: 1) Ars compendiosa
medicinae. 2) De regionibus sanitatis et infirmitatum. 3) De ievitate et ponderositate elemen-
torum. 4) Liber de lumine. Majoricae 1752. Cfr. ROGENT-DURAN, Bihliografia, n° 363.
L'universita lulliana di Maiorca aveva ancora alla fine del 1600 fra i suoi corsi quello di
medicina; cfr. Constituciones, estatutos y privilegios de la Universidad Luliana del Reyno de
Mallorca. Mallorca 1698. pp. 119-121, 'Titulo XVI de los Grados de Medicina' (Devo alla
cortesia del Prof. Robert Pring Mill 1'aver potuto consultare questa rara pubblicazione). La
continuita dell'insegnamento medico a Maiorca e testimoniata anche da una polcmica
svoltasi negli anni 1742-3 intorno al libro di un professore di medicina, Cristobal Sarra. II
testo, Theses Hyppocratico-Galenico-Lullisticae. Mallorca 1742, e purtroppo cos"i raro da
risultare irreperibile, come tutti gli altri titoli legati a questa vicenda: v. ROGENT-DURAN.
Bibliografia, n° 321, n° 323; T. e I. CARRERAS Y ARTAU. Historia de la filosojia es-


2




LE OPERE MEDICHE DI LULLO
7


di Lavinheta, espositore deWars lulliana, se ne era appropriato nella
sezione medica della sua Explanatio [1523] 7 ripresa, con alcune lievi
modifiche, da Giordano Bruno sotto il titolo di Medicina lulliana [1590] 8 .


La tradizione manoscritta e assai ineguale: i testi piu diffusi sono
VACM e il LLPE (che talvolta e presente anche nelle sillogi alchemiche
pseudolulliane). mentre il LPM compare quasi esclusivamente in raccolte
contenenti le altre opere mediche di Lullo. II modo in cui queste
miscellanee mediche lulliane compaiono nei manoscritti esclude una
tradizione uniforme 9 ; solo un manoscritto del fondo formato fra '400 e
'500 dal medico e lullista Nicolaus Pol, e legato alla biblioteca capitolare


patiola. Filosofia cristiana de los siglos XIII al XV. 2 voll., Madrid 1939-42. II pp. 376-7.
Uno dei parlecipanti alla disputa e Andres Oliver, che dieci anni piii tardi premise un'in-
teressante introduzione agli Opera medica lulliani; in essa egli presenta la medicina
rinnovata da Lullo mediante Vars (specialmente con le figure di cui sottolinea 1'importanza)
quasi come arbitra di teorie mediche ippocratiche e galeniche.


7. BERNARDI DE LAVINHETA. Explanatio compendiosaque applicatio artis illumi-
nati doctoris magistri Raymundi Lulli ad omnes facultates per reverendum magistrum
Bernardum de Lavinheta artium et theologiae doctorem lucubrata et ad communem
umnium utilitatem edita. Lugduni 1523, ripubblicata con alcune modifiche da J.H. Alsted
per 1'editore Zetzner a Colonia nel 1612. II LRSI vi e compreso come BERNARDl DE
LAVINHETA. Circulus seu concordantia astronomico-medica. Ed. 1612, pp. 348-376); in
realta il Lavinheta e autore solo delle prime quattro pagine introduttive riguardanti la
posizione della medicina nelTambito della scienza naturale.


8. V. GIORDANO BRUNO, Opera latine conscripta. III. Firenze 1891. Cfr. F.
TOCCO. Le fonti piu recenti della filosofia del Bruno. Rendic. della R. Accademia dei
Lincei. V. 1 (1892) p. 519; F. YATES. The Art of Ramon Lull. An approach to it through
its theory of elements. Journai of the Warburg and Courtauld Institutes, 17 (1954) p. 130 n.
L'opera. il cui titolo completo e: Medicina lulliana. partim ex mathematicis. partim ex
physicis principiis educta. doveva "non tam vulgari more principia medicinae quae praxi
proxima sunt adducere, quam artem Lullii illam generalem ad omnes scientias et facultates
ita limitare et modificarc iuxta eius intentiones, ut quilibet facile in verae medicinae totius
cognitionem venire posset". In realta il primo capitolo rielabora 1'introduzione del
Lavinheta; la concordanza con il LRSI inizia dal secondo, ed b certamente mediata dal testo
pubblicato nella Explanatio.


9. Attualmente si conoscono i seguenti manoscritti: a) LPM: Quoniam omnis ars habet
sua principia...: Killiney, B 95 (testo catalano); Vaticana. Ottob. lat. 1250 (framm.);
Killiney, B 100 (incompleto); Oxford, Bodl. 465; Milano, Ambrosiana I 117 Sup. (testo
catalano); Cremona, BP 99. b) ACM: Ista ars hac intentione compilata est ut medicus...:
Paris, BN lat. 15095; Vaticana, Urb. lat 1394; Paris. Mazarine 1390; El Escorial, g. IV. 9;
Munchen.CXm 10595; Vaticana. lat. 5902; Munchen.CXm 10569. c) LLPE: Ad requisitionem
medicorum civitatis neapolitanae...: Vaticana, Ottob. lat. 1278; Miinchen, Clm 10597; Paris,
BN lat. 17829; Vaticana, Barb. lat. 273; Sevilla, Colombina 5-4-48; Oxford, Ashmole 1480
(estratto. in inglese). d) LRSI: Quoniam (quia) scientia medicinae est multum difficilis...:
Oxford, Ashmole 1471. Esistono inoltre le seguenti raccolte: a-b-c-d: Innichen. BA VIII b
14. a-b-c: Palma, BP 1029, Causa Pia Luliana 3 (descriptus dal precedente); Roma, St.
Isidro 1/108, a-b-d: Milano, Ambrosiana N 101 Sup.. a-c-d: Killiney, B 84 (—St. Isidro 50,
perduto, com'e descritto nell'elenco di Lucas Wadding). a-d: Oxford, Digby 85, Corpus
Christi College 247. b-d: Munchen. Clm 10588; Montserrat, 482.


3




8 M. PEREIRA


di San Candido. presenta tutti e quattro i testi .


II LPM ha rispetto agli altri testi carattere piii generale: probabil-
niente per questo e stato prescelto dal Salzinger per la sua edizione.
f o p e r a e. articolata secondo la prima formulazione della combinatoria
lulliana, quella quaternaria introdotta dallVtrs compendiosa inveniendi
veritatem e dal Liber principiorum philosophiae. Uipotesi che considera
la struttura quaternaria deWars (che ne e la formulazione piii antica)
come radicata nella teoria degli elementi sembra ricevere qui un'indiretta
conferma: i testi medici infatti e in particolare il LPM sono le opere
scientifiche piu ricche e approfondite di Lullo: egli teneva presenti trattati
antichi e discussioni specialistiche con un' abbondanza di cui non si trova
traccia nei suoi testi concernenti altre discipline particolari, quali il
diritto, l 'astronomia e c c . 1 1 . II LPM espone i principi della medicina
galenica e la teoria degli elementi su cui essa si basa; conduce un esame
approfondito della teoria aristotelica sulla generazione e corruzione;
elabora un punto di vista inconsueto a proposito della teoria dei gradi
degli elementi, che era nella seconda meta del '200 uno dei nodi


10. Si tratta del ms. BA VIII b 14. Nicolaus Pol, medico di Massimiliano I e poi di
Carlo V. e un personaggio ricco di interessi farmacologici e alchemici oltre che strettamente
medici. Lascib la propria biblioteca alla collegiata di San Candido, dove e conservata per la
massima parte; diversi incunaboli medici sono oggi alla Cleveland Medical Library e alla
Yale University (School of Medicine. Historical Library). L. FERRARI. Doctor Nicolaus Pol.
la Collegiala di Sati Candido ed i suoi incunaboli. Atti del R. Istituto Veneto di Scienze,
Lettere ed Arti, 96 (1936-7) pp. 109-169; M.H. FRISCH, Nicolaus Pol Doctor 1494. New
York 1947; A.M. STUA. / manoscritti latini della Biblioteca Capitolare di San Candido
(Innichen). (Tesi delTUniversita Cattolica di Milano).


11. LMpotesi in questione e stata avanzata da F. Yates e riconsiderata da R.D.F. Pring
Mill. YATES. The Art of Ramon Lull (cit.n° 8) La teoria lulliana de los elementos. Estudios
lulianos, 3 (1959), 4 (1960), parla a questo proposito dell' "esemplarismo elementare" come
elemento costitutivo dei fondamenti dell'ars e indica nel pensiero di San Bonaventura una
possibile matrice dell'atteggiamento lulliano (The Art of Ramon Lull. pp. 157, 162, 165).
Pring Mill giunge a un'analoga conclusione esaminando il problema del diverso numero
delle dignitates (principi assoluti) nelle varie formulazioni deWars lulliana: dalle sedici
dignitates dei primi trattati, legati alla problematica elementare, alla riduzione a nove
ncWArs inventiva vcritatis (ca. 1289-90).e nelle opere seguenti (PRING MILL. Ramon Llull
V el numero primitivo de las dignidades en el "Arte General". Oxford 1963; cfr. Estudios
Lulianos 1 (1957) 309-339, 2 (1958) 130-156).Cfr. dello stesso autore 1'introduzione a LULLO,
Quattuor libri. p. xiv: "It is at this point that the Quattuor libri principiorum can shed
some light on the basic nature of the Art... there clearly had to be a fixed number of
Dignities for the combinatory purpose of the Art, but why sixteen?... A careful scrutiny of
all the occurrences of the number in Lulls early works soon disclosed, however, that there
was one particular context —but only one— in which the appearance of the number was
actually dictated by the structure of the subject-matter; namely, that of the doctrine of
'elemental grading' underlying all Lullian medicine, which finds its clearest embodiment (at
this early stage of his career) in the principles of the LPM".


4




LE OPERE MEDICHE DI LULLO 9


fondamentali delle discussioni intorno alla teoria m e d i c a ' 2 . Tutta
1'analisi dei contenuti della medicina tradizionale e sviluppata sulla base
della tigura T dell'ars, considerata da Lullo fondamentale per elaborare
ogni altra figura13; una prima classificazione degli elementi della scienza
medica viene infine proposta nella forma delfalbero. Una esposizione cos\
ampia non si trova in nessun altro dei testi scientifici di Lullo; il LPM e
pertanto una lettura preliminare agli altri trattati medici lulliani. Ma a
differenza degli altri molte sue pagine discutono temi di filosofia
naturale. Questo non era sfuggito alfacuto commentatore settecentesco
delTopera medica lulliana, Andres Oliver, quando sottolineava esser da
Lullo stabilito che chi voleva apprendere 1'arte medica, doveva prima
essere edotto nel metodo generale dell 'ar5 e nella nuova fisica lulliana:
per acquisire queste conoscenze i testi consigliati dalfOliver erano il
Liber principiorum philosophiae, il Liber chaos, il Liber de figura
elementali e appunto il Z . P M 1 4 .


Fra le altre opere mediche solo il LRSI presenta un certo interesse
filosofico: in esso per6 1'originaria ricchezza di fonti mediche si e perduta
in una schematizzazione estrema, mentre 1'opera si incentra sul rapporto
fra medicina e astrologia (nelle opere precedenti sempre accennato o
sottinteso) che ora e messo a fuoco ed esposto quasi come il risultato
finale delle ricerche lulliane sulle due scienze, su cui in seguito Lullo non
scrivera piu niente di specifico. In quest 'opera la medicina viene inserita
in un quadro naturale piii vasto, in cui alle forze della natura inferiore
corrispondono le infiuenze dei corpi celesti. Si da quindi una visione
profonda, che ambisce indagare le cause delle malattie nella loro deter-
minazione ultima: se infatti le modificazioni del corpo umano sono
causate dai moti degli astri, l'osservazione del cielo permette di stabilire


12. Nella seconda meta del XIII sec. a Parigi e Montpellier si era aperta una
discussione concernente la teoria farmacologica dei gradi delle medicine composte, che
giunse fino a formulare problemi relativi alla "intensio et remissio formarum" e alla
matematizzazione delle scienze naturali; v. M. R. MG VAUGH. The Developmenl of
Medieval Pharmaceutical Theory; in ARNALDI DE VILLANOVA. Opera medica omnia
—//— Aphorismi de gradibus, Granada-Barcelona 1975. La discussione lulliana sui gradi
dei composti e legata a questo dibattito, anche se sostiene tesi autonome.


13. LULLO. Ars compendiosa inveniendi veritatem: in Opera Omnia. I, p. 435; cfr. Ars
universalis seu lectura artis compendiosae inveniendi veritatem, ivi, pp. 486-491.


14. ludicium expertissimi et magnifici Andreas Oliver Medicinae Doctoris in LULLO,
Opera medica. p. 18: "...ubi desinit physicus, ibi incipit medicus: unde cum supposuisset
Magister quod, qui artem suam medicam accipere vellent, primo in sua Arte Generali et sua
Physica debebant esse instructi, quod facile assequi possent... legendo librum suum de
principiis Philosophiae... librum Chaos... librum exponentem Figuram elementalem...
librum De principiis et gradibus medicinae... obtinebunt omne desiderabile in medicina, et
si illos perfecte callent, multo plura alia quae dixi invenient, et cito, tuto et iucunde finem
medicinae assequentur; et sane fateor quod poterunt supra adductam sententiam Hypocratis
ex libro primo Aphorismorum invertere asserentes, tita longa, ars vero brevis...".


5




10 M. PEREIRA


se e possibile e utile una cura, e ne precisa le condiz ioni ' 5 .
Delle altre due opere, YACM, considerata un manuale scolastico non


aris totel ico 1 6 , 5 essenzialmente un vasto compendio della teoria medica
rinnovata alla maniera lulliana, cioe esposta e sistematizzata mediante
una serie di figure combinatorie: usando tali figure e possibile considerare
in maniera "scientifica" 1 7 tutti i problemi della medicina, simbolizzando
con lettere delfalfabeto e derivando da combinazioni delle stesse lettere
"soluzioni" diagnostiche e terapeutiche.


II LLPE e di argomento piu circoscritto: vuole infatti dare solamente
un'esposizione della teoria lulliana della graduazione degli elementi nelle
medicine composte; non si tratta per6 di un vero e proprio trattato di
farmacologia, quanto piuttosto di un ampliamento o corollario, richiesto


15. Un'anticipazione dei temi del LRSI era stata data da Lullo nell' ACM. Si
confrontino a questo proposito le figure I e VI deWACM con la figura de LRSI. "Prima
figura est divisa in octo terminos qui sunt A B C D E F G H . . . Est etiam divisus circulus in
octo regiones. Prima est de A B, secunda de E B. Tertia de B F. Quarta de F C. Quinta de
C G. Sexta de G D. Septima de G H. Octava de H A. Significamus etiam per A orientem,
per B meridiem, per C occidentem, per D septentrionem; et ratio huius est, quia Sol oritur
tii oriente, et habet in caliditate maiorem virtutem in meridie, et quia A C sunt in opposito,
et quia D influit Sol minus de caliditate..." (ACM, in LULLO, Opera medica, '1', pp. 3-4).
"Haec ligura dividitur in duas partes, scilicet in diem et noctem, qualibet parte continente
duodecim horas: et triangulus de A B C facit diem, et triangulus de C D A facit noctem:
triangulus autem de F G C et de H A E sunt media inter diem et noctem. Sunt etiam sex
menses in triangulo de A B C scilicet Aprilis etc. usque ed Septembrem inclusive; et alii sex
in triangulo de C D A, scilicet October usque ad Martium inclusive. Ver autem est in trian-
gulo de H A E, Aestas in triangulo de F B F. Autumnus in triangulus de F C G. Hyems
in triangulo de G D H. Horae diei naturalis successive circumeunt figuram circularem
ratione inotus caeli... et quaelibet hora est praedominans quantum ad suam regionem... (ivi,
pp. 20-21). "Prima distinctio habet in se priman figuram, ut hic patet. Ista vero habet duos
circulos, videlicet minorem et maiorem; circulus maior significat motum octavae sphaerae;
minor autem motus septem planetarum; et ratio huius est, quia circulus maior mobilis est
ab oriente in occidentem; minor vero e converso, ab occidente in orientem; et secundum
istos duos motus, est motus corporis humani naturaliter et elementaliter... Quilibet autem
istorum circulorum continet octo domus ut apparet... Regio de A est a matutinis usque ad
tcrtiam, et vocamus mane; regio de B est a tertia usque ad vesperam, et vocamus meridiem;
et regio de C est a vespere usque ad primum somnum, et vocamus occasum Solis; regio de
D est a primo somno usque ad matutinam et vocamus mediam noctem. Et istae quatuor
regiones causant quatuor tempora anni, scilicet regio de A causat ver, regio de B causat
aestatem, regio de C causat autumnum, regio de D causat hyemem "(LRSI. in LULLO,
Opera medica, '2', pp. 2-4). Accenni occasionali al legame fra medicina e astrologia si
trovano nel LPM e nel Tractatus novus de astronomia, oltre che in numerose opere enciclo-
pediche. a cominciare dall'/4rbor scientiae. Non si dimentichi che a Montpellier Ia medicina
astrologica era in quegli anni oggetto di elaborazione da parte di influenti maestri quali
Arnaldo da Villanova, Bernard Gordon ecc.


lh. HILLGARTH. Ramon Lull, p. 209.
17. Lullo usa le figure deWars per dare alla medicina, come aH'astronomia, una


struttura razionale che elimini 1'incertezza del procedere empirico; su questo aspetto mi sia
concesso rinviare al mio lavoro Sulle opere scientifiche di Raimondo Lullo. I-La nuova
astronomia. Physis, 15 (1973) 40-48.


6




LE OPERE MEDICHE DI LULLO 11


dai medici napoletani, di quella parte della teoria elementare che tratta
dei gradi dei composti, e che era gia state ampiamente sviluppata nel
LPM: e in pratica il tentativo di quantificare i procedimenti gia esposti.
Vedremo in seguito che 1'interesse di quest' opera risiede principalmente
nel fatto che alla stessa esigenza tentavano di dare risposta numerose
personalita mediche e filosofiche del tempo, e che il tentativo di Lullo
non 5 una fantasia o una trovata individuale, ma piuttosto il frutto di una
precisa problematica cu l t u r a l e 1 8 .


La medicina lulliana non prescrive direttamente la cura dei malati: e
invece una teoria filosofico-naturale, che i medici avrebbero dovuto
assumere come base razionale della loro pratica. Nelle opere di Lullo non
si trovera 1'esposizione di problemi medici specifici, ma solo dei sintomi
patologici piu generali, che potevano essere ricondotti senza troppe
mediazioni alla teoria elementare. L'01iver, nella sua introduzione del
1752, osserva efficacemente questo punto, affermando che la medicina
lulliana e tutta fondata "in principiis n a t u r a l i b u s " 1 9 e che questo,
anzichc risolversi in una limitazione, ne costituisce piuttosto un pregio.
Tuttavia la diffusione di queste opere al di fuori di ambienti strettamente
lulliani fu scarsissima, tanto che oggi il loro interesse sfugge agli storici
della scienza, e sembra solo quello di un documento storico-filosofico 2 0.


18. II Mc Vaugh, le cui ricerche hanno avuto il merito di portare alla luce tutta la
questione dei gradi dei composti, sembra essere di diverso awiso quando nell'opera di Lullo
ravvisa "ridiculous extremes of speculation"; tuttavia mettendo in relazione Lullo con
1'ambiente di Montpellier giudica la sua teoria dei gradi "not entirely unrelated to the late
thirteenth century medicine. In his (Lull's) belief in the strictly regular interaction of certain
basic properties in the formation of compound medicine, and in his ambitions to describe
that regularity numerically, Lull is perfectly characteristic of the new trend in pharmacolo-
gical thought". MC VAUGH. The medieval theory of compound medicines. Ann Arbor
1965; pp. 70-71.


19. OLIVER. Iudicium expertissimi. p. 17: "Et si aliquis animadverteret diminutum
processisse nostrum archangelicum praeceptorem in hac arte et in reliquis libris medicinae
ab ipso conscriptis, quia solum de morbis partium similarium et sanitate illarum pertractat,
ct nihil de morbis et sanitate partium organicarum, debet etiam advertere... quod... deduxit,
seu construxit, artem suam medicam et reliquos libros medicinae a sua Arte Generali: et
cum utraque sit stabilita in principiis naturalibus et minime in mechanicis,... minime dimi-
nuta est ars, bene vero compendiosa". L'accenno alla struttura meccanica del corpo umano
sembra rinviare a vaghe teorie cartesiane, alle quali tuttavia 1'Oliver continua a preferire la
medicina galenica e lulliana.


20. Alla rinnovata attenzione per le opere letterarie e filosofiche di Lullo ha fatto bensi
seguito una ripresa di interesse anche verso le opere mediche. Cib non ha tuttavia fatto
compiere progressi ne alla medicina ne alla letteratura specialistica su Lullo. Un'eco curiosa
di questi interessi nel saggio di J.M.R. TEJERlNA.La medicina medieval en Mallorca; in
Historia de Mallorca. coordinada par J. Mascar6 Pasariu, V (Palma 1970-1) p. 75 ss. Un
caso di lullismo in un medico dell'800 e segnalato da T. CARRERAS Y ARTAU.
Semblanza del medico-jildsofo Dr. J. M. Guardia (1830-1897). Archivos iberoamericanos de
historia de la medicina, 3 (1951).


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12 M. PEREIRA


La medicina lulliana e figlia della filosofia, come avverte il prefatore
anonimo delfedizione 1 7 5 2 2 1 ; cio hanno ben visto tutti gli altri
eommentatori lulliani, dal Lavinheta fino al Salzinger (il quale della
medicina e dell'astronomia si e servito come base per un'interpretazione
complessiva. della filosofia lulliana e deWars) e fino al Pasqual, che per
primo ha cercato di stabilire storicamente il rapporto fra le opere scienti-
fiche e la combinatoria lulliana in gene ra l e 2 2 .


Gli stessi principi sviluppati per esteso nelle opere mediche di Lullo
si ritrovano in sintesi anche nelle sue opere enciclopediche: nei testi di
medicina e anzi particolarmente agevole mettere in luce un processo ris-
contrabile anche in tutta la rimanente produzione del catalano: nel LPM,
\KWACM e nel LLPE c'e infatti una ricchezza di materiali che
corrisponde alla grande curiosita intellettuale del periodo immediata-
mente seguente alla "illuminazione" sul Monte Randa, e alfintensa
attivita filosotica svolta fino agli anni '90 (elaborazione e modificazione
della struttura deWars, analisi di numerose discipline speciali alla luce
delfars stessa). Con il LRSI ci troviamo invece di fronte a un discorso piu
generale (in quanto comprende la medicina astrologica) che per6 non
porta materiale nuovo e anzi sfronda la ricchezza delle discussioni
contenute nei testi precedenti. Nelle opere delfultimo periodo Lullo
continua a esporre la teoria degli elementi e occasionalmente sfiora temi
propriamente medici, ma in maniera sempre piii schematica e povera,
come se 1'interesse non fosse ormai rivolto al contenuto della singola
disciplina, ma piuttosto al sistema generale del sapere cui ogni ricerca
particolare fa capo.


Per la medicina il momento discriminante in questo processo di sem-
plificazione si pu6 indicare nel breve Liber de modo applicandi novan
logicam ad scientiam iuris et medicinae (che e del 1303, contemporaneo
al LRSD23. L'operetta applica la dottrina della Logica nova al subiectum
ius e al subiectum sanitas, definendone tutte le articolazioni mediante la
riduzione alfalfabeto delfars e alle regole della nuova logica. Ogni
differenza fra i due diversi oggetti in discussione e annullata; Lullo
afferma che parlera della medicirta "gratia exempli" ma che comunque
essa, come ogni altra scienza, deve essere discussa negli stessi termini
della scienza giuridica, mediante la riduzione dei principi specifici ai


21. (OLIVER?), Lectori Candido, in LULLO, Opera medica. pp. 26-7.
22. PASQUAL, Vindiciae, I pp. 90-1, 156-162, 204, 262. Serra de Martinez (cfr. n. 4)


dichiara di seguire le indicazioni date dal Pasqual sia nelle Vindiciae, sia neirimportante
opera polemica, Examen de la crisis del P.BJ. Feijoo, pubblicata a Madrid nel 1749, ed
oggi irreperibile fuori della Spagna (cfr. ROGENT-DURAN, Bibliografia, n° 350).


23. PLATZECK, II, p. 41. II testo e pubblicato da C. OTTAVIANO, Ricerche lulliane.
Estudis Universitaris Catalans, 14 (1929) 1-13.


8




LE OPERE MEDICHE Dl LULLO 13


simboli deWars (lettere, figure ecc . ) 2 4 . In tal modo si e completamente
perduta la ricchezza dei contenuti che la discussione dei testi medici
aveva attinto in parte alla tradizione a*raba, in parte alle discussioni piu
attuali del tempo, mentre 1'interesse per la riforma della logica e per la
classificatoria viene in primo luogo, oscurando ogni altra es igenza 2 5 .


Alfinizio invece Lullo si era posto di fronte alla medicina tradiziona-
le neH'atteggiamento, ben noto a chi conosca le sue opere scientifiche, di
innovatore sia nella forma che nei fini. Nel LPM affermava che 1'albero
medico e suddiviso in due ramificazioni, la prima delle quali tratta dei
principi tramandatici dai medici antichi, mentre la seconda e intesa a
ripercorrerli "artificialiter et me taphor i ce" 2 6 . Bisogna porre attenzione a
questi termini: da una parte 1'esposizione lulliana della medicina vuole
rivisitare il sistema tradizionale per rinnovarlo e razionalizzarlo, usando
gli strumenti offerti dalYars; dalfaltro 1'insistenza sulfanalogia fra i vari
livelli della natura, che nella medicina si fa evidente anche nelfesperienza
(si pensi al rapporto fra elementi, corpo umano, erbe, che sta alla base
della medicina galenica), permette a Lullo di utilizzare la sua ars per fini
apologetici in modo sostanzialmente n u o v o 2 7 .


24. LULLO, Liber de modo, in OTTAVIANO, Ricerche. p. 9: "ista pars (medicina)
tractabilis est per eundem modum quo tractavimus scientiam iuris... Patiens est locus in quo
consistit infirmitas. que consistit per unum modum in loco C, per alium in loco D e tc , que
loca subiecta sunt loco infirmitatis, generali videlicet infirmitati; et ideo capitulum de loco
generali est ad cognoscendum locum infirmitatis; et loca ab ipso loco inftrmitatis sunt
diffusa... In distinctione sillogismi dictum est de proportione et de aliis rubricis que in ipsa
continentur. Unde sicut deducte sunt in sillogismo B C D e t c , potest medicus deducere in
similibus rubricis B C D etc. ad investigandum causas et intirmitates per principia
naturalia. Dictum est de paralogismis cum quibus fit deceptio. cum qua deceptione
signilicata est occullatio infirmitatum; que occultatio significata esl cuni regula de C D E
e tc" .


25. Si tratta della logica evoluzione di un autore che ha fin dall' inizio considerato
obiettivo principale 1'organizzazione dei contenuti del sapere secondo una logica nuova
diversa da quella aristotelica e capace di fornire uno strumento altrettanto, anzi piii di essa
efficace per servire- la verita (cristiana). Cfr. CARRERAS Y ARTAU. Historia. I, p. 345 ss;
YATES. Larte della memoria. Tr. it., Torino 1972, pp. 160-172; P. ROSSI. Clavis
Universaiis. Arti mnemoniche e logica combinatoria da Lullo a Leibniz. Milano-Napoli
1960, pp. 41-53 e passim.


26. LPM, p. 768: "Prima brancha est de principiis medicinae, secundum quod relatum
est per antiquos medicos qui nos praecesserunt, quae brancha in tres partes dividitur,
quarum prima est naturalis, secunda innaturalis, tertia contra naturam... Secunda brancha.
quae est de novo inventa, et est addita ad exponendum primam artificialiter et metaphorice,
dividitur in duas partes, quarum prima dividitur in A B C D; secunda dividitur in tres
triangulos qui sunt de principiis Artis Compendiosae inveniendi veritatem, et in unum
quadrangulum Figurae Predestinationis, quae continetur in supradicta Arte".


27. LPM, pp. 805-813, "Distinctio X de Metaphora". Cfr. 1'analisi di cio che la Yates
chiama "elemental exemplarism" nel suo The Art of Ramon Lull, p. 151 ss.


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14 M. PEREIRA


La medicina galenica e quella lulliana, che e fondata su di essa,
procedono dalla presenza nel corpo umano dei quattro umori che corri-
spondono ai quattro elementi e ne riproducono le qualita nel fisico
delfuomo, stabilendo cosi un primo collegamento naturale: il corpo
umano e stato infatti creato per la massima perfezione, cosicche partecipa
delle qualita di tutte le creature; e evidente la vicinanza della dottrina
lulliana alla concezione del microcosmo, che e espressa a livello medico
dal fatto che il corpo umano contiene in se tutti i gradi degli e l emen t i 2 8 .
I quattro umori fondamentali (sangue, flegma, colera, atrabile) sono
particolari mixtiones elementari dal cui equilibrio dipende la vita e la
salute del corpo umano; poiche 1'uomo e la piu nobile delle creature, i
gradi degli elementi devono essere tutti presenti nel corpo, non tuttavia
allo stesso modo, ma alcuni in atto, altri in potenza. Pur utilizzando il
termine avicenniano temperamentum, Lullo ne capovolge il significato;
infatti nel Canone il corpo umano viene detto temperato perche le qualita
elementari (e quindi gli umori) vi sono presenti in atto allo stesso grado,
tanto che e la non-prevalenza di un elemento sulfaltro a determinare lo
stato di salute. Lullo usa invece tale concetto per indicare che 1'equilibrio
fra elemento dominante ed elementi dominati (indicati talvolta anche con
i termini aristotelici di attuale e potenziale) e quello stabilito dalla natura,
e non alterato da fattori d ivers i 2 9 . Per Lullo, se nel corpo umano non si
trovassero, almeno potenzialmente, tutte le quattro qualita elementari,
non sarebbero possibili alterazione e malattia, che nascono dal sowerti-
mento delfordine naturale stabilito fra di esse a seconda della com-
plessione del singolo; senza tale compresenza verrebbe a mancare la base
della medicina galenica, della quale Lullo tenta di spiegare artijicialiter i
principi, che tratta nelfordine in cui erano dati nelle esposizioni correnti
della medicina medievale, quali ad esempio Vlsagoge di Ioannitius e in
genere le tradizioni di commenti aWArticella, che costituiva la base
delfinsegnamento med ico 3 0 .


28. LPM. p. 790: "Per flores quadranguli elevatur noster intellectus ad considerandum
magnam et excellentem perfectionem ac temperamentum, quod altissimus Deus creator
omnium donavit humano corpori super omnia corpora elementata; quod corpus omnibus
creaturis participat, ut eius anima sit forma nobilioris materiae; ex quo significatur quod,
quantum ad materiam et formam necessarium est omnes gradus ipsorum A B C D in
humano corpore actualiter et potentialiter sint". La dottrina lulliana rinvia alla concezione
del luomo come mierocosmo, che trova riscontro nella collocazione del subiectum homo
esattamente a meta della serie dei subiecta nelle varie stesure deWars.


29. LPM, p. 791: "...omnes gradus ipsorum A B C D sunt demonstrabiles in humana
specie esse, in qua ipsa A B C D maius temperamentum habent, quam in alia specie; sunt
enim ibi quatuor gradus actu et potentia secundum diversas complexiones humanorum
corporum.". Sulla storia dcll' idea di elemento dominante offre ampi ragguagli W. PAGEL.
Paracelsus. An Introduction to Philosophical Medicine in the Era of Renaissance. Basel-New
York 1957, pp. 83, 98-99.


30. Cfr. P.O. KRISTELLER, Bartholomaeus, Musandinus and Maurus of Salerno and


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LE OPERE MEDICHE DI LULLO 15


Perche Lullo ha voluto con la sua arte ripercorrere e "rinnovare" i
principi di una scienza come la medicina? Una possibile risposta sta nella
funzione didattica che egli intende attribuire alla propria opera; nel
quinto capitolo della prima distinzione del LPM afferma di aver voluto
diminuire 1'aggravio che i lunghi studi medici tradizionali rappresentava-
no per gli studenti pove r i 3 1 : questi attraverso la secunda brancha della
medicina lulliana, owero con 1'applicazione dell'ars, potranno compren-
dere e ricordare cio che hanno appreso dagli antichi autori sui principi
della med ic ina 3 2 . Lo stesso fine ha quindi 1'esposizione della figura T
dell'/lr.s compendiosa inveniendi veritatem, che Lullo usa per investigare
artificialmente i gradi delle medicine:


sicut enim martellus et tenaculae sunt instrumenta in arte
fabrili, ita gradus et trianguli sunt instrumenta medicinae;
et sicut corpus humanum est subiectum artis medicinae,


other early commentators of the ARTICELLA. Italia Medievale e Umanistica. 19 (1976)
57-88. Anche a Montpellier dove e assai probabile che Lullo abbia appreso la scienza
medica erano questi i testi ancora in uso nelle scuole alla fine del '200. Del resto se si
confronta 1'elenco degli antiqua principia che costituisce il primo capitolo del LPM. con
lenunciazione dei principi nello Speculum medicinae, la summa medica di Arnaldo da
Villanova, si riscontra una concordanza pressoche totale, riconducibile agli studi di
entrambi a Montpellier. Cfr. MC VAUGH. The Development, p. 17.


31. II richiamo agli studenti poveri sembra alludere al Thesaurus pauperum di Pietro
Ispano, cui polemicamente si richiama il LRSI, quando a proposito della medicina lulliana
dice che "ista ars erit bonus thesaurus pauperum" (in LULLO, Opera medica. '2' p. 16). In
effetti e comprensibile che Lullo intendesse opporsi alfaltro grande filosofo iberico, il quale
adottava in medicina un criterio nettamente empirico. Cfr. L. THORNDIKE, A History of
Magic and Experimental Science. II. New York 1937, p. 488ss; CARRERAS Y ARTAU.
Historia. 1. pp. 123-4, 104-4; L. DE PINA-M.E. DE ROCHA PEREIRA. Thesaurus
Pauperum atribuido a Pedro Hispano. Studium generale. Boletin do Centro de Estudios
Humanisticos da Universidade do Porto 1-5 (1955-58) (edizione parziale con uno studio
introduttivo). Nella discussione sui gradi degli elementi nei composti Pietro Ispano si tenne
su posizioni molto vicine a quelle enunciate nel Canone di Avicenna. MC VAUGH. The
Development, pp. 32-4.


32. LPM. P. 771: "Cum febris sit morbus magis universalis, et ista ars compendiosa
facta, ut per ipsam scholares pauperes, qui in continuando studium medicinae vexantur
propter inopiam, possint ab ipso labore in brevi tempore removeri, cumque universalia
principia sint principia et demonstrationes principiis particularibus, idcirco solum de
lebribus et non de morbis aliis in generali tractamus. Vitamus autem tractare de aliis
morbis. ne artem compendiosam reddamus prolixam; nam per unum principium habetur
cognitio alterius. et per artem potes facile descendere de universali ad particulare... De
metaphora autem in hac arte tractamus ad hoc, ut sil ars ad exaltandum intellectum in ista
arte et in aliis artibus: per metaphoram enim corroboratur intellectus ad intelligendum;
nam per istam uno eodemque tempore super diversas species gyratur. Et ratio quare prima
brancha supra dictae arboris in hac arte metaphorice intelligitur per secundam brancham
est, ut studentes in medicina et in aliis artibus per secundam brancham in intellectu et
memoria habere possint ea. quae de prima brancha iam audiverunt et didicerunt ab
authoribus medicinae".


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16 M.PEREIRA


ita gradus ipsorum A B C D subiectum et materia artis
triangulorum ex i s tun t 3 3 .


L'uso didattico delle opere mediche e quindi strettamente collegato,
com'e naturale, alla efficacia mnemotecnica che incontestabilmente \'ars
lulliana possiede: insieme alfinteresse specifico che alcune affermazioni
di Lullo potevano forse presentare per i medici coevi, la facilita di
apprendimento e memorizzazione che 1'arte lulliana garantiva deve essere
stata una delle ragioni che ne hanno favorito, almeno momentaneamente,
la diffusione 3 4 . Se quindi intendiamo il rinnovamento della medicina in
senso metodologico e didattico, possiamo, come per 1'astronomia, conside-
rarne la realizzazione in tutti i principi basilari di quella scienza, anche
se con le limitazioni altrove ind ica te 3 5 .


C'e pero un settore della medicina, anzi piu specificamente della
teoria farmacologica tradizionale, cui Lullo ha dato un apporto anche di
contenuto, ed e la teoria dei gradi degli elementi, legata nella pratica alla
preparazione dei medicamenti composti (galenici). Per quale ragione
Lullo si sia concentrato su un argomento piuttosto ristretto della pratica
medica del suo tempo, puo spiegarsi con il convergere di diversi motivi.
La discussione sui gradi dei semplici e sulle medicine composte era in
quegli anni uno dei problemi piii attuali nelfambiente medico e filosofico
di Parigi (con le teorie elaborate da Pietro Ispano, Ruggero Bacone e Jean
de Saint-Amand) e di Montpellier (nel dibattito che si concludera con
1'opera di Arnaldo da Vil lanova) 3 6 . Al solito 1'interesse di Lullo non e
orientato verso la pratica medica; dei farmaci parla solo in termini molto


33. LPM, p. 770, spiega che cib awiene "quia trianguli ita movent ad causam finalem
artificialiter gradus, sicut materia formas de potentia in actum ad causam finalem movet
naturaliter. Unde oportet in ista arte, quod in triangulis investigamus gradus medicinalium
rerum ad tollendum dubitationem et contrarietatem actionum, et quod gradus sequantur
triangulos, et e converso".


34. PASQUAL, Vindiciae, I p. 165: Lullo "Artem compendiosam medicinae... redux in
Montepessulano scripsit et docuit, ac etiam alios libros annexos". A Napoli i medici chiesero
a Lullo di esporre per iscritto la sua teoria sui gradi elementari, presumibilmente dopo
un'esposizione orale o la lettura di opere precedenti (LLPE, IN LULLO, Opera medica, '3'
p. 1). Comunque 1'insegnamento medico di Lullo, se veramente e stato impartito, deve essere
stato brevissimo. Piii importante il fatto che nelfuniversita maiorchina le opere mediche di
Lullo continuano a essere studiate accanto alla medicina tradizionale. Non va dimenticato
infine che Bruno, nel quale culmina la rinascita quattro-cinquecentesca di Lullo, ne riprende
anche un'opera medica (cfr. sopra, n. 8).


35. Cfr. sopra, n. 17.
36. Questa discussione e stata messa in luce negli studi del Mc Vaugh, dalla sua tesi di


dottorato attraverso una serie di contributi specifici fino alfedizione degli Aphorismi de
gradibus di Arnaldo da Villanova, dove analizza gli sviluppi della teoria dei gradi a Parigi e
Montpellier nella seconda meta del XIII sec. mettendo in evidenza i suoi legami con la
(ilosofia naturale (The Development, pp. 3, 23-25, 33, 97 ecc.) e con le emergenti istanze di
matematizzazione in questo campo (p. 99 ss.); v. anche MC VAUGH. Arnald of Villanova
and Bradwardines Law. Isis 58 (1967) 56-64.


12




LE OPERE MEDICHE Dl LULLO 17


generici o esemplificativi, preferendo sviluppare la teoria dei gradi sempre
in relazione agli elementi o alle qualita elementari, senza preoccuparsi di
specifiche erbe, come aweniva invece negli scrittori interessati alla
pratica terapeutica. Nella teoria delle medicine composte i risvolti di
carattere filosofico e 1'immediata generalizzabilita del discorso sugli
elementi, base della realta naturale, dovevano esercitare su di lui una
particolare attrazione. Si aggiunga che il rinnovamento delle scienze e
inteso da Lullo come un tentativo di matematizzazione o (se e concessa
questa espressione anacronistica) di "computerizzazione" dei principi tra-
dizionali attraverso la combinatoria: in direzione analoga si muoveva la
ricerca contemporanea sulle medicine composte, come mostra chiaramen-
te il testo piu importante sulfargomento, il De gradibus di Arnaldo da
Vi l lanova 3 7 .


Pertanto la materia risulta assai congeniale alle intenzioni di Lullo;
in effetti, mentre per tutti gli altri temi medici egli si limita a sistemare il
materiale tradizionale, per quanto concerne i gradi degli elementi elabora
una propria teoria che, se ebbe scarsa risonanza nei secoli seguenti (ma
tutto 1'argomento, anche nella formulazione arnaldiana ebbe ben poca
fortuna dopo il 1300), deve aver suscitato un certo interesse immediato se
Lullo fu spinto a darne una versione particolareggiata nel LLPE,
scritto "ad requisitionem medicorum civitatis neapo l i t anae" 3 8 . q


Vediamo dunque come viene esposta nei testi questa teoria lulliana;
bisogna innanzitutto tenere presente che il LPM espone la teoria generale
(dalla considerazione dei gradi nei semplici alle mixtiones), mentre
YACM, il LLPE e il LRSI si occupano solo della confezione dei composti;
negli ultimi due testi c'e anche un tentativo di indicare le dosi che devono
entrare nelle mixtiones39 con precisazioni che, oltre ad essere interessanti
per la teoria, sembrano indicare anche in Lullo la preoccupazione di
fornire ai medici indicazioni non troppo gener iche 4 0 . Nel LPM Lullo
afferma che i quattro gradi di ogni elemento si trovano rappresentati


37. II Mc Vaugh parla a questo proposito di "agostinismo scientifico" che avrebbe
spinto Arnaldo ad accettare nel De gradibus la matematizzazione di al-Kindi (The
Development, pp. 106-107).


38. LLPE, in LULLO, Opera medica, (3) p.l. L'ambiente medico di Napoli era, sullo
scorcio del XIII s ec , assai vivace e manteneva stretti rapporti con Montpellier. R.
VERRIER. Etudes sur Arnaud de Villeneuve. 2 voll., Leiden 1947-9, II pp. 41, 113ss.


39. Sul rapporto gradi-dosaggio delle medicine composte v. MC. VAUGH, The
Development, pp. 38-40, 71-72.


40. La mia esposizione analizza i testi di medicina: tuttavia ftgure analoghe a quelle
delVACM si trovano nel Liber exponens figuram elementalem dove la teoria dei gradi h
esposta sistematicamente (in LULLO, Opera Omnia, IV, Mainz 1729). Nel Liber de nova
geometria, composto nel 1299. due figure sono dedicate ai gradi degli elementi: la "figura


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18 M. PEREIRA


ciascuno in un'erba: come si vede, egli non considera la differenza fra
erbe della stessa gradazione; in modo analogo nelle opere astronomiche
considera tutti i segni di ogni triade (di fuoco, d'acqua, d'aria, di terra)
mediante la stessa lettera elementare, senza curare le differenze alfinter-
no della triade stessa (ad es. Cancro, Scorpione e Pesci, i tre segni
d'acqua, sono tutti indicati con la lettera D senza alcuna distinzione). Vi
sono pertanto sedici tipi di medicina simplex, che egli rappresenta con
sedici lettere delfalfabeto: indicate con A B C D le qualita elementari
(caliditas, siccitas, humiditas, frigiditas nell'ordine) e gli umori corrispon-
denti, i quattro gradi di A sono rappresentati da E F G H; quelli di B da
K L M N; quelli di C da O P Q R; infine quelli di D da S T V Y 4 ' .
Ciascuno di questi gruppi, in cui 1'organizzazione quaternaria e intima-
mente legata alla m a t e r i a 4 2 , ha poi un proprio colore, che corrisponde a
quello dell'elemento prevalente: rosso per A (EFGH), nero per B, azzurro
per C. verde per D. Uattribuzione dei colori, qui e in tutte le altre ftgure
dell'ars, aumenta 1'efficacia mnemotecnica: ci6 risulta particolarmente
evidente nel Liber exponens figuram elementalem. composto negli anni
1275-81, dove la teoria dei gradi degli elementi e esposta sistematicamen-
te. senza riferimento alla medicina, ma con una particolare chiarezza, che
aiuta a comprendere i riferimenti e il funzionamento delle figure dei testi
medici. Lullo spiega la gradazione elementare mediante il riferimento alla
distinzione fra qualita proprie e appropriate: ci6 significa che ogni
elemento ha da se una qualita (quella propria) e riceve, nella circolazione
naturale, la seconda qualita secondo lo schema del quadrato degli
e l emen t i 4 3 : questo fa s'i che ogni elemento sia se stesso e che i principi
della natura non siano sommersi in un caos ind is t in to 4 4 . La qualita


de quattuor gradibus elementorum" e la "figura de gradibus elementorum" (Lullo, El lihm
de la 'Nova Geometria', ed. J. M. Millas-Vallicrosa, Barcelona 1953, pp. 71, 68; cfr. pp. 37,
34). L'angolo di osservazione di Lullo sembra pero spostato rispetto al problema enunciato
nei testi medici: nella Geometria si tratta di figure che vogliono illustrare 1'assituatio dei
gradi nei semplici in relazione a preoccupazioni astrologiche. Le due figure sono egregia-
mente analizzate da PRING MILL. Ramon Llull v el numero. pp. 30-35.


41. LPM, pp. 768-9: "Supponimus enim et dicimus, E esse unam speciem simplicis
medicinae, in qua sit A in quarto gradu, B in tertio, C in secundo et D in primo... per istas
autem literas decurrit ista ars, quibus ignoratis ars minime potest intelligi: ex quibus literis
oportel tieri flores supradictae arboris, ita quod ex qualibet litera fiat unus flos; et oportet
esse diversos colores appropriatos praedictis literis et numeris, quibus distinguantur gradus,
ut literae et ipsarum gradus insimul conveniant ad faciendas demonstrationes". Si noti che
1'attribuzione delle lettere alle qualita elementari qui proposta non corrisponde esattamente
aH'attribuzione delle lettere degli elementi (B = ignis,- C = terra, D = aqua, A = aer)
neWACM e nei testi ad essa successivi.


42. PRING MILL. Ramon Llull y el numero. pp. 29-30.
43. YATES. TheArt of Ramon Lull. p. 149, fig. 2; PRING MILL. Ramon Llull y el


numero, p. 1 2.
44. LPM. pp. 769-770: "Quodlibet elementum habet ex se qualitatem unam tantum,


aliam vero ab alio elemento recipit; ignis enim est calidus per se, siccitatem autem recipit a


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LE OPERE MEDICHE DI LULLO 19


propria tende alla realizzazione della prima intenzione deH'elemento, ed e
nello stesso tempo la causa della graduazione degli elementi (e delle
qualita) nell'elementatum:


...per hoc enim, quod in E ignis magis quam alia elementa
ad causam finalem se habet, revelatur intellectui humano
naturale agens idest punctum simplex...


La qualitii dominante, che esprime il punctum simplex, e quindi il prin-
cipio attivo nel determinare la composizione e l ementa re 4 5 . Quello che il
punctum simplex opera in natura, l '"art ista" (ovvero il medico lulliano)
pu6 riprodurre nella sua opera: il LLPE vuol mostrare come attraverso
un opportuno dosaggio dei semplici si produca non una loro mera
aggregazione, ma una vera e propria mixtio, ossia una specie di
elementatum artificiale, dove le qualita dei diversi componenti si fondono
in un'individualita nuova, la medicina composta, che ha un determinato
grado e un determinato elemento dominante. Lullo si distacca pertanto
dalla concezione avicenniana della medicina composta, le cui qualita sono
in parte imprevedibili, senza tuttavia affermare che il composto e
solamente la somma dei componenti. E' fequiparazione dell'arr//i?.x alla
natura che permette questa soluzione di un problema variamente
affrontato dai suoi contemporanei e predecessor i 4 6 . Si confronti fazione
del punctum simplex quafe descritta nel LPM con quella del medico
wzWACM (p. 13); nel LLPE fattrazione di un elemento da parte delfaltro
e la formazione del composto vengono descritte in termini di peso, per
guidare 1'opera del medico che deve confezionare i farmaci; nella figura
infatti, che riprende la figura graduum dellVl CM in forma piu


terra... si lta non esset, sequeretur quod aliquod elementum non haberet plus intentionem
sibi ipsi, quam aliis: et ideo, qui praedictam conditionem negare vellet, naturalia principia
negaret". Lullo collega esplicitamente la teoria delle qualita propria e appropriata a una
concezione Ftlosofica di notevole importanza per tutto il suo sistema: la teoria della prima e
seconda intenzione. Cfr. PLATZECK, I pp. 263-4; cfr. anche il Liber chaos in cui
1'csposizione e data sistematicamente nel capitolo "De prima et secunda intentione", pp.
263-4. L'attribuzione di due qualita agli elementi risale, com'e noto, ad Aristotele tDe gen.
et corr., II, 3; 331a).


45. II punctum simplex e il principio attivo nella composizione del misto elementare;
viene cosi spiegato da Lullo U.PM, p. 793): "In principio generationis ipsius E quartus
gradus ipsius A generat unum punctum simplex; quod punctum descendit ad terram causa
recipiendi unum punctum de B, propter quam receptionem punctum generatum dividitur in
sex partes, quarum tres sunt subiectae ipsi B; idcirco B in tres gTadus dividitur: duas vero
partes puncti generati dat quartus gradus ipsius A materiae ipsius C; et ideo C est in illa
materia in secundo gradu: sextam vero partem dat A existens in quarto gradu materiae
subiectac ipsi D; et ideo D in ipso E non est nisi in primo gradu tantum. Unde cum hoc ita
sit, per hoc revelatur punctus septimus, idest, quartus gradus potens dominus et rector, qui
cum intluentia septem planetarum movet alios gradus E in principio ad generationem et in
line ad corruptionem".


46. Cfr. MC VAUGH. The Development, pp. 19, 33-4; 47-8; 64-6.


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20
M. PEREIRA


dettagliata, elemento per elemento, si insegna
qualiter medici sciant artificialiter ponderare medicinas,
secundum quod elementa sunt gradata in rebus, quae in
medicinis apponuntur (LLPE p. 1).


Una volta stabilite le figure dei gradi, e determinata con ci6 la base della
teoria, diventa possibile 1'applicazione dtWars alla pratica medica;
usando la figura T su tutte le-possibili combinazioni delle lettere indicanti
i gradi, il medico impara a conoscere tutti i segreti e a confezionare tutte
le medicine di cui ha necess i ta 4 7 . Nella propria opera il medico deve
usare i gradi secondo le condizioni del quadrangulus praedestinationis
("esse, perfectio, privatio, de fec tus" ) 4 8 concordando in essere e perfezione
con la generazione, in privazione e difetto con la corruzione, cioe con le
operazione fondamentali della natura. II fatto che Lullo awicini la
tematica dei gradi alla discussione aristotelica della generazione e
corruzione sembra portare una conferma alfipotesi recente del Mc Vaugh
secondo cui attraverso la teoria dei gradi delle medicine si compie un
passo nella elaborazione filosofica dei concetti di intensio e remissio
formarum4'3. Ben lungi dalfessere speculazioni fantastiche, insomma, le
varie elaborazioni lulliane della teoria dei gradi sembrano inserirsi per-
fettamente al livello delle piii avanzate discussioni medico-filosofiche del
suo t e m p o 5 .


47. LPM, p. 770: "Convenit quod medicus sciat per mixtionem medicinarum
simplicitrm et herbarum augmentare. diminuere et aequalificare alios gradus cum aliis et
sciat principiare et cognoscere principium, medium et finem graduum et convenit quod sciat
differentiare, concordare et contrariare gradus ad invicem tali modo quod sua artificialis
operatiu et operatio naturalis ad conservandam sanitatem et destruendam infirmitatem
conveniant et concordent".


48. LULLO. Ars compendiusu inveniendi veritatem, in Opera Omnia. I, pp. 435, 437).
49. MC VAUGH. The Development, pp. 90-100.
50. Lullo ottiene particolare rilievo,fra gli autori che trattarono de gradibus, nelfopera


quattrocentesca di Antonio Ricart. J.M. DUREAU-LAPEYSSONNIE. Loeuvre d'Antoine
Ricart, medecin catalan du XV siicle; in G. BEAUJOUAN, Y. POULLE-DRIEUX, J.M.
DUREAU-LAPEYSSONNIE, Medecine humaine et veterinaire a la fin du Moyen Age.
Geneve-Paris 1966, pp. 169-364. Ricart, che dice di aver studiato Ie dottrine di Lullo a
Lerida (p. 220), nel suo Compendium secundi operis riassume cosi la teoria dei gradi:
"Opinio Raymundi Lulli coligit numeros porcionum per quantitates elementorum, et dicit
elementa habere certam circulationem, quibus possunt coniungi, et quod nullus elementum
habet nisi unam quantitatem propriam, et sic graduat elementa per numeros; ponit ergo in
medicinis simplicibus quatuor gradus medicinarum, intelligens quod aliqua complexionata
habent de igne 4 gradus, aliqua 3, aliqua 2, aliqua unum.e t quod, uno elemento dominanti
in complexionato sub ratione certi gradus, verbi gratia quarti, tunc alia tria elementa
necessario sunt gradata in illo mixto sub mensuris et quantitatibus limitatis; ita quod
mixtum calidum in 4° habet 4 gradus ignis et sic 3 de terra, 2 de aere, unum de aqua et sic
de aliis, ita quod ignis in hoc complexionato dividit se in 7 puncta, et ex quibus dat tria
terre, duo aque, unum aeri et retinet unum punctum simplex ut salvetur eius species in esse
simplici; sic pariter intellige de ceteris gradibus suo modo: ratio est quia, si ignis dominatur


16




LE OPERE MEDICHE Dl LULLO 21


11 forte interesse di Lullo per la scienza medica, se ebbe come frutto
primario la sua partecipazione e la sua tesi personale nelle discussioni
sulla teoria dei gradi, mostra per6 la presenza e fassimilazione di letture
riguardanti altri campi della medicina. Si potra allora pensare, sulle
tracce di studi r ecen t i 5 1 , che 1'illuminazione sul Monte Randa sia stata
principalmente fintuizione della possibilita di servirsi del materiale
offerto dalle scienze della natura per coniare una nuova teologia e
soprattutto una nuova apologetica, arricchendo e innovando la teoria
bonaventuriana dei vestigia?52 Dalla quantita delle fonti impiegate nei
testi medici si deve comunque supporre che Lullo, nei circa dieci anni
intercorsi fra f "illuminazione" e la stesura dei Libri principiorum. si sia
dedicato alla lettura attenta delle opere scientifiche (in particolare medi-
che) tradizionali e di quelle che piu di recente avevano raggiunto gli
ambienti culturali iberici e provenzali; e che facendo capo a Montpellier
abbia rivolto i suoi studi alla medicina la dominante, non tanto perche
volesse diventare un medico, quanto perche cercava una base scientifica
per sviluppare utfapologetica nuova, rivolta non solo agli ambienti delle
corti e delle scuole cristiane, ma anche a scienziati e dotti mussulmani ed
ebrei. Solamente nella teoria dei gradi Lullo utilizza sul piano puramente
scientifico queste teorie; il resto della sua opera medica e una rielabora-
zione pura e semplice di temi tradizionali, fatta usando il linguaggio e le
figure delfars e sviluppando le possibilita offerte dalla medicina per una


in 4° , oportet aquam, que ei opponitur, esse in minimo numero sive quantitate scilicet
unitate, et quia ignis plus concordat terre, eo quod ab ea recipit siccitatem, ideo debet esse
siccum in 3° et quia siccitati opponitur humiditas, ideo aer debet esse in 2° et sic ultra
procedit de gradu in gradum. Preterea dividit gradum unum in quatuor puncta et quatuor
gradus in 16 puncta. quorum porportiones, suppositis suis principiis, possunt in tabulis sub
istis terminis designari". Ricart non accetta la dottrina di Lullo, cui muove numerose
critiche sia in questopera, sia nel De quantitatibus et proportionibus humorum (Ibidem, pp.
224, 225ss. 321). Nicolaus Pol conosceva 1'opera del Ricart e ne possedeva un manoscritto
oggi segnato S. Candido, VIII c 14.


51. Quando F.A. Yates parla di esemplarismo elementare e pone 1'accento sulla
centralita delle opere naturali nella filosofia lulliana, avanza 1'ipotesi che le verita naturali
siano da Lullo considerate uno dei mezzi pili efficaci per dimostrare mediante rationes
necessarias le verita di fede: la decima distinzione del LPM, "Metaphora", offre in effetti
una serie di esempi assolutamente calzanti (YATES. The Art of Ramon Lull, p. 251). La
filosofia naturale. base di questo genere di apologetica, era elemento comune delfarea
culturale mediterranea, accetta quindi a cristiani, musulmani ed ebrei. Cfr. PRING MILL.
El Microcosmos lul.lia. Palma de Mallorca 1961; M. BATLLORI. Introducio a RAMON
LLULL. Obres essencials. 2 voll., Barcelona 1957.


52. Un testo fin qui mai messo in luce a questo proposito e nella sopracitata Petitio
Raymundi (cfr. n. 1), p. 6%: "Hoc pro tanto dico quod bonum esset, quod dominus papa et
reverendi domini cardinales ordinarent cum praelatis, quod nulla philosophia legeretur
contra theologiam, sed legeretur philosophia naturalis, quae concordet cum theologia, quae
philosophia esset vera et necessaria ipsa existente ordinata et constituta ex principiis veris et
necessariis in prima, secunda et tertia distinctione significatis et cum tali vera philosophia
omnes falsae philosophiae destrui possunt".


17




22 M. PEREIRA


lettura analogica di altri livelli della realta, fra cui l'oggetto della specu-
lazione teologica. Lul t ima parte del LPM, la decima distinzione "De
Metaphora", mette bene in evidenza questo fatto. Dopo aver infatti
enunciato che "Metaphora significat unam rem pro alia" Lullo usa vari
argomenti medici per introdurre per analogia altri esempi di cure o
concetti paralleli di filosofia naturale, ma anche la dimostrazione di
precetti morali e addirittura di d o g m i 5 3 .


E' caratteristico dello stile di Lullo che egli taccia il nome degli
autori cui si ispira: ma 1'esplicita menzione che egli fa di quelli con cui
polemizza apre uno spiraglio entro la sua biblioteca medica; a parte i
cenni a Pietro Ispano, nella quinta distinzione del LPM, cap. XIV ("De
modo investigandi gradus medicinarum secundum dicta authorum et
principia naturalia") discute infatti le teorie sui gradi delle medicine di
Avicenna e di due medici legati alfambiente salernitano, Matteo
Plateario (XII sec.) e Costantino Africano (XI sec). Lullo polemizza deci-
saniente con le affermazioni degli autori citati e le giustappone per
niostrare come esse, contraddicendosi, privino di solido fondamento la
ptir necessaria teoria farmacologica dei gradi:


Dicta authorum inter se possunt esse contraria; principia
vero naturalia non possunt contrariari naturae. Unde, cum
inter antiquos reperiantur diversae opiniones in qualitati-
bus et complexionibus herbarum et medicinarum simpli-
cium, ideo oportet investigare, quae dicta ipsorum melius
conveniunt cum principiis naturalibus, et quae illis sunt
contraria; et postea convenit affirmare secundum conditio-
nes istius artis ea dicta, quae melius conveniunt cum
principiis naturalibus (LPM, p. 788).


La sua critica sembra fondata; il Mc Vaugh ha constatato che i medici
occidentali avevano ricevuto la teoria dei gradi, di origine galenica, in
forma frammentaria e in rielaborazioni confuse, che determinarono, verso
la meta del XIII sec , 1'esigenza di una razionalizzazione di queste
nozioni, la quale culminera nel De gradibus di Arnaldo da Villanova,
contemporaneo di Lu l lo 5 4 . Per dar corpo alle proprie osservazioni critiche
Lullo cita alcuni passi dei tre a u t o r i 5 5 : da questi risulta che egli conosce-
va almeno in parte il Canone di Avicenna, testo che nelle scuole
(principalmente a Montpellier, citta con cui Lullo ebbe molti contatti


53. Si vedano ad esempio i paragrafi: 4-Incumationis. S-Unitatis et Trinitatis Dei.
\0-Temperamenti et productionis in Deo et Incamationis ecc.


54. MC VAUGH. The Development. pp. 5-8, 13ss (cap. I, "The conceptual background
of medieval pharmacy").


55. Si confrontino le citazioni di Lullo con i testi di Avicenna ILibri Canonis quinque.
in AVICENNA. Libri in Re Medica omnes qui hactenus ad nos pervenerunt. Venetiis 1564),
Matteo Plateario (Circa instans, Lugduni 1512) e Costantino Africano (De gradibus quem


18




LE OPERE MEDICHE DI LULLO 23


durante tutta la vita) in quegli anni cominciava a sostituire il gia vecchio
corpus di testi medici raccolti ndYArticella. Tuttavia sia il modo in cui la
teoria degli humores e sviluppata da Lullo (egli esclude, come si e gia
visto, il temperamentum) sia la differenza fra la schematizzazione lulliana
e la minuziosa complessita e abbondanza di materiale offerta dal Canone,
portano a dubitare che egli abbia scelto a suo modello il medico arabo.


E' stato fatto osservare da alcuni come la teoria dei gradi degli
elementi e degli umori elaborata da Lullo sia notevolmente vicina a quella
di Ave r roe 5 6 (questo fatto permette di formulare una stimolante
domanda: Lullo avrebbe utilizzato proprio un materiale legato al rappre-
sentate della tradizione filosofica islamica piu noto in occidente, forse per
portare le proprie rationes necessariae su un terreno praticamente
inattaccabile dagli awersari?). In effetti la teoria dei gradi elementari
com'e esposta nel Colliget collima com quella lu l l i ana 5 7 . Ma e anche
possibile che Lullo si sia accostato alle teorie mediche di Averroe sulla
scorta delfesposizione abbreviata dei principi della medicina nei Cantica


vocant simplicium liber, in CONSTANTTNI Opera, Basileae 1536). LPM, pp. 788-9:
"Avicenna dicit, quod in agno casto est A in primo gradu, B in secundo; Platearius vero
scribit quod A B in ipso existunt in tertio gradu... Avicenna dixit, quod in argento vivo
existunt C D in secundo, vel in tertio gradu, Platearius autem ponit in ipso existere C in
quarto gradu; alii vero authores illud ponunt in quarto gradu de C D...Avicenna dixit, quod
aristolochia est in tertio de A, et in secundo de B; Platearius autem scribit, quod est in
secundo de A... Cum Avicenna et Platearius sint concordes, quod in Balsamo sit A B a
praedominio in secundo gradu, ideo tenere debemus...Item Avicenna dixit, quod in fumo
terrae dominatur D in primo gradu, et B in secundu; Constanti(n)us autem dicit, ipsum esse
frigidum et siccum, non ponendo gradum; Platearius vero posuit, in ipso dominari A in
primo gradu et B in secundo". Cfr. Avicenna, II, 2, p. 256: "De agno castc .Natura:
Calidus in primo, siccus in secundo; II, 2 p. 256: "De argento vivo... Natura: est frigidum et
humidum in secundo"; II, 2 p. 258: "De aristolochia...Natura: omnes species eius sunt
calidae ad tertium pervenientes, siccae in secundo"; II, 2 p. 268: "De balsamo... Natura:
eius lignum est calidum et siccum in secundo; et ipsius semen est calidius eo parum; et
oleum eius est calidius utriusque, et est in principio tertii calidum..."; II, 2 p. 308: "De
fumo terrc.Natura: Dicitur quod est frigidus in primo, siccus in secundo". Cfr. Plateario, f.
XVIr "De aristoiogia: Aristologie diverse sunt species, longa et rotunda. Utraque calida est
et sicca in secundo gradu"; f. XIX v "De fumo terre: Fumus terre calidus est in I gradu,
siccus in secundo": f. VHIr "De balsamo: Oppobalsamum succus balsami est, et
potissimam habet vtrtutem dissolvendi et consumendi; est calidum et siccum in secundo
gradu". Molte piante sono definite da Constantino Africano secondo lo stesso grado
adottato da Lullo: aristolochia (p. 356). balsamus (ivi), anisum (p. 376), sinapis (p. 386): e
curioso percib che 1'unica dis"cordanza sia sul fumus terre, di cui Lullo dice che Costantino
"aliquem gradum inter A B non definivit", mentre nel De gradibus si dice: "Fumus terrae
calidus in primo gradu, siccus in secundo" (p. 351).


56. MC VAUGH. The medieval theory, p. 72; DUREAU-LAPEYSSONNIE. Loeuvre
d'A. Ricart, p. 223ss.


57. AVERROIS CORDUBENSIS Coliiget libri VII. in ARISTOTILIS Opera cum
Averrois Commentariis, X. (Venetiis apud Iunctas 1562) ff. 121v-132v; MC VAUGH. The
Development, "Appendix 2", p. 307 ss. ripubblica i due capitoli citati; cfr. IDEM, The
medieval theoty. pp. 73-85.


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24 M. PEREIRA


di Avicenna, che Averroe aveva commentato correggendo alcune opinioni
avicenniane ed inserendovi larghi tratti della propria teoria sugli elementi
e sui fondamenti della medic ina 5 8 . Quest 'opera venne t radot ta da
Armengaud Biaise a Montpellier verso il 1280; gia nel 1278 veniva citata
da Ramon Marti, che ne leggeva il testo in a r a b o 5 9 ; poiche Lullo non
aveva difficolta a leggere questa lingua, e il testo era evidentemente in
circolazione in ambienti vicini a lui, non e da escludersi che anch'egli se
ne sia servito, utilizzando per la propria battaglia culturale proprio le
armi fornite dalfavversario.


II commento di Averroe ai Cantica arricchisce quest 'opera di riferi-
menti e ne amplia il discorso, mostrandone le basi razionali e i logici
sviluppi: piu che alla base empirica della medicina Averroe & interessato
alla teoria medica e a quella elementare che nel sistema galenico ne b il
fondamento. Tutta 1'operetta si sviluppa secondo lo schema classico
utilizzato anche nella prima brancha delfalbero medico nel LPM.
Averroe si distacca recisamente dal pensiero di Avicenna e mostra
samiglianza con gli sviluppi lulliani, specialmente quando commenta le
proposizioni 14-26 della prima parte dei Cantica, sviluppando con
ampiezza la teoria delle complessioni e negando 1'esistenza di una
complexio temperata:


Sunt autem quidam opinati quod hec complexio sit
secundum opinionem Galeni complexio hominis tempera-
tam complexionem habentis, idest quod quatuor qualitates
complectuntur in eo equaliter aut prope equalitatem...
Ostensum est autem in naturalibus quod equale, in quo
partes elementorum componuntur equaliter, sit prohibitum
et impossibile invenire 6 0 .


Averroe abbraccia invece Ia teoria della qualita d o m i n a n t e 6 1 ; anche a
proposito dei sintomi delle malattie troviamo nei Cantica e nel commento
elementi analoghi a quelli usati da Lullo nel LPM e altrove; soltanto per
1'elenco dei medicinali semplici (pars II, propp. 19-31) non turti gli
esempi addotti da Lullo nel cap. XIV del LPM ritrovano corrispondenze
precise, ci6 che denota senza alcun dubbio la sua lettura almeno parziale
delfopera maggiore di Avicenna. Quanto alle dottrine di Averroe, Lullo
potrebbe averle apprese anche leggendo i commenti ad Aristotele, in
particolare quello al De generatione et corruptione&2; tuttavia e da


58. Canlicorum Avicennae cum commento Averrois translatio. in ARISTOTILIS Opera
cum Averrois. Cfr. VERRIER. Etudes, I, pp. 61-70.


59. VERRIER, Etudes, I, p. 70.
60. Canticorum Avicennae, I 19, f. 224 r-v.
61. Ibidem, I 22, ff. 224 v - 225 r.
62. ARISTOTELIS De generatione et corruptione cum Averrois Cordubensis media


Expositione, in Opera, V; II, 3 cap. 1, f. 382r-v.


20




LE OPERE MEDICHF. Dl LULLO 25


considerare che i testi medici circolavano ampiamente a Montpellier, ed
erano oggetto di attenzione e di discussione particolari.


Lullo cita esplicitamente due soli altri autori: Matteo Plateario e
Costantino Africano; i loro nomi mostrano che egli ha attinto anche alla
tradizione sa le rn i t ana 6 3 ; fra le opere di Matteo usa la piu famosa, il
Circa instans, che occupa un posto rilevante fra gli antidotari del XII
s e c . 6 4 . L'altro autore citato, Costantino Africano, nelfXI sec. per primo
introdusse elementi della medicina araba nella cultura medica latina,
insegnando per breve tempo nella scuola di Salerno e diffondendo coi
suoi libri le nuove teorie mediche dal convento di Monte Cassino, dove
svolse la maggior parte della propria attivita di scr i t tore 6 5 . L'importanza
di Costantino Africano per gli sviluppi della medicina in occidente e
legata soprattutto alle sue traduzioni di opere arabe, usate anche nella
scuola di C h a r t r e s 6 6 , e alla diffusione di alcune teorie fra cui la dottrina
dell 'elementatum, che sembra la base concettuale su cui si innesta la
teoria dei gradi degli elementi: elementatum b infatti ogni corpo in
quantd composto; semplici sono soltanto gli elementi puri, che non si
identificano per es. con la terra che calpestiamo e c c . 6 7 . La teoria dei
gradi degli elementi si pone cosu sul piano concettuale, come una
precisazione delfidea di elementatum ottenuta determinando quantitati-
vamente le parti di elementi semplici che entrano in ogni composto; su
questa base e anche possibile estendere la teoria dei gradi a tutti i corpi
elementari composti, e non solo alle erbe medicinali. II testo in cui
Costantino espone la propria dottrina e il De gradibus quem vocant
simplicium liber66, in cui passa in rassegna le opinioni tradizionali
sulfargomento e contesta su base empirica la possibilita della complexio
aequalis o t e m p e r a t a 6 9 . Della lunga lista di piante descritte da
Costantino numerose compaiono anche nelle opere di Lullo, definite con


63. Matteo Plateario, in S. DE RENZI, Storia della Scuola medica di Salerno, Collectio
Salemitana. Napoli 1852-9, I, p. 161ss.; KRISTELLER. The School of Salerno. Ils
Development and Contributions to the History of Learning. Bull, of the History of
Medicine, 12 (1945) pp. 512-3. (rist. in Studies in P. rxtissance Thought and Letters. 2nd
ed., Roma 1969). Costantino Africano, in DE RENZI, Storia della Scuola, I, p. 165ss;
KRISTELLER. The School of Salerno. pp. 508-10; THORNDIKE, A History. I, pp. 742-60.


64. Cfr. MC VAUGH. The Development, pp. 8, 13-14.
65. Non ci sono motivi per dubitare che il "Constantius" citato nel LPM sia Costantino


Africano; cfr. PLATZECK, II, p. 200.
66. T. GREGORY. Anima mundi. La filosofia di Guglielmo di £<>:?ches e la Scuola di


Chartres. Firenze 1955, pp. 152, 204-62.
67. Cfr. TH. SILVERSTEIN. Elementatum. Medieval Studies, 16 (1954).
68. CONSTANTINI Opera, p. 342ss.
69. COSTANTINO. De gradibus, p. 342: "Unde dicimus quod antiqui complexionem


medicinae in quatuor divisere partes, quae vocantur gradus. Nam omnem medicinam
dixerunt aut in primo gradu, aut in secundo, aut in tertio, aut in quarto manere". Esclusa


21




26 M.PEREIRA


il medesimo grado e le medesime caratteristiche; e curioso tuttavia che
1'unica citazione esplicita di Costantino nel LPM non corrisponda
esattamente al testo (cfr. supra, n. 55).


E' probabile che il debito di Lullo nei confronti della scuola di
Salerno non si esaurisca nelle fonti che cita esplicitamente: soprattutto il
fatto che le opere mediche e filosofiche successive al LPM sviluppano un
gran numero di questioni naturalistiche e mediche fa pensare a un
rapporto diretto o indiretto con la tradizione delle questkmes sa-
l e rn i t ane 7 0 .


Se il legame di Lullo con la scuola di Salerno e riconducibile alla
lettura di alcuni testi, il rapporto con Montpellier e certamente piu
diretto e importante. Abbiamo gia visto che 1'unico elemento della
medicina medievale cui Lullo da un apporto originale e la teoria dei gradi
degli elementi, che aveva il suo massimo sviluppo nelle discussioni di
Montpellier. ln questa citta, che era legata culturalmente e politicamente
alla corona d'Aragona, si era sviluppata una fiorente scuola medica
legata ad ambienti colti ebraici, che fiori appunto durante gli anni della
vita di L u l l o 7 1 ; si avvicendavano sulle cattedre della scuola medici della
statura di Arnaldo da Villanova, Bernard Gordon, Armengaud Blaise, e il
nostro catalano ebbe certamente occasione di conoscerli durante i nume-
rosi periodi di permanenza in quella citta. Non sembra che egli abbia
frequentato la facolta medica come studente ne come docente, ma
durante le sue visite a Montpellier deve aver conosciuto e discusso certi


la possibilita ctella complessione temperata, che "in composito corpore sensualiter inveniri
non potest" (p. 343), Costantino afferma che ogni corpo e composto non di una sola qualita
elementare, ma in misura diversa di tutte quante: "Unde corpus, quod dicitur calidum aut
frigidum non intelligitur aliarum expers qualitatum. Norneti enim ab ea quae ei dominatur
illi attribuitur. At quoniam intentio medicorum est humana corpora in sanitate custodire et
inlirma curare, et hoc absque cibis et medicina nequit tieri, et cibus et medicina sunt
corpora de quatuor elementis composita, oportet primum. cibariorum et medicinarum
qualitates cognoscere, ut quaedam corpora temperamentum transgredientia cum medicinis
curentur oppositis" (p. 343). La gradazione delle medicine viene stabilita mediante la
valutazione deH'effetto sensibile che esse producono sul corpo umano. Costantino rinvia tra
gli altri ad Aristotele. Galeno, Giovanni Damasceno, Costa ben Luca.


TJ. B. LAWN. / quesiti salernitani. Tr. it. Napoli 1968. '
71. II piii accurato resoconto storico sulla facolta medica di Montpellier e ancora oggi


quello di J. ASTRUC. Memoires pour servir a Ihistoire de la Faculte de Medecine de
Monlpellier. Paris 1767. I pp. 6-15, 26-30 e passim. Alcune utili annotazioni sul curriculum
degli studenti a Montpellicr offre V.L. BULLOUGH. The Development of Medicine as a
Profession. The Contrihution of the Medieval University to Modem Medicine. Basel-New
York 1966. (Dopo che questo articolo era gia stato completato, e apparso 1'interessante
lavoro di J. GAYA, El ambiente cientifico de Montpellier en el siglo XIII y XIV. Estudios
Lulianos. XXI, (1977) 59-65, che arricchisce significativamente i termini del rapporto fra
1'opera lulliana c la scuola medica di Montpellier.)


22




LE OPERE MEDICHH Dl LULLO 27


temi, come quelli della composizione delle medicine, o Xhitmidum
radicale72.


E' questo un altro argomento in cui la pratica medica si awicina alle
discussioni di filosofia naturale: 1'humidum radicale e infatti uno degli
umori secondari concepiti per spiegare la forma e 1'organizzazione della
materia vivente, a partire dai quattro umori fondamentali della medicina
galenica; con esso si vuole in genere spiegare il rapporto fra generazione,
nutrimento e diminuizione delle facolta vitali (diminuizione naturale nella
vecchiaia, ma anche provocata da certi tipi di febbre). II concetto di
humidum radicale, che e di formazione molto antica, era stato largamen-
te sviluppato nel Canone di Avicenna 7 3 , ed ebbe grande importanza nella
discussione sulla febbre e sulf invecchiamento fra i medici di Montpellier
finche, com'era successo a proposito dei gradi delle medicine, Arnaldo da
Villanova non sistematizzo fintera questione in un'operetta del 1308, il
Libellus de humido radicali1*. Nel LLPE (pp. 24-25) Lullo risponde alla
domanda, se 1"humidum radicale pu5 essere ripristinato: la sua risposta,
negativa, ij estremamente poco articolata e nasconde la fonte del suo
pensiero: tuttavia il fatto che egli possa aver formulato (o che gli sia stata
rivolta) questa domanda mostra che egli era, o era ritenuto competente in
un argomento di estrema attualita per i medici. In realta egli aveva
sviluppato uifampia trattazione del fhumidum radicale nel Liber chaos:
fra le operazioni cui Xhumidum radicale presiede Lullo enumera 1'innesto
delle piante, la generazione e il nutrimento degfi animali e degli uomini,
ma in quest 'opera il suo occhio e rivolto piu alle questioni di filosofia
naturale che alla medicina. L 'humidum radicale viene cosi considerato
come il veicolo che trasmette la vita dal primo grado del caos agli oggetti
particolari:


Omnia humida radicalia in virtute primi chaos creata
sunt... species enim humidi radicalis existit in particula-
ribus, primo chaos existente subiecto e o r u m 7 5 .


E' probabile che fambiente di Montpellier abbia influito anche sulf
acccttazione lulliana della medicina astrologica: non solo infatti Arnaldo


72. Risale forse all'ambiente di Montpellier la presa di posizione di Lullo a proposito
della ricetta tradizionalmente conosciuta come Benedicta (cfr. MC. VAUGH. The Develop-
ment, p. 42 n; LPM. p. 771).


73. T.S. HALL, Life, Death and the Radical Moisture: a Study of Thematical Pattern
in Medieval Medical Theory, Clio Medica, 46 (1971) 3-23. Hall parla anche di Lullo (pp.
10-11), riferendosi tuttavia non agli scritti medici ma al Liher principiorum philosophiae.
dove il concetto di humidum radicale appare nella sezione dedicata al suhiectum Q
ICompositio). Cfr. anche P. H. NIEBYL. Old Age, Fever and the Lamp Metaphor. Journal
of the History of Medicine and Allied Sciences, 25 (1971). La diffusione dell'idea di
humidum radicale a Montpellier e studiata da MC VAUGH. The humidum radicale in
thirteenth century medicine. Traditio, 30 (1974) 259-83.


74. MC VAUGH. The humidum radicale, pp. 276-280.
75. LULLO, Liber Chaos, in Opera Omnia. I, pp. 290-2.


2 3




28 M.PEREIRA


da Villanova, ma anche altri medici nello stesso periodo a Montpellier
indagavano il legame degli astri con 1'insorgere delle malattie e la
somministrazione dei f a rmac i 7 6 . Ho mostrato altrove la vicinanza che
esiste fra alcuni aspetti dell'astronomia lulliana e il De iudiciis, testo
astrologico-medico di A r n a l d o 7 7 . E' comunque un fatto che il LRSI, in
cui il legame fra medicina e astrologia e assunto come base di una visione
complessiva della natura e delfuomo, sia stato composto proprio a
Montpellier, e segni in certo modo il risultato ultimo della riflessione
scientifica di Lullo.


Collegare Lullo alla facolta medica di Montpellier significa anche
porsi la questione dei suoi rapporti con Arnaldo da Villanova: 1'argomen-
to e stato stiorato spesso, ma mai approfondito dai biografi dei due
personaggi 7 8 . In realta i dati su cui lavorare non sono molti: fra i due
catalani un solo incontro e documentato, nel 1308, per parlare di
questioni politiche, non scientifiche 7 9 ; per6 molto presto, nel XIV sec ,
era in circolazione la leggenda che voleva Lullo in Italia, apprendista
dell'arte alchemica dallo stesso A r n a l d o 8 0 . I testi medici dei due autori
mostrano spesso interessanti parallelismi; ma ritengo che siano ricondu-
cibili esclusivamente alfintluenza dell' ambiente culturale comune, perch6
un'analisi rawicinata mostra come, alle stesse domande, i due abbiano
dato risposte diverse, servendosi di fonti d ivergent i 8 1 . Del resto la
cronologia degli scritti medici di Arnaldo non consente di considerarli
fonte ne occasione polemica dei primi e piu sostanziosi trattati medici di
Lul lo 8 - ; e 1'interesse di quest'ultimo, tutto volto alla razionalizzazione,


76. L'esposizione piu vasta e sistematica dei temi medico-astrologici e contenuta nelle
opere di Arnaldo da Villanova (in particolare il De iudiciis), ma egli non era isolato: basti
fare i nomi di Bernard Gordon e, pochi anni piii tardi, di Guy de Chauliac.


77. PEREIRA, 'Ricerche intorno al Tractatus', pp. 183-4.
78. PLATZECK, I, pp. 23, 29, 33, 37; CARRERAS Y ARTAU. Historia, II, 31;


BATLLORI. Ramon Ltull en el mon del seu temps. Barcelona 1960; J.A. PANIAGUA.
Estudios v notas sobre Arnau de Vilanova. Madrid 1963 p. 62 ss.


79. PANIAGUA. Estudios y notas. p. 62; H. FINKE. Acta aragonensia, 3 voll. Berlin
Leipzig 1908-22. II, pp. 878-9; PLATZECK, I, p. 33.


80. CARRERAS Y ARTAU. Historia, II, pp. 46-7. Considerazioni interessanti sul
rapporto fra Lullo e Arnaldo a proposito dell'alchimia venivano svolte da A. Pasqual in
un'opera oggi introvabile a! di fuori delle biblioteche iberiche: Descubrimiento de la aguja
nautica... Madrid 1789, ma riassunta e utilizzata da J. De Luanco (cfr. n. 85).


81. Si veda come esempio la discussione sui gradi delle medicine, nata nello stesso
ambiente ma approdata a risultati diversi; Arnaldo si serve del De gradibus di Al-Kindi
dove Lullo usa Averroe, dando una formula del tutto diversa dei composti (MC VAUGH.
The Development. cap. IV e V). Una posizione divergente da quella lulliana e assunta da
Arnaldo anche a proposito deWhumidum radicale (IDEM, The humidum radicale. pp.
279-282).


82. Secondo il Mc Vaugh (The Development, p. 78ss) le prime opere mediche di
Arnaldo risalgono agli anni intorno al 1290, mentre lo Speculum medicinae sarebbe stato
composto fra il 1305 e il 1308. Cfr. PANIAGUA. Estudios y notas, pp. 6-10.


24




LE OPERE MEDICHE DI LULLO 29


anzi alla riduzione a schema combinatorio (che poi in realta significa
impoverimento) di un materiale ricco quanto farraginoso ereditato dalla
tradizione medica, ha un riscontro soltanto parziale con 1'attivita di
Arnaldo: se infatti parte delfopera di questi gli conferisce a buon diritto
il titolo di filosofo83, non va dimenticato che egli esercit& la professione
medica e scrisse numerosi trattati in cui 1'interesse sistematico cede a
quello prevalente di curare e guarire con metodi efficaci, anche se non del
tutto razionalizzabili nei termini della ragione scolast ica 8 4 .


Lullo non fu dunque, nemmeno per le opere mediche, allievo di
Arnaldo: tanto meno poteva esserlo per 1'alchimia, scienza cui si mostr&
sempre contrario, che non pratic& mai, e di cui forse solo occasional-
mente ammise la possibilita t eo r i ca 8 5 . Perche dunque, su quali basi nasce
la leggenda di Lullo alchimista? Credo che una risposta rigorosamente
storica debba ipotizzare un legame dei primi alchimisti pseudolulliani
con ambienti legati alferedita arnaldiana: spirituali e fraticelli catalani,
fra i quali la pratica delfarte trasmutatoria era ampiamente diffusa.
Lullo stesso, negli ultimi anni di vita, aveva avuto contatti con i frances-
cani spirituali, almeno alla corte di Federico I I 8 6 ; nella sua qualita di


83. MC VAUGH. The Development, p. 89xx.; cfr. la diversa opinione dei CARRERAS
Y ARTAU. Historia, I. pp. 216-7.


84. PANIAGUA. Arnau de Vilanova. m&dico escolistico. Asclepio, (1966-7) 517-532.
Sulfaspetto empirico della medicina di Arnaldo v. le ricerchedi P. Diepgen, in particolare
la raccolta Medizin und Kultur. Stuttgart 1938.


85. Contra vjiistoire Litteraire de la France, XXVIII p.45. Ancor oggi fondamentale
per una considerazione d'insieme delTatteggiamento lulliano verso 1'alchimia e J.R. DE
LUANCO. Ramon Lull (Raimundo LulioJ considerado como alquimista. Barcelona 1870;
questi ritiene che Lullo dia giudizi esplicitarnente severi sugli alchimisti solo in opere
posteriori al 1285. In effetti quello di Lullo sembra piu spesso un atteggiamento di
scetticismo che di condanna, tranne nel famoso passo de! Felix, VI, 4 (cfr. A. LLINARES.
Lidee de nature et la condemnation de Valchemie dapres le livre des merveils de R.L.; in
La filosofia della natura nel Medioevo, Atti del 3° Congr. lnt. diFilosofia Medievale. Firenze
1964.) Tuttavia va ricordato che anche rispetto ah"astronomia Lullo ha talvolta parole molto
dure (per esempio nella Doctrina puerit) e scrive il suo Tractatus novus de astronomia per
smascherare gli astrologi falsi e ingannatori. E' certo che Lullo non praticb ne scrisse
alcunche d'alchimia: prima degli storici moderni 1'aveva ben visto il Pasqual che nelle
Vindiciae (I p. 438) mise in rilievo come nella bibliografta lulliana non ci sia spazio per le
opere alchemiche. Tuttavia in alcuni testi egli mostra un atteggiamento quanto meno pos-
sibilista: cfr. Tractatus, III cap. "De Cancro, Venere, Mercurio et Luna" (ms. Edinburgh,
Univ. Borland 127, ff. 37v-38r):" Cum Cancer, Venus, Mercurius et Luna sibi invicem
obviant, tunc faciunt hanc ftguram D D D, et D fortunam habet tripliciter; item quadrupli-
citer ratione Mercurii qui est planeta convertibilis, et ideo D est in maiori bona fortuna in
qua possit esse, et hanc constellationem multum diligunt alchimistae, quia in ipsa argentum
vivum bonam habet fonunam. et color albus similiter". Cfr. LRSI. in LULLO, Opera medi-
ca (2) p. 39.


86. PLATZECK, I, p. 38; ma anche a Montpellier, a Parigi e in Italia Lullo era stato a
Contatto con esponenti del movimento dei francescani spirituali (Ibidem, p. 22-23;
HILLGARTH. Ramon Lull, pp, 52-6; CARRERAS Y ARTAU. Historia, I, pp. 245-7, 254).


2 5




30 M. PEREIRA


terziario francescano si trovava addirittura all'interno di questo ambiente,
ed e certo che ebbe rapporti con il famoso generale dell'ordine, Ram6n
Gaufredi , autore del trattato alchimistico Libellus de sole et luna,
annoverato da Littre e Haureau fra le opere pseudoepigrafe lu l l i ane 8 8 . In
anni precedenti Lullo si era anche trovato in contatto con un'altra
singolare figura di francescano, quel Bernard Delitieux cui lTnquisizione
albigese imptito come capo d'accusa di possedere testi negromantici e lul-
l i a n i 8 9 . Non i> dunque impossibile che il nome e le teorie di Lullo siano
stati utilizzati da personaggi legati a questo ambiente, anche in anni
relativamente vicini alla sua morte, o addirittura mentre era ancora in
vita.


A colui che per primo ha accostato il nome di Lullo alfarte
alchemica non era certo sfuggita la gamma di possibilita che Yars lulliana
e le sue applicazioni mediche in particolare offrivano alfalchimista. E'
certo che il Testamentum utilizza molti dei temi filosofico-naturali
elaborati da Lullo nel Liber chaos e in opere mediche; ed il Tractatus de
quinta essentia, il primo testo alchemico certamente dovuto a un seguace
di Lulk). e in larga misura debitore ai suoi testi medici che d'altronde cita
esplicitamente, e di cui ripropone le intenzioni di rinnovamento della
scienza , altrettanto che a Lullo tuttavia 1'autore della Quinta essentia


87. HILLGARTH. Ramon Llull. pp. 53-5.
88. Histoire Litteraire de la France. XXIX, 381; XXVII p. 121.
89. P.E. LONGPRE Lulle; in Dictionnaire de Theologie Catholique. X, col. 1082.


Delitieux, sospettato di conoscere e praticare 1'arte alchemica, era stato in contatto con
Arnaldo da Villanova: B. HAUREAU. Bernard Delicieux el ilnquisition albigeoise
11300-1320). Paris 1877, p. 8. Nell'interrogatorio sostenuto dinanzi all'Inquisitore Bernard
dichiarb di aver ricevuto in dono da Lullo una raccolta dei suoi scritti," Vade mecum...per
quem librum potest haberi scientia respondendi ad omnes quaestiones". Non si tratta del
testo pseudolulliano alchemico dallo stesso titolo; abbiamo infatti una descrizione precisa
della raccolta che comprendeva: "Tabula generalis ad omnes scientias; Propositiones super
principiis scientiarum; Libellus in quo probantur articuli jidei catholicae per necessarias
rationes; et Capitulatio dictae tabulae cum problematibus quarundam quaestionum, quae
solvuntur secundum modum tabulae." (M. DE DMITREWSKI. Fr. Bernard Delicieus
OFM. Sa lutte contre Ylnquisition de Curcussonne et d'Albi. Son Proces 1297-1319. Archi-
vum Franciscanum Historicum. 17-18 (1924-5). 1 brani riportati si trovano in Arch. Franc.
Hist. 18. p. 7.


90. Gli studiosi della tradizione alchemica pseudolulliana raggruppano in genere il De
quinta essentia col Testamentum IHLF XXX, pp. 271-282; CARRERAS Y ARTAU.
Historia, II, p. 45ss; THORNDIKE, A History. IV. p. 13ss.). Sulla base di un esame delle
due opere, su cui ho intenzione di tornare in seguito. ritengo invece che pur essendo molto
vicine nel tempo, la loro origine si alquanto diversa; il Testamentum sembra opera di un
alchinnsta di larga cultura e molto interessato alla pratica della trasmutazione dei metalli (v.
tutta la seconda parte dellopera), che ha trovato nella filosofia naturale lulliana, e princi-
palmentc nella dottrina del "secundum gradum chaos", un'adeguata fondazione teorica per
1'alchimfa; il De quinta essentia sembra invece il tentativo di un lullista (legato alTambiente
di Giovanni di Rupescissa e percib interessato alle applicazioni mediche deWars) per usare


26




LE OPERE MEDICHE DI LULLO 31


ricorre al Libellus de consideratione quintae essentiae di Giovanni di
Rupescissa, 9 1 francescano spirituale e seguace di Arnaldo, che Ivo
Salzinger nel XVIII sec. definira 'ottimo commentatore della Quinta
essentia del maestro Raimondo' operando un rovesciamento della pros-
pettiva storica spiegabile con il tramite per cui Salzinger stesso si era
avvicinato al lu l l i smo 9 2 . Si tratta per ora solamente di uno spiraglio
aperto sulle origini dello pseudolullismo alchemico: ma la direzione
potrebbe essere quella giusta e comunque riceve una conferma nel primo
Cinquecento da uno dei rappresentanti piu importanti del Lullismo
parigino, Bernardo di Lavinheta, che incluse nella propria enciclopedia
una sezione medica composta accostando pagine di opere lulliane
autentiche (LRSI e LPM) ad ampi estratti del Libellus de consideratione
quintae essentiae, e concludendo la sua esposizione con uno dei piu famosi
e antichi testi dello pseudolullismo alchemico, la Medicina operativa93.
Lavinheta non sembra avere perplessita nelfattribuire al maestro le


nelfalchimia il vero e proprio metodo lulliano (tigure, lettere ecc) . II testo del De quinta
essentia nproduce alcune parti delfopera del Rupescissa e brani estratti dai trattati medici
lulliani, cui rinvia esplicitamente: "Valde prolixa est haec doctrina, sed sumus de intentione
plus de hac materia in praesenti non tractare, quoniam in pluribus locis plane tractavimus
de hac doctrina, ad quae te remittimus, ut est Liber principiorum medicinae. qui dicitur ur.s
inedicinae, Liber qui dicitur de levitate et ponderositate elementorum. Item liber de
regionibus sanitatis. Item liber qui dicitur doctrina de gradibus in quibus ista scientia est
satis diffusa, quia per ista quae hic diximus satis poteris de hac doctrina comprehendere".
Cito da RAIMUNDI LULLI ...De Secretis nalurae seu de Quinta Essentia liber unus, in
tres distinctiones divisus. omnibus iam panibus absolutus. Coloniae 1567, p. 71.


91. IOANNIS DE RUPESCISSA. De consideratione Quintae Essentiae rerum omiuum
opus sane egregium. Basileae 1597; sulle opere alchemiche del Rupescissa v. THORNDIKE.
A History. III, pp. 347-369. Sulfattivita del R. fra gli spirituali J. BIGNAMI-ODIER,
Etudes surjean de Roquetaillade. Paris 1952; J. POU Y MARTI, Visionarios, beguinos y
fraticelos catalanes tsiglos XIITXIV). Vich 1930. Dall'opera del Rupescissa il De quinta
essentia pseudolulliano trae gli elenchi dei semplici (pp. 39-56 delfed.cit.) c la descrizione di
molte cure speciflche (pp. 76-95; pp. 128-148).


92. I. SALZINGER. Testimonia virorum illustrium; in LULLO, Opera Omnia. I pp.
197-9: a proposito del testo del Rupescissa afferma che "ipse vero liber nihil aliud est, quam
praeclara expositio libri De Quinta Essentia (Lulli); unde perutile esse, hos duos libros simul
iunctos habere". Gli scntti pseudolultiani d'alchimia furono le prime lerture di lullismo del
Salzinger, che, partito da interessi teologici, si era accostato a Lullo tramitc 1'opera del
Lavtnheta; tali letture intluenzarono tutta la sua successiva assimilazione ed elaborazione
degli scritti del maestro (A. GOTTRON. Ledicio Maguntina de Ramon Lull. Barcelona
1915, pp. 12, 15-17).


93. LAVINHETA. Explanatio. p. 345: "Hortultis medicus secretissimus". II contenuto
(lcllopera c cosl indicato: I) LAVINHETA, Opuscula varia... ut 1) Circulus seu
Concordantia Astronomico-Medica (pp. 348-76, corr. al LRSI); 2) De modo graduandi
medicinas (pp. 402-18; estratti dal LRSl e dal LPM); 3) Chirurgia (pp. 418-27); II)
RUPESCISSA. De cura morborum vulgo incurabilium (pp. 377-92; altro titolo per il De
consideratione. di cui riporta i capp. I, 18-29 e I, 30-39); III) LULLII De medicina operativa
tractatiuncula (pp. 427-30; h VArs operativa medica, Inc: Cum ego Raymundus Hilerde
dudum existens).


27




3 2
M. PEREIRA


pagine cTalchimia che riproduce nella Explanatio: doveva sembrargli del
tutto naturale che 1'interesse per la medicina portasse anche all'esplora-
zione di questi campi limitrofi, e pertanto non discute la legittimita degli
accostamenti che opera: aveva dietro di se un retroterra che obiettivamen-
te giustificava i suoi criteri editoriali.


Risalendo infatti dalle pagine del Lavinheta a quelle di Jaume Janer
e del maestro di quesfultimo, Pere D a g u i 9 4 , troviamo in esse affer-
mazioni che giustificano pienamente, sul piano teorico, 1'inserimento
delfalchimia nella filosoiia naturale lulliana. Dagui, nella sua Janua artis
Lulli, dopo una esposizione introduttiva molto generale concernente i
principi dcWars, si ferma al concetto di "materia prima sive chaos" che
analizza a lungo secondo schemi lulliani, rivelando molto interesse per
lapplicazione dei principi deWars alla n a t u r a 9 5 ; Janer ancora piii
esplicitamente, dopo una lunga esposizione di Bonitas (la prima delle
dignitates lulliane) costruisce il suo Naturae ordo studentium pauperum96


come un vero e proprio trattato di filosofia naturale, che disserta "de
bonitate creata seu de natura naturata ut a philosophis tantum
naturalibus consideratur" (fol.g iii r). La natura viene descritta con
termini che ricorreranno uguali neWExplanatio del Lavinheta; le potenze
naturali (elementativa, vegetativa ecc.) nascono da uno stato di caos che
nelfopera della natura e il presupposto delfordinamento da noi cono-
sciuto: ma e molto interessante che il caos possa essere anche considerato
come artificium, e come tale riprodotto nelfopera delfalchimista:


Est tamen notandum quod ex materia contrariorum et ex
predictis tribus formis per insectionem vero autem per
informationem efficitur et constituitur unum nature artiji-
cium in quo et per quod ipsa natura operatur quacumque
naturali operatione ut patet habentibus magisterium alchi-
mistarum. Et ratio est: nam omne quod sub globo lune


94. CARRERAS Y ARTAU. Historia. II pp. 69-78.
95. L'opera del Dagui e uno dei testi pubblicati dal Lavinheta durante la vasta attivita


editoriale che svolse a Colonia e a Parigi: PERE DAGUI. lanua artis Lulli. Introductorium
admodum breve et succinclum ad omnes scientias. quod ianua artis...nuncupatur... Coloniae
1516. Cfr. ROGENT-DURAN. Bibliografia, n" 61; cfr. n° 23, 27, 29; J.M. VICTOR, The
Revival of Lullism at Paris, 1499-1516. Renaissance Quarterly, 28 (1975) p. 505.


96. JAUME JANER. Naturae ordo studentium pauperum. Barcelona 1512. Cfr.
ROGENT-DURAN, Bibliografia, n° 47; VICTOR. The Revival. p. 506. Veditio princeps
dclfopera di Janer, rarissima, era stata pubblicata da Pedro Miquel a Barcellona nel 1491-
Altre sue opere sono Vlngressus facilis rerum intelligibilium (Barcelona 1492) e VArs
metaphysicalis (Valenza 1506). Jancr fu il primo maestro della scuola lulliana di Valenza,
lstuuita alla fine del XV secolo e legata da strette relazioni alTantica scuola lulliana di
Barcelona; 1'attivita editoriale e didattica di Janer si svolse tutta in queste due citta. Fu lui
ad altirare agli studi lulliani 1'umanista Alfonso di Proaza; intine neWArs mctaphysica/is si
trovano gia quci temi scotisti cui Lavinheta neWExplanatio dara largo respiro (CARRERAS
Y ARTAU. Historia, II, pp. 67-70, 77-8, 251-4).


2 8




LE OPERE MEDICHE DI LULLO 33


reperitur aut est elementatum, aut vegetatum, aut sensa-
tum, aut ymaginatum, aut rationatum, circa quod non est
dare medium. Et in tali artificio universaliter sumpte
dicuntur esse ingenerabiles et incorruptibiles predicte
quatuor substantie (elementa). Nam dicunt philosophantes
quod universalia sunt perpetua et a parte post perpetue
durationis; ideo in quantum talia minime generantur nec
corrumpuntur. Sunt tamen generabiles et corruptibiles
predicte quatuor substantie secundum quod in suis gradi-
bus particularizate reperiuntur; corrumpuntur nam quando
particularia per corruptionem et contrarietatem in detri-
mentum veniunt, ut evidentius patet. Quod quidem artifi-
cium nature a multis philosophis quinta essentia nuncu-
patur: dominus vero noster (Lullus) in astronomia celum
quidem appellat quintam essentiam respectu istarum
quatuor substantiarum interiorum, et bene utique... (f.h.
iiii r).


Janer e il primo lullista ortodosso che considera gli alchimisti testimoni
autorevoli e importanti del sistema naturale lulliano 9 7 mostrando la base
teorica su cui in ambiente spagnolo agli inizi del '500 poteva operarsi
quella fusione di temi medici, astrologici e alchemici alfinterno degli
ambienti lulliani, che nei due secoli seguenti avrebbe dato ulteriore
stimolo alfespansione della letteratura pseudoepigrafa alchemica, gia
vasta e complessa.


Janer aveva alle spalle la tradizione della scuola lulliana di
Barcellona, decisamente fedele alf insegnamento del maestro e ortodossa
nella sua intepretazione: in essa si era sempre attribuita grande
importanza, nelfinsegnamento, alle opere scientifiche di Lullo, come
mostrano i decreti promulgati da Pedro el Ceremonioso e da Juan II nel
XV sec , che insistono sulla competenza medica e astronomica richiesta ai


97. E' probabile che Lavinheta abbia incluso i testi alchemici sopra menzionati nella
sua enciclopedia sulla base delfinsegnamento di Janer, cui YExplanatio e per piii motivi
debitrice. E' poi molto significativo che il Proaza (allievo di Janer) sia il primo erudito che
ha incluso un elenco di titoli alchemici nel catalogo di opere lulliane da lui stesso compilato
e pubblicato in appendice a: LULLO. Ars inventiva veritatis. (Valenza 1515), f. CCXXV:
Liber de aquis et oleis. Alius de medicina theorica et practica... Liber de quintis essentus.
De quaestionibus super eo motis. Liber testamenti. Liber dictus de numero philosophorum.
Diadema Ruberti. Clausula testamenti, Codicillus, Lapidarium, Liber dictus magica
naturalis ad regem anglie Eduardum, Magica naturalis parva. Liber dictus apertorium,
Liber experimentorum, De inventione secreti occulti, Liber dictus ars curtatoria, Liber
dictus proprietarium, Liber dictus amphorismorum. Proaza esprime tuttavia molte riserve
sull'attribuzione dei Jesti alchemici a Lullo. Cfr. ROGENT-DURAN. Bibliografia. n° 53;
CARRERAS Y ARTAU. Historia. II pp. 256-6; D.W. MC PHEETERS. El Humanista
espanol Alonso de Proaza. Valencia 1961.


2 9




3 ! M. PEREIRA


magistri di lu l l i smo 9 8 .
Le opere mediche di Lullo che hanno, come si e visto, non scarso


rilievo nel bilancio complessivo della sua attivita, sono quindi doppiamen-
te alla base dello sviluppo della tradizione alchemica pseudolulliana: da
una parte i testi medici vengono direttamente utilizzati all' interno di
opere d'alchimisti che sembrano almeno inizialmente legati agli spirituali
catalani; dall 'altra 1'insistenza suirinsegnameftto della medicina e dell'a-
stronomia nella scuola di Barcellona accentua nei magistri 1'interesse per
la tilosofta naturale, inducendoli a sviluppare 1'insegnamento lulliano con
aperture verso nuovi territori.


Accogliendo sulla scorta del Lavinheta questa duplice tradizione e
portandola a conseguenze radicali, Salzinger tentera nel '700 un'interpre-
tazione complessiva dell'opera dj Lullo che, lungi dal respingere i testi di


98. L. DELISLE. Testaments d'Arnaud de Villeneuve et de Raimond Lulle. 20 Jouillet
1305 et 26 Avril 1313. Extrait du Journal des Savants (Paris 1896) pp. 11-13, pubblica un
atto di Giovanni II d'Aragona del 1392 in favore del maestro Francisco de Luria che fa
riferimento a una lettera di Pedro IV in favore di Berenguer de Fluvia: "Licencia et
concessio facta a domino Rege ut sciencia Magistri Raymundi Lulli legatur publice per
totam terram et dominationem suam. Nos J. Dei gratia etc. Exhibita et ostensa nobis in sua
propria forma quadam carta pergamena domini genitoris nostri...tenoris sequentis: Nos
Petrus Dei gratia rex Aragonum etc .vo lumus vobisque, dicto Berengario Fluviano,
concedimus ac licenciam plenariam elargimur ut vos et illi qui a vobis ad id apti et
sufficientes reputabuntur possitis et possint in quibuscumque partibus et locis nostri dominii
dictam artem seu scienciam divulgare, dogmatizare sive docere, ipsaque vos et quivis aliis,
in generali et in speciali, naturaliter et artificialiter, tam in medecina quam in astronomia
ac filosofia et qualibet alia parte dicte sciencie uti libere valeatis... Supplicatoque
nobis...quoniam sumus informati veridice quod vos, fidelis domesticus noster Franciscus de
Luria, domicellus, de civitate Valencie, estis satis edoctus in Arte generali predicta et aliis
libns magistri Raymundi quodque poteris sufficienter eligere ex illis qui scienciam seu
periciam habent librorum dicti magistri Raimundi... Ceterum certificati ad plenum quod vos
dictus Franciscus, qui de claro genere trahitis originem, sic virtutem addendo virtuti, artem
medicine et cirurgie dicti magistri acquirere voluistis, ut inde opera caritatis ob Dei
reverenciam, in egrotantes, precipue pauperes et egenos, exercere possetis, prout facitis
quotidie. experientia docente, damus vobis licenciam et potestatem plenariam quod vos et
illi qui a vobis sufticientes et experti ad hoc reputabuntur possitis et possint in quibus-
cumque partibus nostri dominii uti naturaliter et artificialiter arte medicine et cirurgie dicti
magistri Raymundi, ut noveritis opportunum". Cfr. F. DE BOFARULL Y SANS. El
testame.nto de R. Lull y la escuela lulliana en Barcelona. Memorias de R. Acad. de Buenas
Letras de Barcelona, 5 (1896) pp. 7-8 Cfr. MADURELL Y MARIMONT, J. M". Docu-
mentos de la Escuela Luliana en Barcelona. 6 (1962) 187-209; 8 (1964) 93-117; 229-23S; 9
(1965) 59-69. In. 8 (1964) p. 93ss: nel memoriale dei consiglieri di Barcellona a Benedetto
XIII, contro gli impedimenti opposti da Eymerich alla libera lettura dei libri di Lullo si
legge: "Tercio, que'l Papa sia aximateix informat que el senyor rey en sos regnes ha dado
licencia a legir los libros de Philosofia e de Medicina d'aquell doctor En Ramon LIull...tro
que non levement sia vist maiorment en la lectura del dits libres de Philosofia e de Medicina
qui es poren tenir e legir"; fra i documenti della scuola di Barcellona tutta una serie di
legati e testamenti comprendenti testi lulliani riportano titoli di opere mediche e di filosofia
naturale.


30




LE OPERE MEDICHE DI LULLO 35


alchimia perche non autentici, pretendera mostrarne Tintrinseca necessita
per il sistema lu l l i ano" .


Michela PEREIRA
Istituto di Filosofia
delTUniversita di Firenze.


99. SALZINGER. Perspicilia Lulliana philosophica; in LULLO, Opera Omnia, I, p.
230:"...ablatis libris Alchimiac neminem posse perfecte intelligere libros philosophicos B.
Raymundi et medicos. imo nc quidem Arrem Compendiosam, Arrem Universalem, Artem
Demonstrativam, Librum Chaos, Librum Principiorum Medicinae et ceteros huiusmodi (dico
perfectc et plenarie ita ut ca, quae in his libris rethorice traduntur, possit ad praxin
reducere. sicut hi ipsi libri innuunt, et .ad hanc ordinantur)". Salzinger aveva scritto i
Perspicilia per dimostrare "quod B. Raymundus alchimiam sciverit, opere exercuerit, et
libros de ca conscripserit" (ivi. p. 230), in polemica con i maiorchini Sollier e Custurer che
negavano 1'autenticita degli scritti alchemici attribuita a Lullo; di tale polemica abbiamo
una ricca testimonianza nell'eplstolario intercorso fra i tre eruditi negli anni 1710-1713,
pubblicato da GOTTRON, Ledicio Maguntina, App, II, pp. 41-75.


31






LES EMPRUNTS MYSTIQUES ENTRE ISLAM ET CHRISTIANISME
ET LA VERITABLE PORTEE DU LIBRE DAMIC


N'etant pas un specialiste de 1'oeuvre meme de Ramon Llull —de
1'etablissement et du catalogue des textes, ou de la recherche d'archive—,
je ne pretendrai pas apporter ici de connaissance nouvelle, mais je me
bornerai a utiliser mes recherches sur 1'Islam occidental pour projeter une
lumiere particuliere sur le penseur majorquin qui s'est voulu, avant tout,
1'interlocuteur des Musulmans.


Au fur et a mesure que Jetudiais la pensee lullienne, je me suis
convaincu toujours davantage que le probleme islamique etait une des
cles essentielles pour la comprendre. J'ai essaye longuement de le montrer
a travers 1'etude de courants particuliers de la theologie de 1'Islam (le
Zahirisme et 1'Acharisme) et de sa philosophie (notamment la logique)' . Je
ne saurais reprendre ici ces developpements, mais je voudrais apporter
une justification a contrario du fait que je me sois attache pour cela au
Kalam (theologie) et a la Falsafa (philosophie d'inspiration hellenique), et
non a la mystique, —a fexception de l b e u v r e d lbn S a b ' f n e t d e Shushtarf .
qui est mystique dans sa forme, mais d'inspiration philosophique.


En effet, la question du role du problenie islamique dans la pensee
lullienne a de tous temps ete source de polemiques, et celles-ci sc sont
polarisees sur les trois principales indications explicites de la part de
Llull: —felaboration du Libre d'amic " a la maniere des soufis"; —le
pari sur la possibilite de formuler un centieme nom de Dieu en plus des
quatre-vingt-dix-neuf qui forment un element essentiel de la meditation
mystique musulmane; —enfin, fadaptat ion d'un ouvrage de GhazatT dans
le Compendium logicae Algazelis. Cet auteur etant connu pour avoir opte
finalement pour la mystique contre la philosophie et le Kalam. et avoir
reduit la logique a une propedeutique, la troisieme indication semblait de
peu de portee. L'extreme liberte prise par Llull envers les Noms Divins
incitait egalement a ne pas prendre la seconde tres au serieux. Par contre,


1. Cf. ma these: Pensee islumique et methode universelle d'apres Ramon Lult Ca
parattre).


1




38 D. URVOY


la p remie re semblait garder tout son poids: on pense que si, la seule fois
oii Llull designe explicitement une source musulmane de son oeuvre, il
parle du soutisme, quant bien meme les developpements de Ribera et
d'Asin Palacios apparaissent comme exageres et refutables dans le detail,
il doit y avoir un fond de verite dans cela.


Je voudrais analyser ici, de fapon comparatiste, en utilisant l'exemple
du developpement de la litterature mystique musulmane, la veritable
portee de cette reference. Celle-ci me semble pouvoir etre reduite a une
sorte de "formule" poetique, repondant a des formules similaires existant
dans la litterature soufie.


Pour les besoins de 1'expose, je continue a envisager separement la
notation initiale du Libre d'amic, qui renvoit a la litterature islamique, et
le corps du texte, marque avant tout par 1'esprit troubadouresque. Mais il
ne faut pas oublier que 1'ouvrage est un tout, et nous verrons que, loin
d'y avoir dualite, ces deux aspects s'appellent l'un 1'autre.


Meme si nous ne connaissons pas 1'oeuvre troubadouresque de
jeunesse de Llull, nous devons neanmoins remarquer deux choses:


—Ouand il y fait allusion, c'est pour s'accuser de luxure et d'avoir
aime indistinctement jeunes filles et femmes mariees. Or, comme l'a
montre Rene Nelli 2, le propre de 1'amour courtois est celui d 'un
cclibataire pour une femme mariee. Le mariage de la dame cree une
distance qui perpetue 1'amour, tandis que le celibat de 1'amant lui permet
de se consacrer entierement a son amour. Llull, qui s'etait marie a
vingt-cinq ans, se chargeait lui-meme de 1'adultere, et d'aimer des jeunes
tilles faussait d 'autant plus les rapports de 1'amour courtois. On peut
donc penser que, sans avoir ete jusqu'au caractere "rabelaisien" des
poesies d'un Guillaume de Poitiers, celles du jeune Llull n'ont ete a
proprement "courtoises" que dans fexpression, non dans le fond. Elles
situeraient donc, dans la litterature musulmane, plutot du cf)te de la
poesie d'Ibn Quzman, auteur andalou du XII° siecle qui a rompu avec la
soif d'un amour epure qui se manifestait au siecle precedent.


—D'autre part, une fois sa conversion accomplie, nous voyons Lull,
dans le Libre d'amic, utiliser la thematique troubadouresque en la
renversant en passion mystique pour Dieu seul, reussissant de facon
geniale ce que les troubadours tardifs de 1'Ecole de Toulouse ne sauront
atteindre, avec une penible adaptation religieuse de leur heritage
poetique. Et, la encore, nous trouvons un equivalent du cote musulman: a
savoir 1'oeuvre de Shushtari, si proche dans sbn esprit parfois du Libre
d'amic que Massignon a pu faire 1'hypothese d'une influence directe. Je
pense, pour ma part, que les expressions respectives des deux auteurs
sont trop dissemblables (tres crue chez Shushtart, elle reste courtoise chez


2. Rene NELLI. Lerotique des Troubadours. Toulouse 1963.


2




LES EMPRUNTS MYSTIQUES 39


Llull) pour qu'il y ait eu infiuence directe, mais qu'il a du y avoir pour le
moins contact indirect entre les deux auteurs par 1'intermediaire des
mouvements reformateurs de leur epoque.


La conversion de Llull lui a donc permis d'unir en sa meme personne
les deux points extremes de la po£sie amoureuse d'al-Andalus. Dans la
mesure oii cette t r a n s p o s i t i o n n o n seulement n 'a pas eu d'6quivalent dans
1'ensemble de 1'histoire de la litterature troubadouresque occitane, mais
encore a ete accomplie par un seul personnage vivant a la frontiere du
monde musulman, j ' a i ete amene a faire ailleurs 1'hypothese que Llull
avait ete sensibilise a certaines exigences par son contact avec les
courants religieux presents dans la Majorque musulmane. Je ferai plus
loin un pas de plus en montrant que ce qui restait a 1'etat de suggestions
dans 1'Islam majorquin a bien ete realise ailleurs, et en designant les
etapes du processus. Mais auparavant, il faut revenir a la reference au
soufisme qui introduit le Libre d'amic.


Le modele que Llull invoque, il le designe comme "paraules d'amor e
exemplis abreujats"3, ce qui peut etre une traduction du terme soufi
"Shatahat", "paroles extatiques". Ce n'est donc pas a proprement parler
un modele litteraire. Sur ce plan, les soutis s'expriment en vers, et si le
Libre d'amic constitue le sommet de la poesie lullienne, il n'en est pas
moins en prose, alors que son auteur a par ailleurs considerablement
versifie. Ce que Llull vise, ce ne peut etre qu 'une attitude, a la limite un
rite de valeur universelle, au meme titre que le don des larmes, le chant
des Noms de Deu a la maniere de la recitation coranique, 1'incipit des
lettres par 1'invocation du Christ comme les Musulmans invoquent Dieu
et son Prophete, etc. auxquels il se refere par ailleurs. L'Islam etant une
religion sans mysteres et sans symboles, Llull lui emprunte ses pratiques.
Or il se trouve que, de la meme facon, la litterature soufie du debut du
XIII° si5cle cmpruntc egalcment au Christianisme des symboles qu'il
reduit a des pratiques (par exemple: le eouvent et les moines) ou a des
images poetiques (p. ex.: le calice et le vin).


Nous trouvons ces emprunts chez plusieurs auteurs, mais essentiel-
lement chez Shushtan, car il a ete marque par 1'influence de son mattre
Ibn Sab'tn, qui connaisait et utilisait les Evangiles notamment. La preuve
de ce qu'il s'agit la d 'un fait specifique du XIII° siecle et de la zone
comprise entre Egypte et Maghreb est que, plus tard, les soufis syriens
qui continueront a chanter les poemes de Shushtart ne comprendont plus
ces emprunts et s'en scandaliseront, ou les reinterpreteront de facon a
evacuer tout universalisme 4 .


3. Blanquerna. ch. XCIX (Obres Essencials, t. I, p. 260 a).
4. Cf. D. et M.-Th. URVOY. Les themes chretiens chez Ibn Sabin et la question de la


specificite de sa pensee. Studia Islamica, 44 (1976) 99-121.


3




40 D. URVOY


Vivant un peu avant Llull, de 1203 a 1269, et s'etant deplace de
l'Espagne vers 1'Afrique du Nord puis vers 1'Egypte, ShushtarT reprend les
termes memes de la poesie erotique et bachique de fandalou Ibn
Quzman, mort en 1160, tous les deux utilisant largement les dialectes
arabes ou arabo-hispanique a cote" de la langue classique. Mais la
transposition de sens, dont je parlais tout a 1'heure, ne s'est pas faite
brusquement. Ne pouvant pas faire ici une investigation exhaustive, je
m'arreterai sur un exemple particulierement remarquable par la facon
dont, quoique sur le seul plan bachique et presque pas erotique, il
marque le jalon intermediaire entre Ibn Quzman et Shush ta r i


Ne vers 1200 au Maroc, et mort en 1276 en Egypte, Ahmad
al-BadawT est devenu le saint le plus populaire de ce dernier pays, non
pas a cause de sa personnalite qui fut plutot faible, mais a cause du
pouvoir de thaumaturge qu'on lui a attribue. II n'avait rien d'un penseur
et son oeuvre poetique. ou les traces de dialectalismes sont souvent nettes,
n'a aucune originalite. Aussi les vers suivants, empruntes a un de ses
principaux poemes que la tradition date de 1238, n'en sont-ils que plus
representatifs des themes qui circulaient a cette epoque:


"Conduis-moi aux tavernes (al-hanat) et fais-m'y entrer; recomman-
de- m o i a u pretre (al-qis), et celui qui donne le vin (al-kham-


mar) me fera boire.
O toi qui decris le couvent (al-dayr), connais-tu sa qualite? Connai-


trais-tu les qualites du couvent pour pouvoir me les expo-
ser? (...)


Combien de nuits suis-je venu vers ce couvent pour y precher
(ikhtabahQ), dans les nuits noires, tandis que mon tavernier
me consolait?


Je suis venu vers ce couvent frapper a sa porte au petit jour et ai dit:
"6 toi qui donnes a boire dans les tavernes, fais-le pour
moi".


Dans toutes ces tavernes, le pretre m'a repondu: "Sois le bienvenu,
toi qui viens nous saluer". (...")


On m'a bien recu et on m'a dit: "Tu es notre maTtre. Bienvenue au
sultan des amants". .


J a i dit: "5 toi qui donnes a boire aux hommes (al-aqwam),
recois-moi, toi le magnanime qui me rassasie dans la
taverne". (...)


Les tavernes et les fleurs desormais me connaissent bien, et de tous
cotes elles m'appellent;


et meme la jarre qui est dans le couvent me parle, tandis que le
calice (al-kSs) circule dans notre assemblee. (...)
O moines de ce couvent, par 1'Evangile, faites moi boire


de ce vin qui a ete cree juste apres que les sept spheres aient 6te


4




LES EMPRUNTS MYSTIQUES 11


mises en place, et avant meme l'eau et la boue (dont esf fait
fhomme);


de ce vin qui n'.a ni "comment" ni "semblable". II est cache a celui
qui a peu de science et de religion. (...)


Parmi vous je suis le pauvre et je n'ai ete satisfait de lui que lorsque
mes os ont ete broyes au mortier.


Si je m'en saoule a en mourir, porte-moi entre les jarres et jette-moi
au milieu de la taverne.


Ne me lave pas avec feau de rose, ce serait injustice, mais avec le
vin: tu me ressusciteras.


Aspergez de vin la dalle de ma tombe lorsque vous partirez, car il me
dispensera des paradis eternels. ( . . .)" 5


Certes, ce poeme peut choquer par les confusions qu'il contient. La
mystique musulmane du X I I I 0 siecle est souvent en degenerescence et les
pratiques d'extase artificielle sont frequentes. D'ou, chez certains, la
croyance que les moines chretiens utilisaient le vin pour se mettre en etat
d'extase. Le point extreme de cette confusion est atteint par le soufi
egyptien Muhammad b. 'AfT b. al-A'ma qui consacre un poeme a
polemiquer contre le vin, utilise par les chretiens-infideles et proh<be par
le Coran, au benefice du hachich 6 .


Badawi commet cette erreur, ce que ne fera pas ShushtarT qui mettra
en parallele le vin du calice chez les chretiens et le vetement de consecra-
tion niystique (la khirqa) chez les Musulmans. Mais la question importe
peu. Ce qui est remarquable c'est que nous ayions, a 1'occasion de cette
confusion, une premiere transformation de la poetique bachique, avec
meme une breve notation amoureuse, en une poesie extatique. Les
derniers vers cites sont tres proches de ceux dTbn Quzman:


"Quand je mourrai, voici comment je concois ma sepulture; je
reposerai dans un vignoble au milieu des ceps, vous
rassemblerez sur moi des feuilles comme un linceul et, a ma
tete, vous mettrez un turban de p a m p r e s " 7


mais avec une autre dimension, a savoir que fextase, meme acquise de
facon illicite, vaut mieux que le paradis lui-meme. Ces t la quete de ce,tte
extase qui conduit a ces rapprochements surprenants: le vin etant interdit
en lslam et ne pouvant etre procure que par les Chretiens, nous voyons
mis sur le meme plan la taverne et le couvent, faubergiste et le pretre, la
jarre de vin et le calicc.


5. Poeme cite dans la biographie tManaqihl d'A^imad al-Badawt, par 'Abd al-Samad
(ed. de Bulaq. fin XIX" s.. p 63-65). Vers 3-4, 7-9. 11-12, 14-15, 19-21, 26-29.


6. Cf. 'A17 Saff Husayn: Al-adah al-suJT /f Masr Ji-l-qarn al-sahi' al-hidjri (la litterature
soulie en Egypte au VTI° s.H/XlII° s.); le Caire, 1964. p. 174-175.


7. Traduits par G. WIET. Introduction a la litterature arabe. Paris 1966, p.. 229.


5




42 D. URVOY


II faudra quelque chose de plus pour passer de 1'extase a l 'amour, et
c'est la phrase admirable d'Ibn Sab'Tn a Shushtai? qul hesitait entre le
suivre et rester avec ses mattres shadhilf: "Si tu cherches le paradis, va
avec eux. Mais si tu cherches le Dieu qui est dans le paradis, viens avec
moi!" Toutefois, Shushtari n'en continuera pas moins a utiliser les
memes symboles du pretre verseur de vin, du calice, etc.


On voit par la que, si des penseurs comme Shushtari et Llull ont su
atteindre l'universalisme, c'est a leur philosophie qu'ils le doivent, non a
leur mystique, laquelle vit d'images qui n'ont d'autre portee que celle
d'une image, avec toutes les confusions qui menacent celui qui les utilise
seules. Shushtari reprend des lieux communs sans se soucier de leur
veracite ou de leur faussete, parce qu'ils lui permettent d'exprimer poeti-
quement sa propre conception religieuse. De meme Llull reprend 1'idee de
"paroles d 'amour", sans se soucier de savoir ce que les Musulmans
mettent reellement la-dessous, et il plaque sur cette idee sa propre
conception, conditionnee par sa propre culture exclusivement.


Pour la comprehension de 1'oeuvre de Llull, la comparaison que je
viens de faire montre 1'inanite de certaines polemiques. II n'y a pas plus
de raison de croire que, parce que Llull invoque des pratiques soufies, il
s inspire de la doctrine soufie moniste, que de croire que, parce que
certains soutis utilisent des symboles chretiens, ils ont compris leur
portee. Nous venons de voir qu'il n'en etait rien dans ce dernier cas;
lanalyse de 1'oeuvre de Llull a bien montre, contre Asin Palacios, qu'il
n'en etait rien non plus dans le premier. Encore une fois, je n'ai pas
pretendu apporter de connaissance nouvelle, mais seulement eclairer un
probleme et eviter une source d'erreur.


DOMINIQUE URVOY
Toulouse


N.B. R e p r o d u c i m o s a c o n t i n u a c i o n el t e x t o a rabe c o r r e s p o n d i e n t e
a la n o t a 5:








CONSIDERACIONES EN TORNO AL PROBLEMA DE LA FE Y LA
RAZON EN LA OBRA LITERARIA DE RAMON LLULL


El titulo justifica nuestra intencion. No pretendemos hacer una
critica comparada de textos lulianos ni de estos con otros de los te61ogos
de su epoca; sino simplemente una sencilla exegesis personal de los textos
de Blanquerna y del Felix en torno al problema de la fe y la raz6n,
capital en toda la obra de Ramon Llull.
/. Planteamiento de la cuestion


"Dime fatuo —leemos en el Libro del Amigo y del Amado— ^en que
tiene principio la sabiduria?— Respondio: En fe y devoci6n, que son la
escalera por donde sube el entendimiento a entender los secretos de mi
Amado. —Mas le preguntaron: Fe y devoci6n, ^en que tienen principio?
—Respondio: De mi Amado, quien ilumina la fe y calienta la devoci6n".


El versiculo citado basta para comprender el problema y adivinar la
solucion luliana: Fe y devocion son la escalera por donde sube el entendi-
miento a entender los secretos del Amado. Fe y razon son los dos ingre-
dientes de la sabiduria como vision humana de Dios.


La profundidad teologica del versiculo es suficiente para un amplio
comentario. No obstante intentaremos barajar otros textos, sin salirnos de
las obras senaladas, para aclarar las palabras precedentes.


Entendemos aqui por obra literaria de Llull el Libro de Blanquerna y
el Felix o Libro de maravillas. No es que toda la obra literaria de Ram6n
se reduzca a estas ni que tampoco debamos distinguir una obra literaria
de otra doctrinal. Muchas otras son las obras literarias de Llull y no es
posible tampoco establecer compartimentos en su producci6n. El Blan-
querna y el Felix no constituyen su obra literaria junto a otra que pudiera
ser filosofica o teologica, sino que hay la mas perfecta unidad en toda su
produccion. No se puede en Llull delimitar tajantemente la teologia de lo
que no lo es. Sus obras son una tematica reducida a una unidad
primitiva en la que no cabe sefialar preferencias por una disciplina deter-
minada. En Ramon Llull se conjuga arm6nicamente la teologia con la
poesia y con la mistica y con la etica y con la dialectica y con la filosofia.


1




46 S. TRIAS MERCANT


Es que la poesia luliana es tilosofia de amor y es mistica espiritualista a
la par que metafisica teologica. El entendimiento —raz6n y filosofia—
tiene su principio en la fe y en la devocion, escribimos en el texto inicial.
La fe y la devocion —base de la teologia y misionologia lulianas— se
principian y fundamentan en el Amado —amor y mistica— quien
ilumina la fe y calienta la devocion.


Ramon Llull por la devocion, que es "enamorarse y moverse a seguir
en loar y honrar la Santisima Trinidad de Dios y la encarnaci6n de su
Hijo... entre nosotros... y entre todos aquellos que viven ciegos en la
lalsedad y error" (Blanquerna, cap. XLV)' , se lanz6 a una labor apologe-
tico-misionologica. Para ello fundard monasterios de formaci6n misionera,
predicara con la palabra y con la vida, escribird libros contra todos los
errores. Concibio un "Arte" para destruir el error y alcanzar la verdad,
un a r t e q u e no es logica escolar ni "organon" cientifico, sino metodo
practico e instrumento de conversion porque el error es la falsedad, es
"creer de Dios falsas cosas... y de nuestro Sefior y de su gloriosa Madre
decir malas y villanas palabras, deshonrandoles y blasfemandoles falsa-
mente" (Felix. cap. LXXIX). Asi "iremos alla (a los moros, a los judios, a
los idolatras) —responde el Entendimiento a la Fe— y les ensenaremos
el Arte abreviado dc hallar la verdad. Cuando la hubiesen aprendido,
entonces podremos facilmente convencerles por el mismo arte y sus
principios" (Blanquerna - cap. XLIV).


El problema de la razon y de la fe es, en Ramon Llull, un problema
de conversion a la verdad convenciendo del error para que crean los infie-
les cosas ciertas de Dios y le honren.


Ramon Llull aporta tambien otro aspecto del error y de la falsedad.
El error es el apartarse el entendimiento del fin para que es creado, cuyo
fin consiste en entender a Dios y a la obra de Dios (Felix. cap. LIV). El
apartarse es entender m&s las cosas mundanas, para lo cual no es creado
(Felix. cap. LXXIX). La falsedad es tambien ignorancia por no usar del
entendimiento en lo que podria entender..., pero tambien sobrepasarse en
lo que no le es posible entender (Blanquerna. cap. XXXVIII).


El problema de la razon y la fe es aqui distinto. Es un problema de
delimitacion de campos para que no se confunda el creer con el entender.


Los dos matices son interesantes puesto que nos descubrir&n matices
muy distintos en uno u otro caso.


Las pocas notas precedentes manifiestan que, junto a los libros
lulianos de neta raigambre cientifico-teologica, son el Blanquerna y el
Felix la traduccion novelistica de los mismos principios y pensamientos


1. Usamos en las citas del Blanquerna y del Felix la edici6n castellana de la B.A.C.
preparada y anotada por los padres Batllori, s.J. y Caldentey, T.O.R. A partir de este
momento, al referirnos a estas obras, indicaremos tan s61o el capitulo.


2




EL PROBLEMA DE LA FE Y LA RAZON 47


teologicos expresados en aquellos. No es extrano tal fen6meno en la Edad
Mcdia, epoca eminentemente religiosa. El libro, de Blanquema, escrito
entre 1283-1285, y el Felix, compuesto por el afio 1288, se complementan
armonicamente. Mientras el Blanquerna, ha escrito Riquer 2 es una
especie de vision vertical, que transcurre a lo largo de la vida de un
hombre, el Felix es una vision horizontal, en la que el hombre recorre el
mundo, admirando la cracion y aprendiendo.


Ambos libros se pueden parangonar, por su fondo teol6gico-popular,
con las obras del mismo espiritu medieval. En Berceo, por ejemplo, a
traves de sus leyendas milagrosas, descubrimos el fondo teol6gico de la
mediacion y maternidad espiritual de la Virgen, tem&tica teol6gica que
encontramos en las Cantigas del Rey Sabio y en la obra de Dante
Alighieri. No es ajeno Ramon a tales cuestiones en su obra poetica, pero
tambien en su Blanquerna y en su Felix, entre las lineas de sus ejemplos
y apologos, aflora la preocupaci6n por la unidad de la ciencia en arm6ni-
ca sintesis con la unidad de la fe.


No se crea que la obsesion por la sintesis luliana de la ciencia y la fe
sea algo superficial. Late en el fondo de toda su obra hasta convertirse en
elemento aglutinador de toda su tematica y de todas sus inquietudes y
actividades. Por tanto, m&s que de unidad, podriamos hablar de unicidad
en el pensamiento doctrinal de Llull.


Unidad de fe y de razon, con todos los matices ya esbozados, en la
sintesis superior de la verdad. Esta es la cuestion luliana. Oigamos las
mismas palabras del Maestro Lulio:


"Un hombre (Blanquerna. cap. XLIII) tom6 de oficio
juglar... Sucedi6 un dia que, estando el en la corte de un
gran prelado con otros muchos juglares, les dijo si querian
honrar la fe". . . .para ello "hiciese un convento de
religiosos que aprendiesen la lengua arabiga para que
fuesen a honrar la fe a Tierra Santa, donde la infidelidad
tanto la deshonra".


Reglones antes habia escrito: "La Fe se lamenta de
que los sarracenos, hijos de la incredulidad, tengan y
posean la Tierra Santa, donde la fe fue fundada y puesta
en guardia de la Iglesia."


"La obra mas sabia que el hombre puede hacer en el
mundo (Felix. cap. LXVII) es t ratar en el del mayor bien
que en el hay, que es la comun utilidad en conocer y amar
a Dios; por lo que Felix entendi6 que la obra mas sabia es
solicitar la extensi6n de la religi6n cristiana para que todos


2. Historia de la Literaiura Universal, T. I. De la Antiguedad al Renacimiento.
Barcelona. 1962.


3




48 S. TRIAS MERCANT


crean" .
Vuelve a insistir Llull en el cap. XLIII del Blanquer-


na: "Pregunto Blanquerna a la Fe quienes eran sus
hermanos. Respondiole la Fe: - Esta senora Verdad es mi
hermana, y el Entendimiento es mi hermano, a quien voy
yo ahora, para que el vaya a aquellas gentes de donde yo
vengo y con razones necesarias les demuestre los catorce
articulos... porque las gentes piden razones y demostracio-
nes necesarias voyme yo a mi hermano, el cual tiene poder
suficiente por virtud de Dios de probar mis catorce
articulos".


La Verdad lloraba (Blanquerna. cap. LXXXIX) afir-
mando que "no puede tener consuelo en tanto que la
falsedad sea en el mundo tan amada y loada".


Los textos propuestos aportan los datos de la doble vertiente del
problema planteado anteriormente. La fe contra la incredulidad y la
razon contra la falsedad, hermanadas, aunque metodologicamente sepa-
radas, en busca de la destruccion del error y del triunfo de la verdad. Ahi
esta la sintesis unitaria de la ciencia y de la fe.


En consecuencia, la produccion literaria de Llull a que nos referimos
puede considerarse francamente teologica ya por los temas que incluye
—release el Arte de Contemplacion con que termina el Blanquerna o los
tres libros primeros y los dos ultimos del Felix— ya por la preocupacion
capital del autor. Cualquiera de los temas que trata acaba en una refe-
rencia a Dios. Es que el alma de Ramon esta poseida de la necesidad de
manifestar a los no creyentes la necesidad de Dios, demostrando con
razones lo que la fe recibe por iluminaci6n.


El problema de la coordinacion entre la fe y la raz6n se impone en el
Blanquerna y en el Felix. Para comprender mejor el alcance del mismo
conviene aclarar antes que entiende Llull por razon y que por fe.


2. Concepto liliano de entendimiento y su alcance
Ramon Llull es claro y tajante. "El entendimiento es la luz espiritual


que ilumina el alma para entender" (Blanquerna. cap. XXXVIII).
Enseguida preguntamos, ^entender que? Con la misma claridad res-


ponde Ramon: Entender:
1° - la verdad de su Creador (Blanquerna. cap. XXXVIII), porque es


creado (el entendimiento) para entender a Dios (Felix. cap. LIV).
2° - la verdad de las obras de Dios (Blanquerna cap. XXXVIII)


porque es creado (el entendimiento) para entender a la obra de Dios,
segun obra natural (Felix. cap. LIV).


3° - entenderse a si mismo, que es obra suya y mas semejante a si


3. Todos los subrayados del texlo son mios.


4




EL PROBLEMA DE LA FE Y LA RAZON 49


(Felix. cap. LIV).
4° - entender a la memoria y a la voluntad (Felix. cap. LIV).
Cuatro matices distintos del objeto de la raz6n. Los tres ultimos son


netamente filosoficos y, por tal motivo. no es del caso analizar. El
primero es el eminentemente teol6gico. Constituye la cuesti6n que nos
ocupa: el conocimiento de Dios. La distinci6n aparece ya en el versiculo
250 del Amigo y del Amado. Escribe Ramon: "Dos pensamientos tenia el
amigo:con el uno pensaba todos los dias en la esencia y virtudes de su
Amado; y con el otro, en las obras de su Amado; de aqui naci6 la
cuestion sobre cual de estos pensamientos era m&s excelente y mds del
gusto del Amado".


En el primer caso enumerado el entendimiento entiende la verdad de
su Creador: la esencia y virtudes de su Amado. No como Creador, ello
constituiria otra vez un tema filosofico, al sugerir la posibilidad de llegar
a Dios-Creador partiendo de la realidad-creatura. El entendimiento
conoce a su Creador como Divinidad. Ahi radica el problema teol6gico y
aqui radica la primera unidad de la ciencia a que antes haciamos
mencion.


La filosofia es racional y es, por ello, ciencia. Es conocimiento de-
mostrativo del Creador y de su obra. La teologia es igualmente racional y
es, francamente para Llull, ciencia tambien. Es conocimiento discursivo
sobre la Divinidad. Por tal razon no duda Ramon en escribir que el En-
tendimiento dictaba a muchos escolares filosofia y teologia (Blanquerna.
cap. XLIV).


La sintesis cientifico-luliana estd al fundirse ambas ciencias en la
unidad superior de la sabiduria. La sabiduria nace, explica Ram6n,
cuando el hombre entiende y ama a Dios (Felix. cap. LXVII). Y el amor
es fe y devocion, principio de la sabiduria (Lib. Amigo y Amado. vers.
288), porque la devocion, hermana de la fe y la verdad (Blanq. cap. XLV)
enamora y mueve a loar y honrar la Trinidad de Dios y la encarnaci6n de
su Hijo (Blanquerna cap. XLV).


Pero hay mas todavia. El entendimiento tanto mas se ennoblece y
perfecciona cuanto mas sutil, mas profundo y mas amplio sea el objeto de
su conocimiento. "Cuanto mas el entendimiento entiende las cosas difi-
cultosas y altas, tanto es mayor y mas noble y mas elevado por su inteli-
gencia, lo que no sucede siempre asi en las otras potencias' 1 (Blan. cap.
XXXVIII). Otra vez una cuestion filos6fica que puede tomar cariz teol6-
gico al ponerla en funcion de la oscuridad de la fe. Asi Ram6n Llull no
duda un momento en declinarla hacia tales matices. En un pasaje del
Felix, para justificar que los profetas del Antiguo Testamento hablaron
en terminos oscuros, afirma que donde mds oscuramente hablaron los
profetas del advenimiento de Jesucristo, mas ocasionado esta el humano
entendimiento para levantarse a si mismo en sutileza.


5




50 S. TRIAS MERCANT


Con la premisa anterior, a la que responde siempre el arte luliano y
su actitud fundamentalmente racional, seria fdcil concluir el silogismo y
cerrar la cuestion. Puesto que la fe es lo "non-vissum", en expresi6n de
Santo Tomas, sobre el misterio, ocasionado esta el entendimiento para
levantarse sobre ella en discursos y sutilezas. Sin embargo la raz6n tiene
sus limites que no es posible traspasar, limites que reconoce y defiende
Ramon Llull, afirmando que "antes es de desear que el entendimiento
tenga ignorancia de lo que no es posible entender" (Blanq. cap.
XXXVTII). Expresion esta que urge ocuparnos de la fe para formular los
postulados de la cuestion desde la otra vertiente.


3. La nocion luliana de la fe
El texto anterior se corrobora tambien con el siguiente:


"No convenia — dice la abadesa a una de sus
religiosas que ha faltado en la fe— que nuestra alma en-
tendiese tanto como es Ia obra que tiene Dios de si mismo
(los misterios). Y lo que no entendemos en Dios es aquella
cosa por cuya inteligencia no es suficiente nuestro enten-
dimiento por la mucha imperfecci6n en que ahora esta; y,
por esto, manda Dios que con la luz de la fe creamos lo
que no podemos entender de su trinidad y demas
articulos" (Blanq. cap. XXX).


Ramon Llull al detinir la fe nos ofrece una doble perspectiva. En el
Felix encontramos ambos aspectos. Dice Llull (cap. LXIII): "La fe es
creer en los catorce articulos". A reglon seguido afiade: "La fe es luz del
humano entendimiento, pues por la fe supone lo que no entiende".


En el primer aspecto la fe aparece como cuestion de conocimiento.
Cuestion con dos factores correlativos: subjetivo uno, la creencia, base de
la suposicion del entendimiento; objetivo otro, los catorce articulos,
supuesto del conocimiento. La fe conviene, de esta forma y de una
manera propia, al entendimiento. Creer o no creer son actos tan s61o
realizables por la facultad intelectiva. Pero esto no significa un asenti-
miento espontaneo del entendimiento, sino imperado por la voluntad,
segun ha atirmado Sto. Tomas, a la que Dios mueve mediante la gracia
(S. Theol. II-II, q. 2, a. 9). En tal caso la fe es el supuesto del entendi-
miento. Los "articula fidei" son las premisas de las cuales el entendi-
miento puede inferir todas las conclusiones que sea licito extraer. El
"intelligere" actua aqui de una forma instrumental, aprovechando los
datos de la fe como base. "Disputaremos con ellos (los moros) dice
Ramon Llull (Blanq. cap. XLIV) con un nuevo modo, ensendndoles el
Arte abreviado de hallar la verdad. Y cuando la hayan aprendido,
entonces podremos facilmente convencerles por el mismo arte y sus
principios". Los principios del Arte luliano son de base y trascendencia
metafisico-teol6gica.


6




EL PROBLEMA DE LA FE Y LA RAZON 51


En el Felix encontramos otro matiz de la fe, un segundo aspecto.
Dice Llull: "La fe es amar a Dios en su unidad, trinidad, encarnaci6n y
los otros articulos, y este amor es operacion de la voluntad sin entender lo
que se ama, sino es que el hombre ama solo lo que cree ser verdadero por
la suposicion que de ello hace" (Felix. cap. LXIII). Aqui la fe seria una
vivencia. Un llegar a Dios por un camino irracional.


Los dos aspectos se complementan. Ram6n admite las dos f6rmulas
conjuntamente para llegar a la Divinidad. Asi en el Libro del Amigo y del
Amado (vers. 241) plantea la cuestion en estos terminos:


"Decia el Amigo que la ciencia infusa venia de volun-
tad, de devocion, de oracion; y la adquirida venia del
estudio y trabajo del entendimiento, y por eso es cuesti6n:
^cuil ciencia es mas presto en el Amigo y cual le es mas
agradable y es m&s comoda?" .


El mismo Llull responde a la cuestion en el versiculo 19, del mismo
libro:


"El amigo pregunto al entendimiento y a la voluntad
cual de los dos era mas cercano de su Amado. Y corrieron
los dos, y el entendimiento lleg6 mucho m&s presto a su
Amado que no la voluntad".


Aqui encontramos la unidad de la fe subordinada, como antes la
unidad.de la ciencia del entendimiento, a una unidad superior. Pues si en
el texto anterior parece ser dar una primacia al entendimiento sobre la fe,
en el versiculo 70 del Amigo y el Amado sucede lo contrario:


"Entro el Amigo en un delicioso prado, y vi6 a
muchos jovenes que perseguian muchedumbre de maripo-
sas y hollaban las flores, y cuanto mas porfiaban en
agarrarlas, tanto mds altas volaban las mariposas. De que
discurrio el Amigo que tales son aquellos que con curiosas
sutilezas piensan comprender a su Amado, quien abre las
puertas a los simples y las cierra a los sutiles; y la fe
muestra aquel en sus secretos por la ventana del Amor".


Precisamente en el Libro del Amigo y del Amado y en Arte de
contemplacidn, apoteosis tinal del Blanquerna, los "articula fidei" y las
"razones necesarias" se funden en una maravillosa unidad vivencial de fe,
en una "sapientia amorosa" de la Divinidad.


Tanto la fe-conocimiento como la fe-vivencia son necesarias para una
verdadera sistematizacion teologica. Ademas, el objeto de ambas es el
mismo, como es logico. Cuenta Ram6n en el Blanquerna (cap. XXX) que
una religiosa fue tentada contra la fe mientras consideraba en la
Santisima Trinidad, eri la encarnaci6n del divino Hijo, en la virginidad de
Santa Maria, en la hostia consagrada, transsustanciada en verdadera
carne de nuestro senor Jesucristo. En el Felix (cap. LXVIII) escribe Llull


7




52 S. TRIAS MERCANT


que la fe es amor a Dios en su unidad, trinidad, encarnaci6n y los otros
articulos.


Por ultimo hay que aiiadir que la fe es luz divina que ilumina el
alma humana, "por medio de la cual entendi6 por lo que antes no enten-
dia el misterio... y cesaron sus dudas" (Felix, cap. IV).


La fe es una virtud por la que "son los hombres en via de salvaci6n,
creyendo lo que no pueden entender", de tal forma y hasta tal punto que
"si todo aquello que el hombre no puede entender no hubiera de creer, se
siguiera que la fe fuese un vicio" (Felix. cap. IV), lo cual es inadmisible.


4. Coordinacion entre fe y razon
Los elementos esquematizados en los apartados precedentes nos


llevan de la mano a plantear ya la cuestion central del presente comen-
tario: las relaciones entre la fe y la razon. No era este un problema
aislado y surgido por el celo apostolico de Ramon Llull. Era el problema
de la Edad Media que preocupaba a la Teoria de la ciencia, como en la
E. Antigua preocupo el deslinde armonico entre mitologia y filosofia,
como en la E. Moderna se ha interesado conjugar y definir el pensar
filosofico del pensar fisico-quimico, como hoy derivamos hacia una coor-
dinacion limitativa entre la ciencia filosofica y la ciencia bio-quimica. No
obstante, tambien es cierto que Llull le introdujo un matiz misional
especifico y propio.


El P. Manser 4 ha determinado cuatro vertientes distintas de la
euestion. La primera es la opinion de los que enfrentaron la fe y la razon
en una oposicion irreductible, opinion repartida entre fideistas y raciona-
listas. La segunda, la de Sto. Tomas, defiende una armonia entre fe y
razon basada en una distincion de ambas. La tercera define una armonia
fundamentada en la separacion entre ellas. Por liltimo, la corriente que
apoya la armonia a base de la confusion de ambas. Aqui incluye el P.
Manser la corriente agustiano-anselmiano-franciscana. En ella encuadra a
Llull cuya tesis, dice, es que sin fe no hay absolutamente ningun cono-
cimiento, citando en apoyo la Phil. princ. cap. 3 y el Ars Magna, p. IX, c.
63.


El planteamiento y la soluci6n de la tesis luliana ha sido ampliamen-
te estudiado por los lulistas modernos 5 , procurando centrar y definir en
sus justos Iimites el tan discutido racionalismo de LIulI. EI gran empuje y
analisis critico de Ia teologia Iuliana se debe a la labor del Dr. Garcias
Palou 6 cuyos analisis parecen sugerir que Ias vertientes, opuestas e
irreductibles, del P. Manser, si exceptuamos la primera, se reducen,
mejor, a puntos de vista distintos en los que cabe un relativo
acercamiento.


4. Esencia del tonismo. E.S.I.E. Madrid. 1953.
5. Vease la bibliografia del final.
6. Consiiltese la bibliografia apuntada al Final.


8




EL PROBLEMA DE LA FE Y LA RAZON 53


9


Conforme al criterio de un estudio exegetico centramos los matices,
que es posible descubrir en la obra literaria de Llull, en un andlisis de
textos.


El beato Llull plantea la cuesti6n en el capitulo "De Quolibet" del
Blanquerna:


"Si los articulos de la santa fe catolica de los cristianos pueden ser
entendidos por razones necesarias. Si la fe vale mds o menos, en caso de
poder ser entendidos sus articulos por razones necesarias".


Urgando en los textos tanto del Blanquerna como del Felix, unas
citas parecen conceder una primacia a la raz6n sobre la fe, mientras otras
manifiestan la preponderancia de la fe sobre la raz6n.


Prepoderancia de la razon:
En el Felix (cap. IV) al tratar "De la Trinidad de Dios" escribe Llull


que Felix escucho un predicador sobre la Trinidad, maravillandose de
que dijera el predicador "no deberse dar pruebas de el (misterio


trinitario), por ser m<is conveniente que las gentes le crean,
que no le entiendan por razones necesarias, siendo asi que,
si lo que dijo el predicador es verdad, se sigue que el
hombre tenga mayor merito en creer la Trinidad de Dios
que en conocerla".


La respuesta del ermitafio a las palabras de Felix no deja lugar a
dudas:


"Aquellos que quieren creer la Trinidad de Dios y no
quieren entenderla, se aman mas a si mismos que a Dios,
pues creyendo que adquieren mayor merito con solamente
creer lo que no entienden, no procuran entender lo que
debieran".


Preponderancia de la fe:
En el versiculo 334 del libro del Amigo y del Amado parece decir lo


contrario. Nos habla de la disputa entre dos sobre el verdadero sentido de
la simplicidad (si ignorancia o vida sin pecado?). Interviene el Amigo
para decir que la "simplicidad es magnificar la fe sobre el saber en lo
que la excede y evitar en toda forma las cosas vanas, superfluas, curiosas
y nimiamente sutiles... en todo lo que es de mi Amado".


En el Felix (cap. LXIIII) se abunda en la misma idea:
"Un hombre lego deseaba tener conocimiento de Jesu-


cristo..., queria entender los articulos y la Sagrada Escritu-
ra, y, como no pudiese entender estas cosas, la descredenza
o incredulidad quisieron inducirle a que no creyese en la fe
catolica; pero la fe, por virtud y gracia de Dios, le
sostiene... y le hace suponer lo que no entendia, conside-
rando que la fe y las Escrituras de los cristianos son verda-
deras, mas que el no las podia entender, por lo que se le




54 S. TRIAS MERCANT


habia dado la fe para creerlas; y como ese hombre asi se
ayudase de la fe contra la incredulidad, se empez6 a
exaltar su entendimiento".


Desde luego no existe contradicci6n entre ambos extremos; sino mas
bien dos matices distintos de un mismo problema. No dan lugar a dudas
sobre la complementariedad de la fe y la raz6n. Ambos elementos entran
en la sintesis. La cuestion esta en determinar en cual de los dos hay que
cargar el acento. Ello nos impone un analisis en torno a dos giros facti-
bles de la cuestion. Uno es el matiz misionologico; otro es la perspectiva
simplemente apologetica. Es importante tal distincion porque de ella es
posible descubrir aspectos e ideas que se pasan por alto, en la soluci6n
luliana, de no hacerlo. No es exactamente igual la coordinaci6n de la fe y
la razon al referirnos a las "disputas" con los infieles por "razones nece-
sarias" que a los razonamientos lulianos contra las "dudas" sobre la fe
que tienen la monja o los clerigos de la narracion novelistica. En el
primer caso existe injidelidad. carencia de fe-conocimiento y, principal-
mente, falta de fe-vivencia. En el segundo caso hay incredulidad. poner
en interrogante la fe-conocimiento.


1° - El matiz misionologico


Los textos son abundantes al efecto. En el (cap. XLIII) Blanquema
leemos:


"Yo soy la Fe, que en compania de esta senora (la
Verdad) he pasado a tierra de moros con el fin de conver-
tirlos al camino de la salvaci6n, y no me han querido
recibir a mi, aquella cuyo nombre es Verdad... Entendi-
miento es mi hermano, a quien voy yo ahora para que el
vaya a aquellas gentes de donde yo vengo y con razones
necesarias les demuestre los catorce articulos, y aquellos
primero en los cuales son a mi descreyentes".


En el capitulo siguiente responde el Entendimiento a los ruegos de la
Fe con el fm de informarse de la situacion. La Fe explico los detalles e
insistio en la peticion. Dijo que alli se habia encontrado con fil6sofos y
sabios, los cuales, incluso, no creian en sus propios dogmas, que "no


querian admitir autoridades de santos ni tener creencia
verdadera sin inteligencia. Por esta causa venimos (Fe y
Verdad) a vos... y os rogamos pasar a aquellos y demos-
trarles la verdad con razones necesarias".


El planteamiento es claro, sin embargo sugiere dos posibilidades.
Que se haga una demostracion racional, sin mas, del problema de Dios o
un razonamiento francamente teologico. En el primer caso no se sale del
plano puramente filosofico. La labor misional de Ramon Llull se
reduciria a una disputa filosofica con la intenci6n de imponer la filosofia
cristiana a la filosofia arabiga, a la judia o a la pagana. Incluso la


10




EL PROBLEMA DE LA FE Y LA RAZON 55


respuesta del Entendimiento en el Blanquerna puede inclinarnos a
pensarlo. Vista las dificultades y las dudas que tienen los moros sabios en
su creencia, considerando el deseo de los judios de tener conocimiento
seguro de la verdad y la falta de conocimiento de Dios de los paganos,
iremos alla —afirma el Entendimiento a la Fe— "y disputaremos con un
nuevo modo, ensendndoles el Arte abreviado de hallar la verdad. Cuando
lo hayan aprendido, podremos facilmente convencerles por el mismo arte
y sus principios" (cap. XLIV).


No obstante el texto precedente, la intenci6n de Llufi no es estructu-
rar una teodicea para los infieles, sino una teologia. El razonamiento
misionologico implica los "articula fidei" como base. En el Felix (cap.
LXIII) atirma que Dios ha dejado la fe encomendada al Sumo Pontifice,
a los cardenales, prelados y sacerdotes para que la guarden y la defien-
dan contra "los infieles e incredulos, como lo son los judios, sarracenos,
herejes y otros infieles". A reglon seguido anade: "los cristianos que son
hombres legos e iliteratos estan obligados a guardar y defender la fe con
las manos corporales, y los eclesiasticos con las espirituales, como son
razones, argutnentos, textos de la Sagrada Escritura, oraciones".


El texto luliano es claro. El nuevo modo de convencer a los infieles
no es una exposicion de la Sagrada Escritura porque ellos rechazan la
autoridad. No es tampoco un argumento exclusivamente racional porque
nos remontariamos al argumento filosofico sin provecho para el caso.
"Mucho tiempo ha —dice el filosofo— que yo he querido por medio de la
filosofia adquirir conocimiento de Dios... lo que en parte he conseguido,
pero de la obra que Dios tiene en si mismo no tenia conocimiento, ni lo
hubiera adquirido a no ser por la teologia, que el santo ermitano ha
explicado" (Gelix. cap. IV). El encargo de Dios es guardar y defender la
fe. En consecuencia no queda mas que una salida: que el nuevo modo de
convencer sea una sintesis arm6nica de razones, argumentos y textos de
la Escritura.


En el Blanquema, aduce igualmente Ram6n textos evidentes de la
coordinacion entre la fe y la razon como factores integrantes del nuevo
metodo misionologico 7. La falta, escribe, de perseverancia y continuaci6n
de las disputas contra infieles —la disputa implica duilogo racional— es


7. A primera vista llama la atenci6n que LIull hable de un "nuevo modo de convencer"
cuando el ya estaba familiarizado con la tecnica de la disputa que los dominicos ponian en
practica en Catalufia (Recuerdese la celebre disputa de Barcelona). No es posible aqui
analizar la cuesti6n, sino unicamente consignarla. No obstante creo que el cardcter de nucvo
que senala el propio Ram6n esta en la conjunci6n de fe y raz6n. La novedad luliana hay
que buscarla en la pretensi6n del autor de demostrar la fe por razones necesarias. Pre-
tensi6n, si, nueva porque no fundaba sus razones necesarias s61o en la raz6n, y porque no se
quedaba tampoco en la postura tomista de llegar, en la Summa coritra Gentes, por medio
de la raz6n a un compromiso plenamente compatible con la fe. Ahi estci la raiz, a mi modo
de ver, de que la teologia misionol6gica de Llull tomo un matiz especial.


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56 S. TRIAS MERCANT


la razon por la que parece a Ias gentes que el error no puede ser vencido
ni superado por nosotros con vivas razones (Blanq. cap. XLIII). Con el
"nosotros" se retiere Llull evidentemente a la sintesis tricot6mica de fe
—es el personaje que habla en el texto —y de entendimiento y de
verdad—• sus hermanos.


Fe y razon en franca colaboracion son elementos del metodo luliano
de conversion; pero, como tales, ofrecen una dificultad. En el Felix ha
escrito Llull que el entendimiento por la fe supone lo que no entiende y
esta suposicion se exalta en entender lo que no podria ejecutar sin la
suposicion que por la fe hace (cap. LXIII). El nuevo metodo luliano de
conversion seria un silogismo formado por una premisa mayor de fe y
una menor de razon. La conclusion seria la demostracion de la concor-
dancia de la razon con la suposicion de fe. En consecuencia, el entendi-
miento vendria a demostrar y justilicar la suposicion.


Analicemos el valor del metodo dialectico luliano. No dudamos de su
fuerza al considerar la "suposicion" subjetivamente. Sin embargo, no es
tan claro si fijamos la atencion en el aspecto objetivo. La premisa mayor,
dijimos, era de fe, entendida como fe-conocimiento, es decir, los datos de
la revelacion como supuesto basico. Textos de la Escritura, ha escrito
Llull. "El entendimiento. atirma luego, por la fe supone /o que no
entiende". Ahora bien, los intieles, hemos repetido ya, no admiten la fe.
Luego, la premisa mayor estaria formada, ello es posible, por datos de la
revelacion de los que, aun sin creer en ellos, se inferirian oportunas con-
secuencias. Tales datos no son evidentes por no ser principios de razon ni
son absolutamente ciertos por no admitir los infieles la certeza de la fe.
Luego, funcionan a modo de meras hipotesis de razonamiento, "supues-
tos y suposiciones" en expresion luliana.


Es interesante aclarar que realmente el punto de partida del razona-
miento es una hipotesis de fe. Creo que Llull se muestra preocupado por
ello y manitiesta su postura. En el Felix (cap. IV) cuenta de un filosqfb
que fue a buscar un santo hombre cristiano, muy sabio en teologia y
tilosofia. Lo encontro disputando con un judio sobre el misterio de la
Trinidad. Vio que, por mas que el santo varon se esforzaba en probarla
con razones, el judio no la podia entender. Pero el filosofo entendio en
parte las razones y se hizo bautizar. Maravillado el judio increpo al
gentii. Este respondio que con su filosofia habia llegado a entender a
Dios y a las obras que opera en las criaturas; "pero de la obra que Dios
tiene en si mismo no tenia conocimiento, ni le hubiera adquirido a no ser
por la teologia que el santo ermitaiio explica, pues puedes alcanzar su
conocimiento si supones que hay trinidad y te complaces de que la haya
en Dios, pues probarla sin suponerla no puede ser". Al final del mismo
eapitulo insiste Llull diciendo:


"Los filosofos gentiles no suponian por la fe lo que no


12




EL PROBLEMA DE LA FE Y LA RAZON 57


alcanzaban con el entendimiento, sino es que se dirigian
por razones necesarias, y por esto su entendimiento no
podia levantarse en tan alto grado para contemplar a Dios
como el de los filosofos cristianos, cat61icos y teologos, que
por la fe comienzan, suponiendo ser Dios uno y trino".


De lo anterior podemos deducir que no existe en tal caso una demos-
tracion cientifico-teologica, sin que ello implique defender la inutilidad
del procedimiento luliano. Llull nos muestra, en las obras que comenta-
mos, que, a pesar de lo dicho, existe verdadera coherencia entre los
postulados de donde se parte y las conclusiones obtenidas. No cabe duda
de que el conjunto da lugar a un verdadero "sistema" de razonamiento
teologico. No tenemos una teologia-ciencia, sino una teologia sistemdtica
porque en ella la certeza de la fe se queda en mera hipotesis, implicita y
comun entre Llull y sus interlocutores.


La coherencia existe en el silogismo luliano siempre que nos
valgamos de los principios logicos-metafisicos de su sistema, principios
que, por otra parte, incluyen en si un fondo basico comun con el
pensamiento mahometano y judio. Con tales principios el razonamiento
luliano es concluyente. Dice en el Felix (cap. LXXLX):


"Delante de un gentil disputaban tres sabios, el uno
cristiano, el otro mahometano y el otro judio. Para dispu-
tar y manifestar al gentil la verdad y la falsedad con el fin
de que eligiese la una y se apartase de la otra, establecie-
ron un criterio base que satisfaciera a todos los disputan-
tes. El criterio establecido fue el axioma de concordancia:
convinieron que aquella ley que con los atributos de Dios y
las virtudes creadas tuviera mayor concordancia y mayor
contrariedad con los vicios, se tuviese por verdadera, y las
demas por falsas".


El por que del acuerdo es la fundamentacion argumentativa de Llull,
asentada en el sustrato comiin y presupuesto implicito del pensamiento
cristiano, judio y mahometano. En las tres posturas cabia el monoteismo,
una aceptacion de una revelacion 8 como base de su religion y un
ejemplarismo cosmologico-teologico. Sobre esta base no le es imposible
plantear el razonamiento en torno a la Trinidad y a la Encarnacion,


8. Leemos ya en la filosotia judia de Fil6n que el mundo es para nosotros escala hacia
Dios (orden jerarquico del universo); pero s61o nos da la sombra de Dios, porque su com-
prension proviene s61o de Dios mismo. Dice: Nos hemos formado la concepci6n de la causa
partiendo del mundo. de sus partes y de sus poderes innatos; todas estas cosas no son
crcadas sin arte absolutamente perfecto. sino que el creador de este universo fue y es Dios...
Pero, quien asi razona s61o comprende a Dios por su sombra, concibiendo el artifice a
travcs de sus obras (Leg. Aleg. 111, 79). Este sol sensible, j,acaso lo vemos por otro medio
quc por el sol?... y la luz, no se ve quizas con la luz? Asi tambi£n Dios, que es luz de si
nusmo. s6lo por si mismo se ve (De pr.et p.. 917).


13




58 S. TRIAS MERCANT


cuestiones estas dos que no encajaban en el sistema judio y musulman.
Concluye Ramon su narracion: "disputando con este orden, prob6 el


sabio cristiano ser su ley verdadera y todas las otras falsas" (Felix. cap.
LXXIX). En realidad toda la cuestion luliana, escribe Pring-Mill 9 se
reduce a demostrar que, si se aceptan los elementos comunes, se tiene
que aceptaf como logica consecuencia y perfectamente encuadrada en
aquellos, segun Llull, la Trinidad y la Encarnacion.


EI segundo paso es tambien importante en la fundamentaci6n luliana
del razonamiento teologico. Se aplica el axioma de la mayoridad y
minoridad, axioma no absolutamente extrafio a sus interlocutores puesto
que se basa en un orden jerarquico universal, idea, otra vez, no
desconocida, sino admitida por las tilosofias judia y musulmana.


Teniendo en cuenta el principio anterior razona Llull en el Felix
(cap. LXXIX):


"un clerigo dijo a un hombre que, aunque es verdad
que Dios es uno y trino y que se encarno, esto no se podia
probar ni demostrar en este mundo; de que aquel hombre
se maravillo mucho, por parecerle que, si era cierto lo que
clerigo le decia, se requeria que la verdad, que es contraria
a la falsedad, no seria demostrable; y que otras verdades
menores lo serian, y que la mayor verdad no lo seria, lo
que es imposible".


Se vislumbra aqui el postulado anselmiano de la mayor perfeccion
con resabios del realismo ontologico-agustiniano. Continua Llull:


"Ademas de que, si lo que el clerigo decia era verdad,
se seguiria que el humano entendimiento no podria ni
deberia entender tanto a Dios, para lo cual es creado.
como podria y deberia entender las cosas mundanas, para
lo cual no es creado".


Podria objetarse que las palabras de Llull suponen precisamente lo
que se quiere demostrar. Termina el texto, refiriendose a las cosas mun-
danas, "sino es en cuanto tienen relacion y manifiestan las divinas" Ahi
(ejemplarismo y participacion) estamos ya en un plano francamente racio-
nal, en el que se presupone la consideracion platonico-anselmiana de los
objetos metafisicos, que por razon de metodo acepta su existencia como
"credi tum" o "pone entre parentesis su ser ahi y trata de compren-
d e r l o " ' 0


Insiste Llull en el Blanquerna (cap. XXX) distinguiendo dos tipos de
conocimiento:


1° - el puramente racional: "bastante ha dado Dios virtud a nuestro


9. El Microcosmos lul.lia. Ed. Moll. Palma de Mallorca. 1961.
10. DEMPF. A. Metafisica de la Edad Media. Ed. Gredos, Madrid, 1957.


14




EL PROBLEMA DE LA FE Y LA RAZON 59


entendimiento para conocer por medio de las criaturas al que es creador
de todas";


2° - el netamente teologico: basado en el misterio y comparando con
las criaturas mediante la aplicacion de la ley de mayor perfecci6n que
reduce al absurdo la proposicion contraria, dice: "asi como puede
entender que el hombre es una persona compuesta por dos naturalezas
diversas..., aun mejor, puede Dios ser una esencia en tres personas y que
estas tres personas sean la misma esencia". Fundamenta a continuacion
el razonamiento afirmando que "si Dios no tuviese tal poder, se seguiria
que Dios seria mas poderoso en unir la pluralidad en la criatura que en
si mismo, lo que es inconveniente y no se puede conceder".


^Acercamos aqui la filosofia a la teologia? Diria m&s. Conseguimos
la armonia entre ambas ciencias al coordinar la fe y la razon. Ello no
quiere decir, sin embargo, como pretende P. M a n s e r 1 1 que en Ramon
Llull la fe y la raz6n se armonizan a causa de una triple confusion de
ambas: confusion en cuanto al origen, confusion en cuanto al concepto y
confusion en cuanto al dominio respectivo. Los textos lulianos son claros.
Fe y razon son hermanas, pero opuestas. Ramon no pretendia, como
hemos indicado antes, establecer compartimentos de disciplinas, sino
conseguir una ciencia universal que fuera filosofia y teologia y logica y
didactica, y a la vez, sintesis de ellas. Ademas, Llull ya se plantea la
objecion racionalista de que se le acusa. Por boca de Blanquerna dice: "si
el entendimiento demostrase con razones los articulos por los cuales la fe
recibe iluminacion en su creer contra el entender, esta perderia todo su
merito", su valor y su razon de ser.


Llull responde con otro de los fundamentales principios lulianos: la
aplicacion de la primera y segunda intencion, poniendo al descubierto el
valor primario de la conversion y quedando en segundo plano el sistema.
Lo que se pretende, viene a decir Llull, es que los infieles se conviertan
conociendo y amando a Dios. Que sea por la fe o por la raz6n, esto
importa poco, es secundario. Asi, por boca de la fe, dice (cap. LXIII) que
"no era conveniente cosa que la principal razon por la cual el hombre
quiera convertir los infieles, sea para que la fe sea ocasion de mayor
merito". Luego afiade, "conviene que yo (la fe) sea por la scgunda inten-
cion, y sea la primera el que sea amado y conocido y que el entendimien-
to pueda usar de su virtud". Si esto sucede la conversi6n sera un hecho.
Entonces la fe sera un factor importante en sus vidas puesto que habr&n
dejado de ser infieles, porque, concluye Llull, cuanto mis alto asciende y
puede ascender el entendimiento a entender los articulos de la fe, tanto
mas puedo yo subir, que soy Ia fe, y subo mas alto sobre el entencimiento
y creo aquello que no puedo entender.


11. Cfr. loc. cit.


15




60 S. TRIAS MERCANT


El aspecto misionologico, resumiendo lo dicho hasta aqui, nos descu-
bre, en el problema de las relaciones entre fe y razon, la formulaci6n de
una teologia sistemdtica, entendida como un conjunto de conocimientos
relacionados entre si y armonicamente conjugados de tal forma que
ofrecen una vision discursiva en torno a una idea.


2° - La perspectiva apologetica
El planteamiento en el segundo caso es distinto. Aqui no se niega la


fe en su doble aspecto. En el caso anterior lo que pretendia Llull era,
mediante el razonamiento, mover la voluntad hacia Dios y con ella
sugerir la fe —segunda intencion—, ha escrito.


Cabe ahora plantear el problema partiendo no de la falta de fe, sino
del pecado de fe. Llull en el Blanquerna (cap. XXX) habla de la falta de
una religiosa: "obro, dice, mi alma como flaca y miserable". La falta, la
miseria de su pecado, consistio en una duda sobre la fe, mejor aun, en
pretender razionalizar el articulo de fe. Dice el texto luliano que


dudo en la trinidad escudriiiando....
dudd en la encarnacion pensando....
dudo en la virginidad imaginando....
dudo en la hostia consagrada del mismo modo que en lo expresado...
En el Felix (cap. IV) plantea la misma cuesti6n diciendo de un


mercader que "estaba enfermo espiritualmente porque padecia dudas
sobre el misterio de la Santisima Trinidad".


La duda es funcion del entendimiento y las razones que aporta la
religiosa para probar la suya son evidentemente de tipo racional y discur-
sivo. Porque escudrino, penso e imagino se tambaleo su fe-conocimiento,
aunque de ninguna manera tuvo la menor resquebrajadura la fe-vivencia.
Por tal motivo pide penitencia; pero pide tambien se le declare la duda.


La abadesa establece un razonamiento partiendo, sin embargo, de los
articulos de fe. No olvidemos que la monja no los habia ncgado. Lo quc
habia hecho era intentar comprenderlos. El razonamiento de la abadesa
se limita simplemente a razonar, en la medida posible, los "articula
tidei", tan ciertos para ella como para su religiosa.


El capitulo XXXVIII del Blanquerna puede ser considerado como
un analisis de la estructura de la argumentacion que Llull va a
emprender. Dice:


"Si deseamos entender a Dios conviene:
primero: "usemos de fe... y creamos lo que no podemos


entender.
despues: "usemos la inteligencia... con eomparacion"
para que: "entendamos, a) lo que Dios tiene en su esencia,
b) lo que Dios tiene en sus obras, c) que Dios es cosa


mayor de lo que nosotros podemos entender".
El razonamiento de la abadesa en el cap. XXX de Blanquerna se


ajusta rigurosamente al ritmo senalado antes.


16




EL PROBLEMA DE LA FE Y LA RAZON 6 1


1° - Punto de partida: una proposici6n indemostrable: Misterio ?le la
Trinidad


"No conviene, dice, que nuestra alma entendiese tanto
como es la obra de Dios en si mismo engendrando el
Padre al Hijo y procediendo el Espiritu Santo del Padre y
del Hijo".


Muestra a continuacion que esta verdad base es verdad de fe. Dice:
a) "Lo que no entendemos en Dios es aquella cosa por


cuya inteligencia no es suficiente nuestro entendimiento
por la mucha imperfecci6n que ahora e s t i " .


b) "por esto manda Dios que con la luz de la fe creamos
lo que no podemos entender de su santa e incompren-
sible trinidad".


Asentada la premisa mayor es preciso formular la menor.
2° - Medio: argumento de razon, comparando la verdad revelada con


elementos asequibles a Ia razon: seres creados (factores de comparaci6n) y
principios metafisicos (elementos de relacion). Asi dice:


a) Elementos de comparaci6n
a') datos: "nuestro entendimiento tiene virtud para conocer


por medio de las criaturas al que es creador de todas".
b') comparacion: "asi como puede entender que el hombre


es una persona de dos naturalezas diversas, aun mejor
sin comparaci6n (se entiende aqui: grado absoluto per-
fecto) puede Dios ser una esencia en tres personas y
que estas tres personas sea la misma esencia".


b) Principio metafisico de relaci6n: aplicaci6n del axioma
de la mayoridad, reduciendo al absurdo la proposici6n
contraria. Asi:
"Si Dios no tuviera tal poder, se seguiria que Dios seria
mas poderoso en unir la pluralidad en la criatura que
en si mismo, lo que es inconveniente, y no se puede
conceder".


3° - Conclusion: Luego Dios puede ser una esencia en tres personas y
estas tres personas sean la misma esencia.


M&s explicito todavia aparece el mismo argumento luliano en el Felix
(cap. IV) en donde desarrolla m&s profusamente la premisa menor.


1° - Parte Falix del articulo de fe: Trinidad divina
2° - Premisa de razon:
1°) Elementos de comparaci6n:
a) datos:
El mundo se compone de tres cosas diversas: sensualidad, intelectua-


lidad y animalidad 1 2 :


12. N6tese aqui el valor del numero real — 3 — y su simbolismo trinitario en la


17




62
S. TRIAS MERCANT


a') "por sensualidad has de entender las cosas sensuales,
que son corporales...; una forma y una materia y una
conjuncion o union de la materia y de la forma, de que
se compone todo ente creado..."


b') "por intelectualidad el alma del hombre y el angel... El
alma por si es una esencia en tres cosas diversas de las
cuales es su ser y sin las cuales no podria ser una sus-
tancia; estas son memoria, entendimiento y voluntad"


c') "por animalidad. el mismo hombre y las demds cosas
que tienen cuerpo y espiritu... El animal consiste tam-
tien en tres cosas, esto es, en cuerpo y alma y la union
o conjuncion por la cual el cuerpo y el alma se unen y
son un animal"...


b) Comparacion: "En este numero de uno y de tres
consiste el mundo y todo cuanto tiene ser creado subs-
tancial..." como semejanza con Dios.


2°)Principio metafisico de relaci6n: "Si Dios no fuese
unidad de substancia y trinidad de personas, no
hubiera criado todo cuanto tiene ser con esta disposi-
cion; pues debiendo tener todo su similitad, segun que
es cada cosa capaz de recibirla, no podria ser de otra
forma, y hubiera sido imperfecta la creacion".


3° - Conclusion: "La substancia de Dios es una en tres personas
distintas, que son Padre, Hijo y Espiritu Santo".


Aqui el mercader, como antes la religiosa, qued6 libre de dudas.
Entendieron uno y otra la unidad y trinidad divina, se convencieron de la
necesidad de la fe y de la limitacion de la razon puesto que el misterio
"entenderle no podeis" (Felix. cap. I V ) ' 3 .


En el Felix, sobre la base de la conclusion anterior, continua Llull
exponiendo la naturaleza de Dios, discurriendo por las dignidades
divinas.


El razonamiento anterior es un silogismo, aunque diferente al
expuesto en el apartado precedente. Se parte ahora de una verdad de fe
admitida como cierta. Se anade una premisa menor de raz6n para
concluir las consecuencias logicas que de tales principios se derivan. El
proceso discursivo, a diferencia del anterior meramente sistemitico, es
aqui cientifico. Es una ciencia enraizada en la certeza de la fe como
punto de partida y de la que es deudora la de la conclusi6n. Nos
encontramos ante una teologia luliana que es-verdadera "scientia fidei"


estructuracion del cosmos. Un estudio sobre la numerologia con implicaciones en filosofia y
teologia puede verse en PRING-MILL. El microcosmos luilih. Palma de Mallorca 1961.


13. Con el mismo procedimiento, tanto en el Blanquerna como en el Felix, expone a
continuaci6n Llull los argumentos de la encarnaci6n, virginidad, etc.


18




EL PROBLEMA DE LA FE Y LA RAZON 6 3


5. La unidad luliana: Hacia una teologia sintetica
^Debemos pensar en una dualidad de teologias en el pensamiento


luliano?
De ninguna manera. La teologia misionologica y la "scientia tidei"


no son sino dos aspectos de una misma unidad estructural. Esta unidad
seria conseguida en una gradacion ascendente. Sobre la base de una filo-
sofia - "Blanquerna demostraba por razones naturales de filosofia como
las criaturas significan a su Creador" (cap. LVII),— a parte de otras
disciplinas, se llegaria a la teologia, "la cual es el fin y complemento de
todas las demas ciencias" (Blan. cap. LVI). No obstante Ramon Llull
busca una unidad superior en Ia que se integraria la misma teologia bajo
todos sus aspectos: una ciencia universal que definiera los principios
universalisimos, comunes a Dios y a la criatura. Ciencia universal de
inteleccion y de amor. La ciencia luliana seria asi una sabiduria que
"entiende a Dios para que le ame" (Felix. cap. LXVII). La coordinaci6n
de la razon y de la fe se uniria ahora al amor como sintesis del intelec-
tualismo del conocimiento de la verdad eterna con el postulado del
perfeccionamiento de la personalidad con el amor a Dios. Es que si el
hombre "entiende a Dios y no le ama, escribe Llull, su entender es
ocasion de que en el haya ignorancia" (Felix. cap. LXVII).


^Cuales son entonces las caracteristicas de esta sabiduria luliana? El
tema desborda la intencion del presente estudio. Por tal motivo nos
limitaremos a enumerar escuetamente unas notas distintivas.


Ramon Llull define la sabiduria contraponiendola a Ia ignorancia.
Sabiduria es, dice, entender y amar a Dios (Felix. cap. LXVII y Blanq.
cap. XXXIV), asi como la ignorancia consiste en olvidarlo y desamarlo
(Felix. loc. cfr). En otra ocasion anade que "sabiduria es memorar, enten-
der, amar las virtudes y memorar, entender y aborrecer los vicios (Felix.
cfr. cit). Estamos en el punto del que habiamos partido al comienzo del
presente trabajo. Hemos llegado a la unidad primitiva que sugeriamos al
inicio, scgiin la cual en Ramon Llull se conjugan en un todo sintetico la
teologia y la mistica y la etica y la dialectica y la filosofia. De esta forma
la teologia argumentativa se completa con una accion misipnal y ascetica
y esta deriva, como afirma Garcias Palou, del espiritu mismo de la teolo-
g i a ' 4 .


El teologo luliano seria, a la vez, el apostol de Dios. Ahi el ideal del
sabio segun Ram6n Llull. EI enamorado de Dios y embebido de ciencia,
trabajador incansable para la salvaci6n del hombre con palabras y con
obras. El sabio luliano es el "santo hombre cristiano muy sabio (aqui
significa versado) en teologia y filosofia. que... contempla la obra de Dios
en si mismo y disputa con... (judio). (Felix. cap. IV).


14. GARCIAS PALOU, S. Hacia la localizacion dclpunto de emanacion del espiritu de
la Teologia luliana. Est. Lulianos, 2 (1958) 67-76.


19




64 S. TRIAS MERCANT


Ramon Llull en otra ocasi6n explana las notas condensadas en la
tormula anterior. De su enumeraci6n es pcsible entrever el concepto de
sabiduria y el ideal del sabio luliano. Sin olvidar la fuerte presi6n
cristiana de la Edad Media —principalmente agustiniano-anselmiana—
es posible ver en aquellas notas resabios de la filosofia antigua.


El ideal del sabio se resume, segun Llull de esta forma:


Ramon LIull Neoplatonismo


1° Hacer que la sabiduria humana sea imagen de la divina


Dios ha querido que haya sabi-
duria en el hombre..., quiere que
la sabiduria del hombre sea gran-
de en bondad, en grandeza, en
duracion, poder y voluntad, por-
que tanto cuanto la sabiduria del
hombre es grande en todas estas
cosas, tanto tiene alguna seme-
janza con Dios (Felix. c. LXVII).


Sera buena y virtuosa (el alma) si
no concuerda con el (cuerpo y
pasiones), sino que obra por si
sola lo que es sabiduria... Tal dis-
posicion del alma... no hay error
en considerarla semejante a Dios,
pues es puro lo divino y el acto
de semejante especie, de manera
que posee sabiduria quien lo imi-
ta (Plotino Enn. 1, 2°, 3).


2° Conocerse a si mismo para conocer a Dios


^De que le vale a este joven su
juventud, su robustez y su rique-
za, sino tiene sabiduria y, por
falta de ella, de todo cuanto tiene
usa mal y no conoce a Dios, ni se
conoce a si mismo, ni a los bienes
que Dios le ha encomendado?
(Felix LXVII)


3° - Alcanzar una sintesis


Dos pensamientos tenia el amigo:
con el uno pensaba todos los dias
en la esencia y virtudes del ama-
do; y con el otro, en las obras de
su Amado (vers. 250).
Dime, fatuo. ^en que tiene prin-
cipio la sabiduria? Respondio en
fe y devocion que son la escalera
por donde sube el entendimiento
a entender los secretos de mi


^Sobre que cosa se podria investi-
gar con mayor razon... que sobre
el alma?... Porque nos conduce a
estos dos conocimientos: de aque-
llo de lo cual es principio y de
aquello de lo cual proviene (Enn.
IV, 3° , '


de conocimiento y amor


El entendimiento tiene dos facul-
tades: la facultad de entender,
por la cual ve aquello que esta en
61, y otra por la cual ve lo que le
trasciende... Y la una es la vision
de un intelecto sensato, la otra es
el intelecto amante.
Cuando sale de su juicio, embria-
gado de nectar divino, entonces
se transforma en amante (Enn.


2 0




EL PROBLEMA DE LA FE Y LA RAZON 65


Amado (vers. 288). Pero si entien-
de a Dios y no le ama, su enten-
dimiento es ocasion de que en el
haya ignorancia (Felix, cap.
LXVII ) 1 5


Ramon Llull


VI, 7°, 34)


Estoicismo


4° - Llegar a la imperturbabilidad por las virtudes


Un hombre loco.. encontro a un
sabio, a quien dijo muchas inju-
rias... Y el hombre sabio tuvo
paciencia... y cuanto mas pacien-
cia tenia, mas crecia su sabiduria
... por lo que amo la grandeza de
la sabiduria, y conocio que esta
debia ser grande en cl por medio
de la fortaleza, abstinencia y pa-
ciencia, la que empezo a experi-
mentar cuando se sintio inclinar
a la ira e impaciencia, amando
con fortaleza de espiritu la gran-
deza de la sabiduria (Felix. cap.
LXVIl). Pues la ignorancia es la
perdida de la imperturbabilidad,
es impacientarse o montar en ira
(Felix. caps. LXVII y L X X V ) 1 6


5° - Poseer las virtudes, porque ser virtuoso es ser sabio


No digo que sea insensible a ellas
(las pasiones), sino que las vence
(Seneca. De Proy. II, 1-2).
Aquel, quienquiera que sea, que
por la moderacion y firmeza, se
halle con el animo tranquilo y en
armonia consigo mismo, ni se
consume por molestias, ni se en-
cuentra enervado por el temor, ni
arde de deseo sediento de codicia,
ni se consume en alborozarse con
futil vivacidad, ese es el sabio
(Ciceron Tusc. IV, 37).


^En donde, pues, estdn la espe-
ranza, caridad, justicia, pruden-


Dicen que el sabio obra siempre
en conformidad con todas las


15. lnsisto en que las comparaciones establecidas no son en ningun momento una
lndicacion de coincidencta. sino tan s61o un indice de referencia, eso si, evidente; pero que
es preciso evolucionar y determinar con todas las implicaciones posteriores hasta Llull, con
el fin de poner de manifiesto los matices especificos y diferenciales. Desde la biisqueda de la
verdad intclectualmente hasta su posesi6n. desde la "sofia" griega hasta la "sapientia"
agustiniana "quae est Det sapientia" (De beata vita, IV, 34).


16. Seria preciso estudiar las inflexiones comparativas entre la moderaci6n estoica y la
pacicncia luliana. descubriendo que en la "paciencia luliana" no s61o hay, como en el
estoicismo, prudencia, sino. ademis, armonia y firmeza, y que el vicio no es solo ignorancia
SUH) tambicn enfermedad y deformaci6n moral. La falta de fe es una "enfermedad"
espiritual, hemos escrito antes usando las palabras de Llull.


21


i




66 S. TRIAS MERCANT


cia y fortaleza, para que ayuden
a ... la sabiduria de mi hermano?
Sabiduria es entender y amar a
Dios (Felix. LXVII) y la bondad
del hombre consiste en memorar,
entender y amar a Dios [Felix.
LXI). Dios quiere que el hombre
sea bueno creyendo y sabiendo...;
puedes adquirir conocimiento de
las siete virtudes por las cuales es
el hombre bueno si las ama (Fe-
lix. LXI).


6° - Convencerse


La ignorancia para persuadirlos
(a los hombres) se conservasen en
la poca caridad y devocion que
antes tenian... Cuanto mayor sois
vos, Ignorancia, en grandeza, ma-
yor es vuestra malicia (Felix. cap.
LXVII). Por vos Locura —dice la
Sabiduria— se ha perdido la
grandeza de la bondad, de la
caridad, oracion... (Felix. cap'.
LXVII). 1 7


virtudes, porque cada acci6n suya
es perfecta, pues no carece de
ninguna de las virtudes (Diog.
VII, 65, 12) Y quien posee inteli-
gencia obra bien y con prudencia,
con temperancia, con regularidad
y con buen orden (Diog. VII, 102,
20) De realizar todo conforme a
la virtud... el sabio obra bien en
todo (Diog. VII, 66, 19).


que el vicio es ignorancia


El necio todo lo que hace, lo hace
mal y conforme a todos los vicios
(Diog. VII, 66, 19). Y dicen tam-
bien que todo necio es loco, que
se ignora a si mismo y a sus
cosas, lo que es locura (Diog. VII,
68, 18).


Llull, ademas de las notas anteriores afiade dos mas:


7° - Saber usar y aprovechar las grandezas que nos ha dado Dios:


"Considero (el ermitafio) en la grandeza del rey...
Estando en esta consideraci6n, deseo que a todas estas
grandezas las acompanase la de la sabiduria, sin la cual
ninguna servia por no saber usarlas ni aprovecharse de
ellas (Felix. cap. LXVII).


17. N6tese. incluso, en este caso el empleo de la misma palabra para igualar la
ignorancia con la locura.


2 2




EL PROBLEMA DE LA FE Y LA RAZON 67


8" - Honrar a Dios


"La sabiduria nace cuando el hombre entiende y ama
a Dios..., y por ser esto asi, se excus6 Dios de dar la gloria
a un rey... que se habia cuidado muy poco de honrarle"
(Felix, cap. LXVII).


S. TRIAS MERCANT
Palma de Mallorca


NOTA BIBLIOGRAFICA
CHENU, M. La Theologie cotnme science au XIII siecle. Biblioheque


thomiste, XXXIII. Paris 1957.
FLORI, M. Las relaciones entre la filosofia y la teologia, y concepto


de filosofia cristiana en el Arte Magna del b. R. Llull. Raz6n y Fe, 106
(1934) 289-96; 107 (1935) 171-7.


EIJO GARAY, L. Las "razones necesarias" del B. Ramon Llull, en
el marco de su epoca. Estudios Lulianos, 9 (1965) 2 3 - 3 8 ' 8 .


GARCIAS PALOU, S. San Anselmo de Canterbury y el B. Ramon
Llull. E. L., 1(1957) 63-89.


GARCIAS PALOU, S. Hacia la localizacion del punto de emanacion
del espiritu de la Teologia luliana. E.L., 2 (1958) 67-76.


GARCIAS PALOU, S. ^Fue R. Llull el primero en usar las
expresiones" teologia positiva" y "teologo positivo"?. E.L., 2 (1958)
187-96.


GARCIAS PALOU, S. Indole cientifica del saber teologico, segun el
B. Ramon Llull. E.L., 2 (1958) 317-22.


GARCIAS PALOU, S. El beato Ramon Llull y las controversias
teologicas en el oriente cristiano. E.L., 3 (1959) 161-80.


GARCIAS PALOU, S. Un discutido argumento trinitario de Ramon
Llull, usado por el cardenal Fray Mateo dAcquasparta (— 1302). E.L., 4
(1960) 73-82.


GARCIAS PALOU, S. Circunstancias historicas que inspiraron la
composicidn del "Tractatus de modo convertendi infideles" del B. Ramon
Llull. E.L., 7 (1963) 189-202.


GARCIAS PALOU, S. Las "rationes necessariae". del B. Ramon
Llull, en los documentos preskntados. por el mismo, a la Sede Romana.
E.L., 6 (1962) 311-25.


GARCIAS PALOU, S. El metodo teologico usado por el B. Ramon
Llull en sus escritos relativos al cisma griego, y el de sus coetdneos
teologos latinqfronos. E.L., 8 (1964) 215-27.


18. A partir de este moniento cttaremos con las siglas E.L. la revista Estudios Lulianos.


23




68 S. TRIAS MERCANT


GARCIAS PALOU, S. EJicacia del metodo especulativo, seguido por
el B. Ramon Llull en sus tratados que versan sobre el capital error
trinitario de la desmembracion oriental. E.L., 9 (1965) 71-84.


KAMAR, E. O.F.M. La controverse sur la Procession du Saint-Esprit
dans les ecrits de R. Llull. E.L., 1 (1957) 31-43.


LANDGRAF, A.M. lntroduccion a la historia de la literatura
teologica de la Escoldstica incipiente. Barcelona 1956.


LLINARES, A. Le sejour de Raymond Lulle a Bougie (1307) et la
"Disputatio Raymundi Christiani et Homar saraceni". E.L., 4 (1960)
63-72.


OLTRA, M. Cuestiones trinitarias en D. Scoto y Ramon LIull.
Verdad y Vida, 1 (1940) 29-62, 287-92.


MIRALLES SBERT, J. Carta con motivo del 70 centenario del
nacimiento del B. Ramon Llull. Razon y Fe, 100 (1932) 96-115.


MENDIA. B. Posicion adoptada por R. Llull en el problema de las
relaciones entre la fey la razon. Verdad y Vida, 4 (1946) 29-62, 221-58.


PLATZECK, E. W. La Figura "A" del "Ars" luliano y la Esfera
intelligible de Plotino. Studia Monografica et Recensiones, 9-10 (1953-54)
17-34.


XIBERTA, B. La doctrina del maestro R. Llull sohre la demostra-
cion de los dogmas juzgada a la luz de la Historia y de la Teologia.
Studia Monografica et Recensiones, 1 (1947) 5-32.


XIBERTA. B. El presumpte racionalisme de Ramon Llull. E.L., 7
(1963) 153-65.


ZARAGUETA, J. La vida de Blanquerna culminante en la contem-
placion del amor divino. E.L. 6 (1962) 51-70.


24




SOBRE UNA NOVA FONT DE NOTICIES DE MIRAMAR


La publicacio de 1'excel.lent Uibre del Dr. Sebastia Garcias i Palou,
El Miramar de Ramon Llull, es d'esperar que provoqui, tant entre els
interessats pel lul.lisme com entre els historiadors de Ia Mallorca
Medieval, un augment d'interes per aquella institucio i per les vicissituds
de la seva historia.


Per aquesta rao, crec que pot fer servei la publicaci6 dels dos
fragments, que ofereixo a continuacio. Tots dos procedeixen de sengles
testaments. conservats ara a 1'Arxiu del Regne de Mallorca, amb la
signatura C 2600, sota la qual trobem un Manual de la Ciiria del Veguer
Reial de Mallorca de l'any 1413. Els dos testaments esmentats hi s6n
transcrits formant part d'un proces entorn de 1'herencia de Joan
Asmalric, junior, mort sense descendencia; despres de les formalitats
inicials, hom copia el testament del pare, qui nomia tambe Joan
Asmalric, procedia de Palafrugell (Girona) i dicta la seva darrera voluntat
el 28 de juny del 1395. S'ho val de recollir la llista de deixes caritatives o
per a be d 'anima; es troba al f. 1 del registre esmentat i diu aixi:


"... de quibus ducentis libris dicte monete, lego operi ecclesie beate
Marie Sedis Maioricarum, amore dei, decem solidos. Item, lego rectori
dicte ecclesie sancte Crucis iure suo prorochiali, quinque solidos. Item,
lego fratribus minoribus Civitatis Maioricarum, amore dei, ut orent deum
pro animabus mei, parentum et benefactorum meorum, omniumque fide-
lium defunctorum, decem solidos. Item, lego fratribus predicatoribus
dicte civitatis, eadem racione, decem solidos. Item, lego fratribus beate
Marie de Carmelo, dicte civitatis, et eadem racione, decem solidos. Item,
lego fratribus sancti Spiritus dicte civitatis, et eadem racione, alios decem
solidos. Item, lego fratribus beate Marie Mercedis dicte civitatis, et
eadem racione, alios decem solidos. Item, lego dominabus monialibus
sancte Clare dicte civitatis, et eadem racione, alios decem solidos. Item,
lego dominabus monialibus tercie regule sancti Francisci dicte civitatis, et
eadem racione, decem solidos. (f.2r) Item, lego dominabus monialibus
sancte Margarite dicte civitatis et eadem racione, alios decem solidos.
Item, lego dominabus monialibus sancte Marie Magdalene dicte civitatis


1




70 J. PERARNAU


et eadem racione, decem solidos. Item, lego Hospitali sancti Andree dicte
civitatis et eadem racione, quinque solidos. Item, lego amore dei Hospitali
sancti Anthonii Padoensis, quinque solidos. Item, lego Hispitali Sancti
Spiritus dicte civitatis, amore dei, quinque solidos. Item, lego Hospitali
sancte Marie Magdalene dicte civitatis, amore dei, quirrque solidos. Item,
lego Hospitali sancte Caterine, quos dicitur d'En Salelles, amore dei,
quinque solidos. Item, lego Hospitali puerorum orfanorum, amore dei,
quinque solidos. Item, lego operi capelle sancti Bartholomei parrochie
Inche, amore dei, quinque solidos. Item, lego operi capelle sancti Salva-
toris de Ffalanigio, amore dei, quinque solidos. Item, lego operi capelle
sancti Martini de la Cova, amore dei, quinque solidos. Item, lego operi
ecclesie sancte Marie de Lucho, amore dei, quinque solidos. Item, lego
dominabus monialibus Podii Pollencie, amore dei, et in remissionem
peccatorum meorum, et ut orent deum pro animabus mei, parentum et
benefactorum meorum, omniumque fidelium defunctorum, decem solidos.
Item, lego operi ecclesie sive capelle sancti Enselm de la Palomera, amore
dei, quinque solidos. Item, lego operi capelle sancte Caterine portus
Sullaris, amore dei, quinque solidos. Item, lego operi capelle sancti
Nicholay Portus Pini, dicte civitatis, amore dei, quinque solidos. Item,
lego operi capelle sancte Trinitatis de Miramar, quinque solidos. Item,
lego operi capelle sancti Johannis de Dayano, quinque solidos. Item, lego
capelle sancte Marie de Loseta, quinque solidos. Item, lego pro triginta
tribus missis, que dicuntur de sent Amador, canendis incontinenti morte
mea secuta pro animabus mei, parentum et benefactorum meorum
omniumque fidelium defunctorum, cum earum "auferena", quadraginta
solidos. Item, lego pro captivis christianis loci de Palafrugell emendis seu
redimendis a posse infidelium, noticie doctorum meorum manumissorum,
decem libras dicte monete. Item, lego Antonio Smalrich, nepoti meo sive
"nebot", centrum solidos. Item, lego Anthonio Feliu, nunc detento in
posse infidelium decem libras dicte monete, que habeant converti in
empcione seu redempcione persone sue, noticia et arbitrio dictorum
meorum manumissorum...".


Encara no havien passat tres anys, el 28 de gener del 1398 feia
testament Joan Asmalric, fill, i la llista d'institucions religioses i caritati-
ves torna a esser interessant, encara que hagi variat notablement el to
religios, mes decantat en el fill a l '"opus operatum"; el text es troba en el
registre citat, ff. 3v-4r:


"...et facta mea sepultura, ut dictum est, lego teche sive caxie
dictorum magistrorum axie, duas libras. Item, lego pro missis canendis in
ecclesia sancte Crucis, quinquaginta solidos. Item, lego operi dicte
ecclesie (f. 4r) duas libras. Item, lego rectori dicte ecclesie pro iure suo
parrochiali, decem solidos. Item, lego pro missis canendis in ecclesia
sancti Jacobi, .XXti. solidos. Item, lego operi dicte ecclesie, viginti solidos.


2




SOBRE UNA NOVA FONT 71


Item, lego pro missis canendis in ecclesia sancte Eulalie, viginti solidos.
Item, lego operi dicte Ecclesie, viginti solidos. Item, lego operi ecclesie
sancti Michaelis, viginti solidos. Item, lego pro missis canendis in ecclesia
sancti Nicholay, prorochiali Maiorice, viginti solidos. Item, lego operi
dicte ecclesie, viginti solidos. Item, lego ecclesie monasterii fratrum
minorum, viginti solidos. Item, lego tabule eorumdem, ut orent deum pro
anima mea, viginti solidos. Item, lego operi ecclesie eorumdem, viginti
solidos. Item, lego pro missis canendis in ecclesia monasterii beati
dominici, fratrum predicatorum, vigihti solidos. Item, lego tabule
eorumdem ut orent deum pro anima mea, viginti solidos. Item, lego operi
dicte ecclesie, viginti solidos. Item, lego pra missis canendis in ecclesia
sancte Marie de Carmelo, viginti solidos. Item, lego eorumdem ecclesie,
.XXti. solidos. Item, lego eorumdem tabule, viginti solidos. Item, lego pro
missis canendis in ecclesia sancti Anthonii viannensis, decem solidos.
Item, lego pro missis celebrandis in ecclesia sancti Spiritus, decem
solidos. Item, lego cuilibet hospitali civitatis Maioricarum, amore dei,
quinque solidos. Item, lego pro missis canendis et celebrandis in ecclesia
sancte Marie Mercedis, decem solidos. Item, lego pro missis canendis in
Sede Maioricarum, duas libras. Item, lego operi dicte ecclesie, quin-
quaginta solidos. Item, lego dominatms sancte Clare, Maioricis, ut orent
deum pro anima mea, duas libras. Item, lego dominabus sancte
Margarite, ut orent deum pro anima mea, viginti solidos. Item, lego
dominabus sancte Marie Magdalene duas libras ut orent deum pro anima
mea. Item, lego dominabus tercie regule, ut orent deum pro anima mea,
decem solidos. Item, lego operi sancte Marie de Lucho, viginti solidos.
Item, lego operi ecclesie monialium Podii Pollencie, viginti solidos. Item,
lego monialibus dicti Podii, viginti solidos. Item, lego operi sancti Martini
de la Cova, viginti solidos. Item, lego sancte Marie Magdalene Podii
Inche, viginti solidos. Item, lego Sancte Trinitati de Miramar, viginti
solidos. Item, lego operi sancti Elmi de la Palomera, viginti solidos".


Si el lector te interes en reduir mentalment les dades dels dos textos
anteriors en un esquema comparatiu, veura que entre el 1395 i el 1398 o,
mes ben dit, entre dues generacions, s'ha produit un . desplacament
notable en la vivencia religiosa dins el mateix estament dels mercaders i
la mateixa familia. Nomes les institucions de caritat no veuen augmenta-
da llur deixa, la qual es en tots dos casos de cinc sous. Amb aquestes,
potser amb mes significat del que podria semblar a primera vista, tambe
es troben marginades en el grup dels qui no veuen augmentada llur
deixa, les institucions pobres i les destinades a redimir captius: les
beguines, els mercenaris i aquests misteriosos "frares del Sant Esperit",
que semblen Trinitaris i per tant tambe dedicats a la redempci6 de
captius, marginacio encara mes frapant si hom la compara amb les
darreres atencions de la llista del testament del 1395.


3




72 J. PERARNAU


Per contra, la quantitat destinada a misses salta de 40 sous a 240,
cosa que vol dir que es multiplica per sis. Tambe es multiplica per sis (de
10 a 60) la quantitat donada als ordes religiosos que podriem anomenar
"forts", franciscans, dominicans i carmelites. La quantitat global deixada
a la Seu es multiplica per nou (de 10 a 90) i nomes apareixen eri el testa-
ment de 1'a'ny 1398 Ies cinc parr6quies de la Santa Creu, Sant Jaume,
Santa Eulalia, Sant Miquel i Sant Nicolau, de la Ciutat de Mallorca, i
ben pescudes, per cert (230 sous en conjunt o 240, si hom hi afegeix Sant
Antoni de Viana). Per contra, desapareixen una serie de capelles foranes:
Sant Bartomeu d'Inca, Sant Salvador de Felanitx, Santa Catefina de
Soller, Sant Nicolau de Porto Pi, Sant Joan de Deia i Santa Maria de
Lloseta. Nomes una capella forana nova pot fer de minso contrapes a la
perdua de les sis anteriors: Santa Magdalena del Puig dTnca.


Podem, fms i tot, indicar els quatre punts cardinals que assenyalen el
canvi entre dues generacions de cristians, a les darreries del s. XIV:
concentracio en la ciutat i oblit de la part forana; en el marc de la ciutat,
potenciacio de les institucions oficials (Seus i parr6quies) i riques (tres
ordes principals); congelacio de la importancia de les institucions de
caritat, de les que fan mes professio de pobresa i de les destinades a la
redempcio de captius; i augment de la importancia atribuida a la missa
en tant que be d'anima i correlativa disminucio de fatr ibuida a les
oracions dels pobres i dels religiosos.


En aquest marc, en que mes aviat semblaria que hi ha de sortir
perdent (es fora Ciutat i no es institucio oficial ni "forta"), Miramar es
tambe una de les obres que guanyen en el testament del 1398, car salta
de cinc a vint sous. <,Quina explicacio te aquest fet?


Jo nomes puc deixar obert finterrogant. L'objectiu d'aquesta nota no
ha estat altre que el d'assenyalar una nova possible font de la hist6ria de
Miramar (les deixes en testaments) i de plantejar un problema, nomes
encetat, que es el de Ies variacions de 1'estimacio de Miramar en la
diacronia dels temps i adhuc en Ia sincronia de les diverses capes del
poble cristia. Els arxius, tan semblants a selves verges, segurament tenen
la resposta, encara desconeguda.


Josep PERARNAU
Fac. Teol. Barcelona - Sant Pacia
Barcelona


4




CRONICA


Nuevos MAGISTER de la Maioricensis Schola Lullistica


*E1 dia 3 de noviembre de 1978 fue investido magister de la
Maioricensis Schola Lullistica el arabista frances Dr. Dominique URVOY.
Su leccion inaugural verso sobre el significado del Libre d'Amic e Amat
para la comprension de la influencia musulmana en Ramon LIull. (Vease
el texto integro publicado en este mismo niimero de Estudios Lulianos).
El nuevo magister cuenta con una ya amplia bibliografia de interes para
el lulismo. Sus trabajos han confluido en su tesis doctoral sobre Ramon
Llull y el pensamiento musulman. (Vease la nota de L. Sala-Molins en
Est. Lul., 21 (1977) 173-174). De entre sus publicaciones anteriores cabe
destacar: La vie intellectuelle et spirituelle dans les Baleares musulmanes.
Al-Andalus, 37 (1972) 87-132; La pensee d'Ibn Tumart. Bull. Etudes
Orientales, 27 (1974) 19-44; Le monde des ulemas andalous. Lib. Droz,
Geneve 1978.


*En la Sesion Academica celebrada el 14 de diciembre de 1978 fue
investido magister de la Maioricensis Schola Lullistica el Dr. Jose M. SE-
VILLA MARCOS. Su lecci6n inaugural trat6 de El "Liber principiorum
medicinae" dentro del contexto de las obras medicas de R. Llull. El Dr.
Sevilla Marcos resumio las principales lineas de la teoria medica luliana,
indicando su conexion con la medicina usual en su contexto cultural. Le
contesto el magister Dr. Jose M. Rodriguez Tejerina, Miembro de la Real
Academia de Medicina.


Manifestaciones cientifJcas de interes lulistico


*E1 magister profesor Robert PRING-MILL particip6 en noviembre
de 1978 en las "Jornades Pedagogiques dels Paisos Catalans", celebradas
en Palma de Mallorca. El profesor Pring-Mill pronunci6, el dia 3, una
conferencia sobre la pedagogia en la obra luliana Doctrina Pueril.


*Un acontecimiento de relevada significaci6n cientifica constituy6 el
ACTO DE HOMENAJE AL BEATO RAMON LLULL que tuvo lugar el




74 ESTUDIOS LULIANOS


14 de noviembre de 1978, en Madrid. Organizado por el Patronato de la
Fundacion CITEMA (Centro de la Informatica, Tecnica y Material Ad-
ministrativo), dentro del SIMO, es el segundo de los que anualmente se
vienen celebrando en memoria de los "precursores" de la Ciencia moder-
na. El P. Eusebio COLOMER pronunci6 una conferencia sobre el tema
Ramon Llull ^Precursor de la Informdtica?. Se refirio en ella, entre otros,
al tema dc la lectura que hiciera Leibniz de la combinatoria luliana. Se-
guidamente se presento el libro que, publicado por CITEMA, habia sido
preparado por Jordi GAYA con el titulo Ramon Llull, Ars Notatoria. En
el, despues de una breve introducci6n, se edita el texto latino de la
inedita y curiosa obrita luliana, acompan&ndole la traduccion al castella-
no. Al acto asistieron, ademas de los Miembros del Patronato CITEMA,
el Vicesecretario General del Consejo Superior de Investigaciones Cienti-
tieas D. Pedro Rocamora Valls y el Rector de la Maioricensis Schola
Lullistica Dr. Sebastian Garcias Palou.


*Organizado por la ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI en los
primeros dias de marzo de 1979 tuvo lugar un encuentro internacional
sobre el tema "Agiogratia nelfoccidente cristiano, secoli XIII-XV". Inter-
vinieron, entre otros, E. Prinz, A. Vauchez, R. Manselli, J.M. de
Garganta ("San Vicente Ferrer, predicador de penitencia y Reforma"). El
Profesor, magister de la Maioricensis Schola Lullistica, Miquel BAT-
LLORI intervino sobre el tema Problemi della causa di beatificazione di
Raimondo Lullo: Martirio, Culto. Ortodossia, Ingerenze politiche.


*Promovido por el Institut d'Estudis Catalans. y con la colaboraci6n
de otras entidades culturales de Cataluna, se ha celebrado el SEXTO
CENTENARIO DEL CISMA DE OCCIDENTE. Diferentes publicacio-
nes, entie elias una valiosa recopilacion bibliogr&fica dcl tcma, asi como
otros actos de interes cultural han venido sucediendose a Io Iargo de estos
meses. Las jomadas finales se celebraron los dias 19-21 de abril del
presente afio.


*Patrocinado por el Ministerio Espaiiol de Cultura la Maioricensis
Schola Lullistica ha convocado un CERTAMEN INTERNACIONAL DE
DIBUJO, con la fmalidad de ilustrar el "Llibre de les besties" del "Felix
de les Meravelles". El plazo de presentacion de originales se cierra el 20
de octubre de 1979. (Las Bases del Certamen pueden solicitarse a:
Maioricensis Schola Lullistica. Apdo. 17. Palma de Mallorca).


*Los dias 14-16 de septiembre de 1979 se celebrara en Noyon (Fran-
cia) un COLLOQUE INTERNATIONAL con motivo del V Centenario de
CHARLF.S DE BOVELLES. Algunas de las comunicaciones trataran,




CRONICA 75


presumiblemente, el lulismo del que fuera tenaz promotor de numerosas
ediciones lulisticas.


Publicaciones de interes luliano


*En su colecci6n "Grafitti" la editorial Citta Armoniosa (Regio Emi-
lia, Italia) ha publicado una traducci6n al italiano de una obra luliana.
Se trata de IL LIBRO DELL'AMANTE E DELL'AMATO. La traducci6n
ha sido realizada por Vera Passeri Pignoni. Con esta publicacion se desea
divulgar la obra de Llull "pressoche sconosciuto iri Italia". Hay que
recordar que las m&s recientes traducciones del opusculo luliano datan
del aho 1932 (Brummer 128-129).


*La Revista alemana Wissenschaft und Weisheit, 41 (1979) 222-224,
publica una nota de interes para la BIBLIOGRAFIA LULIANA del
insigne lulista E.W. PLATZECK. Con anterioridad se habian publicado
tres notas bibliograficas sobre la obra de Platzeck: Wissenschaft und
Weisheit, 32 (1969) 254-263; Antonianum, 48 (1973) 268-299 y la
Bibliographia Lulliana en: Est. Lul., 17 (1973) I-XI. La nota publicada
ahora sigue la enumeracion de la publicada en Antonianum. Comprende
del n. 343 al 362, correspondientes a los anos 1974-1978. En las entradas
mencionadas existen, al parecer, algunas repeticiones, por lo que a bi-
bliografia luliana se refiere. Serian: 332/356, 335/344, 337/350. Dos arti-
eulos deben ser resaltados entre las ultimas publicaciones del P. Platzeck:
Ramon Llull entre Occidente y Oriente. Acta Ordinis Fratrum Minorum,
46 (1977) 48-53; Die Kontemplation in den Fruhschriften R. LIuIIs.
Wissenschaft und Weisheit, 41 (1978) 199-222.


CORRIGENDA


Com a nota suplementaria a la Nota suplementaria a "Problemes de
cronologia lul.liana" (EL XXI, fasc. 3, 1977), voldria advertir, que a rel
d'un descuit meu, es va introduir un error de certa importancia a 1'article
citat. A la p. 222, Apartat 4, on diu Ars inveniendi veritatem. hauria de
c\\r Ars inventiva veritatis. A. Bonner.






BIBLIOGRAFIA
Obras medievalistas


BALDUINO DE FORD. Sacramento delAltar. Ed. Monasterio Ntra.
Sra. de los Angeles (c. 34, 7300 Azul, Argentina). Azul 1978, 307 pp.


La coleccion "Padres cistercienses" alcanza su tercer volumen con la
presente obra. Como en los anteriores, tambien ahora se trata de un
trabajo realizado por religiosas cistercienses y por las monjas benedictinas
de Sta. Escolastica, que cuidaron de la traducci6n a partir del texto
latino editado en la serie francesa "Sources Chretiennes". Se trata, pues,
de la continuacion de un proposito sugestivo: hacer accesible a un gran
publico textos medievales de interes religioso. Que duda cabe, por otra
parte, que seran tambien muy utiles para una formaci6n teol6gica miis
profunda.


Con el texto de Balduino de Ford se ofrece no un ejemplar mas de la
"teologia monastica" del siglo XII, sino un ejemplo de una determinada
exegesis. El texto, en efecto, trata el tema eucaristico a partir de la
Biblia. Muchos puntos habria que destacar en este tratamiento. El mas
descollante, sin duda, el hecho de que se nos presente una consideraci6n
de la Eucaristia en los distintos autores noetestamentarios en capitulos
diferentes y sehalando las diferencias entre uno y otro, La consideraci6n,
ademas, que se hace de la Escritura, queda bien diferenciada en su ver-
tiente textual y la "mistica". El Antiguo Testamento, por su parte, es
tratado como "t igura" y como algo a "ser cambiado" por el Nuevo.


En cuanto al problema controvertido en los debates eucaristicos de la
epoca, Balduino constata la diversidad de terminos referidos a la "con-
version", indicando que ello no representa sino un esfuerzo teol6gico al
servicio de una mas adecuada inteligencia del misterio. El, por su parte,
deliende el termino "conversion segun la substancia".


El volumen se abre con una presentacion de la figura de Balduino de
Ford (m. 1190).- S. Ramis.


BERTOLDO DI MOOSBURG. Expositio super Elementationem
theologicam Procli. 184-211: De animabus. Ed. L. STURLESE. Ed. di
storia e Letteratura. Roma 1974, XCII-394 pp.


A pesar de los aiios transcurridos desde su aparici6n, es obligado
mencionar la brillantez de este volumen, inicio de una prometedora
edicion en ocho tomos, de la obra de Bertoldo de Moosburg. Desgra-




78 ESTUDIOS LULIANOS


ciadamente, los temores expresados por E. Massa en la presentaci6n se
han hecho, al parecer, realidad, y han demorado la publicacion de los
restantes volumenes.


La obra de Bertoldo de Moosburg es, ciertamente, interesante. Tal
vez la indicacion mas acertada sobre el interes que pueda tener esta obra,
viene dada por el mismo Bertoldo al afirmar que el t ratado De anima
aristotelico es un tratamiento incompleto del alma, y que debe ser
completado por la tradicion de Plat6n. Es, en efecto, en esta incorpora-
cion de doctrinas platonicas, por un hombre que pertenece por instituci6n
al discipulado de Alberto Magno y que escribe en una epoca de claro
predominio aristotelico, donde radica uno de los puntos m&s cautivadores
de la obra. Y el balance de esta tradicion, tal como puede rastrearse en la
obra de Bertoldo, no puede ser mas completo. Ahora bien, mas que la
repeticion de nombres como Avic&bron, Ciceron, Nemesio, adem&s de los
grandes maestros, sorprenden las escasas referencias a Algazel o Avicena.


La edicion del texto sigue principalmente uno de los dos manuscritos
que conservan el Comentario (Oxford, Balliol College 224 B), conservando
en nota las pocas variantes del segundo (Vat. lat. 2192).


Hay que destacar, finalmente, el interesante capitulo La Biblioteca di
Bertoldo de Moosburg: ricerche archivistiche. en el que se estudian
algunos autografos de Alberto Magno, asi como uno (Paris, lat. 6734)
usado posteriormente por Nicolas de Cusa.- J. Gaya


BOOCKMANN, Hartmut. Einfuhrung in die Geschichte des Mitte-
lalters. Ed. C.H. Beck, Miinchen 1978, 164 pp.


Como exactamente indica el titulo, se trata de una introducci6n a la
historia medieval. Una introduccion dirigida a los estudiantes que, por
interes o por exigencia de sus programas de estudios, toman contacto por
primera vez con una epoca de la historia algo desatendida en la
ensenanza escolar. Obviamente el libro se dirige a estudiantes alemanes.


Tomando el proceso historico como resultado de la particular historia
de diversos factores, se estudian los cuatro grandes capitulos del proceso
historico medieval: su organizacion social, su economia, sus instituciones
de poder y sus instituciones religiosas. Cada capitulo y apartado es com-
pletado, posteriormente, por unas indicaciones bibliogrdficas precisas.
Todo ello ilustrado por reproducciones y graTicos.


De esta manera el proposito de la obra queda claramente alcanzado.
No cabe esperar, es cierto, novedades radicales en una obra de esta
intencion. Pero no es menos cierto que con obras introductorias claras y
precisas se consigue una informaci6n clara y estimulante.- S. Jimenez.


BOUMAN, Johan. Gott und Mensch im Koran. Eine Strukturform
religioser Anthropologie anhand des Beispiels Allah und Muhammad.




BIBLIOGRAFIA 7 9


Wissenchaftliche Buchgesellschaft, Darmstadt 1977, 256 pp.
El pensamiento islamico, al irrumpir con fuerza en la historia


universal, lo hacia con unos planteamientos ya bien definidos que le pres-
taron cohesion y firmeza. En la Revelaci6n recibida por Mahoma halla la
primera comunidad islamica los elementos necesarios para su organiza-
eion. Al llevarlos a la practica estos mismos elementos se revelardn
eargados de una poderosa dinamica.


Con un meticuloso analisis de exegesis, adentrdndose en la filologia y
en el analisis comparativo con otros sistemas religiosos, el autor del libro
que presentamos nos introduce en la compacta sintesis del pensamiento
islamico contenida en el Coran. El tema central intentado por el autor es
el de la estructura formal de la relacion entre el hombre y Dios. Lo deter-
minante en esta estructura sera, evidentemente, el acento que el
pensamiento islamico pone en subrayar la absoluta transcendencia divina.
Solo a Dios cabe atribuir la iniciativa. Por eso, una sola revelaci6n se
abre como posible al hombre: aquella que abre la actividad misma de
Dios. Esa actividad divina se despliega como contenido de las tres
atirmaciones cardinales de la te isl&mica: la creacion del hombre, la
revelacion divina por la profecia y el Corart, y la decision divina sobre el
destino del hombre. Al hombre, por tanto, le corresponde reconocer y
cumplir con la mision que deriva de su puesto de honor en la creacion,
integrarse en la comunidad de quienes aceptan la Revelaci6n, someterse
al juicio que le destinara al Paraiso o al Infierno.-


Este es, en resumen, el hilo conductor del analisis presentado. En los
distintos momentos de su desarrollo el autor toma en consideraci6n
muchisimos otros temas que ilustran, clarifican o explicitan la conexion
sistematica que entrelaza los distintos temas. Su analisis del texto
coranico presta particular atencion al orden cronologico de los textos
rcvclados y a la cvolucion quc sc dctecta en sus difcrcntcs ctapas. Si a
ello anadimos, como ya se indico, los textos en que se encuadra la
doctrina isldmica, comparandola con las tradiciones judaica y cristiana,
habremos mencionado los puntos que dan razon del interes de esta obra.
Tal vez echara de menos el lector un indice tem&tico mas completo o un
indice de los terminos basicos que se analizan. En conjunto, pues, una
exposicion completa y bien realizada de las bases que, en el pensamiento
islamico, estructuran la relacion del hombre con Dios.- J. Gaya.


DECHANET, Jean. Guillaume de Saint-Thierry. Aux sources d'une
pensee. Ed. Beauchesne, Paris 1978, 150 pp.


Las publicaciones del autor sobre Guillermo de Saint-Thierry son
numerosas y bien conocidas. Las inici6 en 1937 al publicar La letre d'or.
Desde entonces se sucedieron las traducciones, las ediciones, los estudios
sobre uno de los teologos mis representativos del siglo XII. El




80 ESTUDIOS LULIANOS


conocimiento adquirido a lo largo de tantos anos es el que ahora se
compendia en este nuevo libro.


El titulo resume con precisi6n su prop6sito y su contenido. Se lanza
en el la pregunta por los autores y por los textos que estuvieron a la base
de la reflexion de Guillermo. En este sentido, se estudia a Juan Scoto
Eriugena, Gregorio de Nisa, Claudio Mamerto, Plotino. La difusi6n de las
obras de los dos primeros es bien conocida y no ofrece m&s problemas a
la hora de analizar su presencia en las obras de Guillermo. Es
precisamente bajo su influencia que Guillermo muestra una marcada
preferencia por los autores griegos, inclin&ndose a su favor cuando los
autores occidentales ofrecen alguna diferencia. Hay que destacar, por su
particular importancia para la teologia tanto de Guillermo de Saint-
Thierry, como de Bernardo de Clairvaux, la presencia de Origenes entre
las obras manejadas por Guillermo. Los otros autores senalados hablan
de una perspectiva diferente y no menos atrayente al contemplar la
cultura del siglo XII. Su presencia en la obra de Guillermo acentua una
vez mas esta continuidad cultural que es garantia del explendor de la
Edad Media. Sin poder determinar con exactitud por que medios conoci6
Guillermo la obra de Plotino, la comparacion de temas, incluso
expresiones. conduce a una evidencia razonable. Todas estas indicaciones,
en suma, trazan con exactitud el estado de la cuesti6n de los estudios
sobre Guillermo de Saint-Thierry. Claro esta, por otra parte, que con ello
se ilumina un espacio importante de la teologia y de la cultura del siglo
XII.- S. Ramis.


FRAPPIER, Jean. Histoire, mythes et symboles. Etudes de litterature
francaise. Libr. Droz, Geneve 1976.


Aquesta recopilacio de divuit articles publicats entre 1947 i 1973 es
una bona mostra de fampli tud de cultura del conegut romanista Jean
Frappier. Ens mena des de la hist6ria "heroica" de 1'epoca carolingia
tractada a Reflexions sur les rapports des chansons de geste et de
ihistoire (pp. 1-19), fins a Marcel Proust et ses lettres a une amie
(189-192), passant pel renaiximent, amb dos estudis sobre Ronsard
(261-288) i un Sur Lucien Febvre et son interpretation psycholigique du
XVIe siecle (117-128). Per6, com era d'esperar, la majoria d'articles
versen sobre la literatura francesa medieval. Dins del camp del " roman
courtois" —en el qual Frappier es un gran especialista— destaquen tres
estudis molt interessants sobre elements mitics i sobre la utilitzaci6 (i de-
formacio) de llegendes classiques a 1'edat mitjana; s6n A propos du lai de
"Tydorel" (219-244), Orphee et Proserpine ou la lyre et la harpe
(199-217),i Remarques sur la peinture de la vie et des heros antiques dans
la litterature francaise du XHe et du Xllle siecle (21-54). Tambe es
podria destacar tres articles sobre temes diverses del pensament literari




BIBLIOGRAFIA 81


medieval, que s6n La douleur et la mort dans la litterature francaise des
Xlle et XHIe siecles (85-110) Chatitnents infernaux et peur du diable,
d'apres quelques textes du XHIe et du XlVe siecle (129-136) i Le theme
de la lumiere, de la "Chanson de Roland" au "Roman de la Rose"
(181-198). Pels lul.listes, 1'article Variations sur le theme du miroir, de
Bernard de Ventadour a Maurice Sceve podria esser d'interes, en vista de
la importancia del tema al Libre de contemplacio (vegeu OE II, p. 1264,
n. 129) i la seva mencio a les Cent Formes, N° 53, de YArs generalis
ultima (ed. de Palma, 1645, p. 357). Pero destacar un assaig o altre es
una empresa impossible; gairebe no n'hi ha plana d'aquesta col.lecci6 on
no transpira la finura i precisi6 de pensament de Jean Frappier, unides
amb una remarcable claredat, elegancia i naturalitat d'expressi6. Anthony
Bonner


Anthony Bonner


GARCIA BALLESTER, Luis. Historia social de la medicina en la
Espana de los siglos XIII al XV. I: La minoria musulmana y morisca.
Akal ed., Madrid 1976, 217 pp.


La demarcacion senalada por el titulo del Tomo I es importante a la
hora de enjuiciar el presente libro. No se trata de una historia de la
medicina, ni de una historia general. El tema que se investiga se centra
en el momento en que el ejercicio de la medicina evoluciona bajo la
presion del cambio sociopolitico. A los avances castellanos y aragoneses,
particularmente, sucede un cambio en la estructura social de las diversas
regiones peninsulares cuyas coordenadas no son facilmente reductibles a
antagonismos de conquista. Influye el comportamiento religioso, influye el
proyecto politicos, y los demas factores que rigen todo proceso social. De
esta forma, una determinada parte de la poblacion, antes mayoritaria y
dominante, se ve sometida y en minoria. Pero son tambien sus compor-
tamientos religiosos, sus estructuras sociales, sus instituciones intelectua-
les las que, a su vez, son sometidas y presionadas hacia el cambio o la
simple desaparicion. Siendo su resultado la expulsi6n. Por su presencia
en todos los estratos de la comunidad, la medicina, y su profesional el
medico, vehiculan significativamente los procesos de tal sociedad. Aunque
pocas veces sean protagonistas, sentiran en multiples ocasiones la presi6n,
incluso inquisitorial, con la que una parte de la sociedad intenta
establecer su dominio sobre la otra.


Dentro de este proceso a todas luces interesante, y que el autor
recorre paso a paso y cuya documentacion es particularmente abundante
por lo que a Valencia y Arag6n se refiere, aparecen otros problemas de
sumo interes. Ahi esta. por ejemplo, el tema del "reflujo de la
escolastica" en un intento de implantar en Espafia aquellas fructiferas
estructuras de la Europa continental. Esta tambien la triste historia de la




82 ESTUDIOS LULIANOS


gran ocasion perdida cuando el "renacimiento espanol", en la expresi6n
de critica de fuentes, hubiera podido tomar una rica herencia de litera-
tura arabe. Aparece, en otro momento, un tema tan importante en la
corona de Aragon como fue el de la fundaci6n de studia linguarum.
Temas todos ellos que van acompanando el proceso de degradaci6n de
una profesion que va desde la autoridad del sabio afincado en una
tradicion secular, al curandero de las novelas castellanas del Siglo de
Oro.- J. Gaya


HUERGA, Alvaro. Savonarola, reformador y profeta. BAC 397,
Madrid 1978, XXIII-261 pp.


Hay hitos de la historia de los pueblos y las instituciones que gozan
de particular atractivo. Desgraciadamente, tambien, son objeto de encon-
tradas interpretaciones. En la Florencia del siglo XV, teatro de tantas
glorias, la figura de Savonarola impone su sello dram&tico. Politica y
religion, como tantas otras veces, aportan sus claroscuros para dar
palabra a una desesperacion y a un deseo. El deseo de reformaci6n que
va germinando a lo largo y ancho de Europa, y la desesperaci6n, la
perdida de confianza en quienes deberian tomar la iniciativa, el
desencanto ante los callejones sin salida a donde conducen Ios intentos
particularizadores.


Tal vez lo primero que cabria decir, de la monografia de A. Huerga,
es que desdramatiza todo el aconteeimiento. Fidelidad a los datos
historicos, sometimiento de las interpretaciones a la letra de los textos
savonarolianos, riguroso acatamiento a los limites que seiialan la epoca
historica y escritura sobria, son rasgos que el lector ve aflorar en cada
pagina. La historia del Fratre narrada por Huerga comienza en los afios
anteriores a la incorporacion definitiva de Savonarola al convento de San
Marcos de Florencia (1490). Su obra florentina es analizada en tres
planos: reforma domestica, reforma politica y reforma eclesial. Su
pensamiento sufre una evolucion en su autocomprension, que el autor
resume en la gradacion de tres fases: "a) No soy profeta. b) No niego que
lo sea. c) Soy profeta". De esta manera recorre el camino entre el
"anuncio", la "denuncia" y la "contestaci6n", hasta dar con la "inobe-
diencia".


Los procesos (abril-mayo 1498) ante la Sefioria florentina y ante los
comisarios papales ponen una vez mas de manifiesto su personalidad: su
prop6sito de reforma, su ideal de hacer de Florencia el punto de
arranque de esta reforma, sus breves intentos de promover un Concilio, y,
particularmente, su constante horror a la posibilidad de herejia. El cargo
principal que pesa contra el sera, pues, la desobediencia eclesial y su
intromision en la esfera politica. Por esta segunda raz6n Ie lleva la
Senoria florentina a la horca y a la hoguera.




BIBLIOGRAFIA 83


Un destino y una doctrina que no son fen6meno aislado en la
Florencia del Quattocento. Destinos y doctrinas parecidas se repiten
sobre todo en la Espafia del XVI. Por ello es doblemente interesante
contar con una monografia como la presente, que suscite preguntas y
estudios sobre el, todavia inexplorado, siglo XVI en Espaiia.- J. Oliver.


IBN MARZUQ. El Musnad: Hechos memorables de Abtt l-Hasan,
sultdn de los Benimerines. Estudio, traducci6n y anotaci6n de M.J.
VIGUERA. Instituto hispano-arabe de Cultura, Madrid 1977, 516 pp.


Ibn Marzuq (1310-1379) nos ofrece, a traves de su obra, un
testimonio elocuente de la situacion social del mundo magrebi del siglo
XIV. Su vida azarosa, en constantes ascensiones y desgracias, como
correspondia a quien participaba del poder, le ofrecieron ocasiones insos-
pechadas para ser testigo de excepcion de una sociedad y de una cultura
en los inicios del declive de su vigor creador. Su viaje al Oriente, aun
adolescente. acompanando a su padre, le puso en contacto con las
principales escuelas. En Medina, en La Meca, en Jerusalen, en El Cairo,
en todas las ciudades importantes que visito tuvo ocasion de hacerse con
un rico bagaje de historia y tradici6n. Sus viajes posteriores, bien fueran
con motivo de embajadas o de sus destierros en la corte de las naries de
Granada, consolidaron en el una reflexion hist6rica y filos6fica realista.
Algo de esta reflexion es lo que mueve la t rama del Musnad. La historia
se convierte en su pluma en tratado politico. Mas alla de la narraci6n de
los hechos, de la biogratia de su historiado, Ibn Marzuq reflexiona sobre
el ideal de monarca que corresponde a la tradicion "creyente". Un
monarca fiel cumplidor con su mision religiosa, ejemplo de la comunidad,
y constructor de la "ciudad" para su pueblo, patente, por ejemplo, en
empresas hidraulicas, considerando "la ayuda que ello supone para las
clases necesitadas".- J. Gaya


Jean Scot Erigene et Vhistoire de la philosophie. Ed. C.N.R.S., Paris
1977, 484pp.


Bajo los auspicios del CNRS se celebr6 en julio de 1975 un coloquio
sobre Juan Scoto eriugena. En el presente libro se publican las actas de
tal coloquio. Con ello queda indicado el cardcter fundamental de la obra.
Las 44 comunicaciones recogidas dentro de su tematica monografica,
atienden a multiples centros de interes. Sobresalen aquellos que estudian
la doctrina de Scoto y su influencia posterior, sin olvidar a quienes hacen
lo mismo con autores que influyeron en el desarrollo de su pensamiento.
Scoto recoge la herencia de San Agustin (G. Madec, JJ. 0'Meara, J.
Morea), de los neoplat6nicos (S. Breton, S. Gersh) y de los autores comu-
nes en la epoca, como Capella fj. Preax, Cl. Leonardi). Sin embargo, las
grandes determinantes de su pensamiento las hal!6 Scoto en aquellas




84 ESTUDIOS LULIANOS


obras que tradujo o coment6: Mdximo el Confesor (E. Jeauneau), Pseudo-
Deionisio (J. Barbet, M. Gandillac). Para la recepci6n de estas obras
Scoto se sirvi6 de la tecnica y de los conocimientos de los gramaticos de
su epoca (P. Riche, B. Bishoff, J. Contreni, J. Jolivet, R. Boudelles, M.T.
d'Alverny).


De entre las comunicaciones que tratan la doctrina de Scoto
Eriiigena, cabe mencionar las referentes a su antropologia (F. Bertin, B.
McGinn, B. Stock, J.C. Foussard). Tambien se resalta la contribuci6n
erigenista a la estetica medieval (B. Munxelhaus, W. Beierwaltes, M.
Lapidge). De entre los autores influidos por Juan Scoto Eriugena hay que
mencionar a Honorio d'Auxerre (P. Lucentini). Hugo de san Victor (J.
Chatillon) Juan de Ripa (P. Vignaux). Aunque menos inmediata tambien
parece intluir Scoto en la c ibala de Gerona (G. Sed-Rajan), Le6n Hebreo
(E.O. Bellinotto), o Schopenhauer (R. Martin).


Con mucha dificultad podria darse a conocer la riqueza que late
entre estas densas paginas. La figura de Scoto Eriugena no es ni mucho
menos, una de las mejor conocidas del Medioevo. Y con todo, su rele-
vancia es indiscutible. Por ello estas comunicaciones representan con-
tribuciones no meramente laudatorias, sino realmente nuevas. Represen-
tan la primera contluencia de esfuerzos plurales a fin de reconstruir la
verdadera imagen del gran maestro carolingeo.- S. Jimenez.


Juifs et judaisme de Languedoc. Cahiers de Fanjeaux, 12. Ed. Privat,
Toulouse 1977, 422 pp.


No es preciso ponderar la significada posicion que ocupo la comuni-
dad judia del sur de Francia a lo largo de los siglos XII-XIV. Procedentes
de diversas regiones, y de modo particular del Al-Andalus almohade, los
refugiados judios se incorporaron a las comunidades ya existentes,
revitalizandolas y conduciendolas a su maximo esplendor. La circunstan-
cias politicas tambien contribuyeron a que, gracias sobre todo a la
Corona de Aragon, se formara a ambos lados de los Pirineos una
prospera region propicia a la presencia judia. Favorecida por todos estos
factores la comunidad se desarrollo no exenta de problemas. Las contro-
versias, centradas sobre la figura de Maimonides, minaron una y otra vez
la cohesion de la comunidad judia. Como fruto de toda esta historia el
Occidente latino se vio enriquecido por numerosisimas nuevas fuentes que
los traductores judios vertieron del drabe a traves del hebreo o directa-
mente al latin.


El libro presentado recoge estudios relacionados con los temas
apuntados. Ordenados en tres grandes bloques, e l .pr imero t rata de la
"posicion de los judios en la sociedad cristiana meridional". En el se
tratan problemas economicos (G. Nahon, R. W. Emery) y juridicos (H.
Giller, A. Pales-Gobilliard). Un segundo grupo, sobre la "vitalidad




BIBLIOGRAFIA 85


interna del judaismo del Langudec", recoge estudios de Y. Dossat (Los
judios en Toulouse), A. Grabois (Las escuelas de Narbonne), Ch. Touati
(Los conflictos en torno a Maimonides), I. Twersky (Joseph Ibn Kaspi), G.
Dahan (Impresiones de obras judias).


Sobre el talante de la presencia espiritual del judaismo en Languedoc
tratan los estudios recogidos en el tercer grupo. Se referencian diferentes
momentos de la controversia entre judios y cristianos: R. Manselli, M.-H.
Vicaire (Las polemicas a principios del siglo XIII), B. Blumenkranz
(Matfre Ermengaud), R. Sugranyes de Franch (Le "Livre du gentil et des
trois sages" de Raymond Lulle). Paralela a esta postura polemica se vivia
otra relacion m&s enriquecedora y creadora: el intercambio cientifico y
cultural. Montpellier fue el foco principal de este intercambio de cono-
cimientos y metodos cientificos: J. Shatzmiller (Contacts et echanges entre
savants juifs et chretiens a Montpellier vers 1300). D. Romano (La
transmission des sciences arabes par les juifs en Languedoc)


Facilmente se advertira de la relevancia de los tiltimos trabajos
citados para todo investigador de la cultura mediterr&nea del siglo XIII, y
para el lulista en particular.- J. Oliver.


KELLEY, C.F. Maister Eckhart on Divine Knowledge. Yale Univ.
Press, New Haven-London 1977, XV-285 pp.


El texto de este libro recoge mas de treinta anos de dedicaci6n al
tema. El autor senala en su prologo c6mo sucumbio a la fascinaci6n de
Eckhart en sus anos de estudios, alld por 1930. Desde aquella fecha la
tigura del Maestro Eckhart ha ido haciendose mds clara. Sus obras han
sido estudiadas y editadas, en su mayor parte, determinando sobre la
autenticidad de muchos casos problematicos. No por ello se ha difundido
una imagen exacta de la doctrina del mistico aleman.


En una primera parte, que el autor dedica a "consideraciones preli-
minares", se senalan los puntos sobre los que debe construirse una consi-
deracion que quiera ser tiel al texto del mistico. Partiendo precisamente
de este hecho, de que se trata de una doctrina mistica y no de una
teologia o de una filosofia. Su fundamento no reside siquiera en esta
misma experiencia mistica, sino exclusivamente en el conocimiento
divino. Damos con ello en lo que se ha senalado en otros autores como
reduccion del ser al pensar. Pues Eckhart, y este serd el tema paciente-
mente desarrollado en los capitulos centrales de la obra, afirma toda la
rcalidad a partir del pensar infmito. El acceso a esta evidencia lo seiiala
Eckhart en el acto del conocer del sujeto humano. Pues en la primera
percepcion de su identidad el hombre percibe "que yo conozco" (I am A
Knower), se detine como "deseo de conocer" (unlimited will to know).
Ahora bien, la percepcion de la individualidad que el sujeto obtiene en
esta su primera experiencia intelectual, le conduce a la evidencia de su




86 ESTUDIOS LULIANOS


misma limitacion. O, lo que es lo mismo, le conduce a la confirmaci6n de
que su'acto de conocer solo puede ser llevado a su plenitud con el auxilio
de la gracia. El conocer en Dios, que es el termino que el sujeto reconoce
como su plenitud, se hace posible cuando Dios asiste con su gracia, con
su Palabra. Esta Palabra en la que el modo divino de conocer se nos hace
proximo, obra en el sujeto no solo el conocimiento de la esencia divina,
sino su participacion en ella. Lo cual resulta evidente, puesto que si esta
esencia es conocer, el conocer del hombre, sostenido por la gracia, es una
cierta profundizacion, internamiento en este conocer. Con ello la vida
mistica se desarrolla conociendo grados diversos, hacia la consecuci6n de
su meta ultima.


El autor habia anunciado un intento de comprension, y no tanto un
ejercicio de erudicion. Y esta es, en efecto, la nota dominante del libro.
Paso a paso se nos introduce en el mundo eckhartiano, rebosante de
vitalidad, a pesar de sus no siempre evidentes formulaciones. Hubiera
sido. quiza, interesante transcribir algunas citas originales del maestro, a
fm de tener mas a mano sus formulaciones literales.- J. Estelric.


KUNZLE, Pius. Heinrich Seuses Horologium Sapientiae. Erste
kritische Ausgabe unter Beniitzung der Vorarbeiten von D. Planzer.
Universitatsverlag, Freiburg 1977, XXIV-692 pp.


Monumental trabajo el editado por P. Kiinzle sobre una de las obras
mas influyentes en la historia de la espiritualidad europea. En efecto, la
presencia de Enrique Suso (1295-1366) se extiende a lo largo de siglos y
repercute en todos los estamentos de la sociedad religiosa, sin limitarse a
una orden, a una tendencia, ni a una nacion concreta. Todo ello por obra
de este tratado llamado Horologium Sapientiae. Pese a su difusi6n, o
precisamente por su ingente difusion, se habia demorado la edici6n
critica del texto. Ahora se nos la ofrece, junto con un magistral estudio
que por si solo formaria un respetable volumen.


En su introduccion (que cuenta con un total de 360 paginas) el autor
trata exhaustivamente su tema. Lo inicia un estudio biografico de Suso
con el fin de sefialar la fecha de redacci6n del Horologium. Con los datos
disponibles se seiiala como fecha de conclusi6n de la redacci6n
1333-1334. El titulo recuerda temas clasicos en la espiritualidad tradi-
cional. El texto sigue tambien en su tematica una tradici6n ampliamente
alimentada por la Sagrada Escritura y la Liturgia, y conocedora de los
grandes maestros, Casiano y Bernardo en particular. Suso, por lo demas,
se halla bajo el influyo de la tradici6n propia de su misma orden domi-
nicana.


Tras esta introduccion historica, Kiinzle presenta la parte tal vez mas
fascinante de su estudio, tambien la que seguramente le llev6 mas horas
de laborioso trabajo. Consiste en el estudio pormenorizado de 233 manus-




BIBLIOGRAFIA 87


critos en los que se recoge total o parcialmente el texto del Horologium.
Este estudio, junto con la consideraci6n de las ediciones y traducciones,
sirve de base al amplio trabajo de critica textual y valoraci6n de la tra-
dicion manuscrita (pp. 290-348). Con lo que permite el material estudiado
se reconstruye la genealogia hasta dar con dos arquetipos, a partir de
cuya existencia se toma la decisi6n sobre la redacci6n del texto. Para tal
redaccion se adopta un criterio de maxima economia, si bien, con ello, se
le restan al lector las posibilidades de cotejar de modo mas frecuente las
decisiones del editor.


Al texto del tlorologium le siguen unos indices muy completos, que
facilitan el uso de la obra. En ellos se anotan los textos paralelos, fuentes,
indices de conceptos, etc.


El conjunto representa una obra extensa, util sin duda no s61o para
el conocimiento de la importante personalidad de Suso y su lugar de
primer orden en la mistica europea, sino tambien para el conjunto de la
teologia del siglo XIV.- J. Estelric.


PASCHETTO, Eugenia. Demoni e prodigi. Note su alcuni scritti di
Witelo e di Oresme. Ed. G. Giappichelli, Torino 1978, 140 pp.


Esta obra contiene tres partes bien definidas, sobre el tema comiin
de la demonologia medieval. Las cuestiones que aparecen a lo largo de
los dos estudios van desde la magia al tratamiento teologico.


En el primer capitulo (Linguaggio e magia nel "De Configurationi-
bus" di Oresme) se considera la concepcion que tenia Oresme de la
cuestion. Su punto de vista es de notoria importancia, por cuanto su obra
ocupa un lugar muy destacado en la historia de la ciencia occidental.
Oresme es un hombre guiado por el deseo de vencer a la superstici6n con
la ciencia. Ineluidas aquellas supersticiones que se habian enquistado en
la religion popular. La teoria de la configuratio qualitatum le sirve a
Oresme para hallar una via de soluci6n al problema. Una teoria que
tecuerda la explicacion, rigurosamente teoricista, sin floklorismo, que
Al-Kindi desarrollo en el De radiis, texto muy conocido en la Edad
Media.


Mucho mas rigorista se nos muestra Oresme en el tema de la
astrologia y en la afirmacion de la existencia de los demonios; existencia
atirmada bajo la autoridad de la fe. En su estudio (Demoni e astri nei
"Quodlibeta" di Oresme), la autora compara la exposici6n de Oresme


con la de Witelo. Su investigacion le lleva a pronunciarse sobre la consi-
deracion de Oresme como precursor de la moderna ciencia del siglo XV.
Para la autora resulta excesivo considerarle como innovador, siendo mas
bien un "repetidor" y, en muchos casos, un hombre detenido por la duda
y la prudencia.


Finalmente ofrece la edicion critica de la Epistula de primaria causa




88 ESTUDIOS LULIANOS


poenitentiae in hominibus et de substantia et natura daemonum, de
Witelo. Se trata de una disertaci6n sobre la naturaleza de los demonios
fundada en la doctrina natural) "quia quaestio est a me naturaliter
quaesita, ad ipsam naturaliter respondebo"). El autor, reconociendo la
escasez de obras sobre el tema, se apoya en Plat6n, Arist6teles, Alhazen
etc. Esta obra de Witelo se conserva integra en un unico manuscritos y
fragmentaria en otros tres. La edici6n aqui presentada ofrece la lectura
critica de todos ellos.- J. Gaya.


PERARNAU ESPELT, Josep. Dos tratados "espirituales" de Arnau
de Vilanova en traduccion castellana medieval. Separata de Anthologica
Annua, 22-23 (1975-1976) 154 pp.


L"'Alia informatio Beguinorum" d'Arnau de Vilanova. Facultat de
teologia de Barcelona, secci6 Sant Pacia; Studia, textus, subsidia, II.
Barcelona 1978, 213 pp.


Dos muestras de la labor investigadora del Dr. Perarnau son las que
aparecen en estas dos publicaciones. Por una parte se siguen aportando
valiosisimos datos para el esclarecimiento de la presencia de autores y
doctrinas procedentes de Cataluna en la cultura castellana de los siglos
XIV y XV. Por otro lado, continua la investigacion arnaldiana en el
esfuerzo de conocer con exactitud los textos originales del oscuro y
polemizado autor cataldn.


En el primer trabajo se edita la traducci6n castellana de dos tratados
de Arnau de Vilanova: Dyalogus de elementis catholice fide y De
helemosina et sacrificio. Dos traducciones contenidas en el manuscrito
Casatense 1.022 (estudiado por el autor en un trabajo anterior, cf.
Estudios Lulianos, 21 (1977) 235 s.), que, al contener tambien algunas
obras de corte lulistico, es de suma importancia para el estudio de la
"iteracion de una cultura periferica de Espana sobre la castellana". En
esta linea recoge el autor importantes datos para determinar la presencia
de beguinos en Castilla. Afirmacion que, como reconoce el mismo autor,
llamara la atencion de los historiadores. Su hip6tesis se basa en el uso
documental de otros terminos (fraticellus, de tertia regula sancti
Francisci, de tertio ordine sancti Francisci) que, como ensefian otros
documentos, se usan indistintamente como sin6nimos. De importancia
fundamental resultan para el tema una serie de bulas del pontificado de
Benedicto XIII.


A esta introduccion, abierta, por supuesto, a la aportaci6n de nuevos
datos, le sigue la edici6n de los textos mencionados. Acompanan a la
edicion notas tomadas de la versi6n latina contenida en un manuscrito
Vaticano.


El segundo trabajo seiialado es mas interesenta aun, si cabe. Gracias
al hallazgo de una traducci6n napolitana y del original catalan de la Alia




BIBLIOGRAFIA 89


Informatio Beguinorum, el autor puede ofrecer Una edici6n completisima
de este"'escrito a traves del cual se obtiene un resumen compendiado de
la ideologia de aquella corriente espiritualista". El texto, breve, es
acompafiado por amplias notas explicativas, tanto en los aspectos hist6-
ricos, como en los doctrinales. Ademas de todo ello, y constituyendo mas
de la mitad del libro, Perarnau ofrece tres capitulos igualmente impor-
tantes. Documental el primero, presenta cinco documentos referentes al
ambiente espiritualista de Barcelona y alrededores entre 1309 y 1315. El
segundo capitulo (El primer arnaldisme a Barcelona) ahonda en las
repercusiones de las doctrinas espiritualistas de Arnau de Vilanova en
Barcelona. Otro capitulo final sobre La significacio doctrinal d"'Alia
Informatio Beguinorum" enmarca este escrito en la corriente espiritualis-
ta de los siglos XIII y XIV.- J. Gaya.


PERROY, E. La Edad Media. La expansion del Oriente y el naci-
miento de la civilizacion occidental. Ed. Destino, Barcelona 1977, 729 pp.


Repetidamente reeditada la "Historia general de las civilizaciones"
de M. Crouzet, de la que la presente obra es su tercer volumen, ofrece
uno de los mas interesantes tratamientos de conjunto de la civilizaci6n
humana. Este tomo, en concreto, cuenta con especialistas destacados que
garantizan su calidad. G. Duby y M. Mollat toman a su cuenta los
capitulos correspondientes a la historia de los paises occidentales,
mientras J. Auboyer y Cl. Cahen se ocupan de las civilizaciones asiaticas
y musulmana.


De este trabajo de conjunto resulta un estudio cuyo principal objetivo
es poner de relieve de modo particular los momentos en que las diferentes
civilizaciones que conviven en la Edad Media entran en contacto. En la
Edad Media, en efecto, no se dan a modo de compartimentos estancos
una scric de civilizaciones independientes y aisladas. Por el contrario, su
dinamica historica queda caracterizada por la busqueda de lo diferente.
A diferencia de otras edades, antiguas o modernas, en las que la
dinamica historica viene regida por el intento de extender el dominio
sobre los demas. Ciertamente, no estuvo exenta la Edad Media de tenta-
tivas similares, pero en su conjunto, y no en ultimo termino a causa de su
escaso desarrollo econ6mico, se distingue por este constante afan de
conocer. La Edad Media fue una epoca de exploradores. Aunque no
pocas veces fueran cortesanos de conquistadores.


Son diez siglos los que se recorren en este volumen. Muchos afios de
laboriosa gestaci6n, de lenta maduraci6n, de tenaz lucha contra las
diticultades, con las que en los mas remotos rincones van construyendose
no uno, sino una pluralidad de modos de ser. Sobre sus diferencias cons-
truira la Edad Moderna sus naciones y sus imperios. Esta es, en
resumidas cuentas, la leccion que nos propone este libro.- J. Oliver.




90 ESTUDIOS LULIANOS


PIERRE DUBOIS. De Recuperatione Terre Sancte. Dalla "Respubli-
ca Christiana" ai primi nazionalismi e alla politica antimediterranea, a
cura di Angelo DIOTTI. Ed. Olschki, Florencia 1977.


Este libro consta esencialmente de cuatro partes: 1) una descripci6n
del tratado de Pierre Dubois, precedido de una breve biografia de su
autor; 2) una comparacion con la Monarchia de Dante; 3) una
comparacion de los dos textos con el Defensor pacis de Marsilio de
Padua; 4) una edicion del texto del De Recuperatione. El Prof. Diotti
toma la posicion que el interes de Dubois por la Cruzada es mas bien un
protexto para poder presentar sus ideas politicas y sus planes reformistas.
Y estas ideas son de un notable patriotismo y chovinismo frances, bien
en consonancia con los proyectos de Felipe el Hermoso y su irreprimible-
mente ambicioso hermano, Carlos de Valois, el famoso rei del xapeu e del
vent de los cronistas catalanes. Es evidente que Dubois piensa que ya ha
sonado la hora para Francia de tomar el papel del Imperio, no en el
sentido de un monarca vagamente hegemonico, como en el antiguo
Imperio germanico, pero en el de un pais hegemonico, que seria natural-
mente, Francia. Asi que Diotti estd en lo cierto hablando de un atisbo
de nacionalismo moderno. Pero Dubois va bastante m&s lejos. Sugiere,
por ejemplo, que el Papa se desate de preocupaciones temporales,
cediendo el Patrimonio de San Pedro a Francia "pro certa annua
pensione perpetuo." Por mucho que Felipe IV tuvo el Papado bajo su
dominio (dominio que duro gran parte del siglo XIV), nunca logr6 hacer
del Papa un simple pensionnaire, segun palabra de Renan, corho hubiera
querido Dubois. Para otros soberanos y paises de Europa tiene
sugerencias, si no similares, al menos en el mismo plano pseudo-16gico y
utopico. Hace ya afios que Langlois dijo que Pierre Dubois, "redistri-
buant les royaumes avec une superbe mepris des difficultes d'execution,
ressemble aux fortes tetes de village qui, combinant des alliances entre les
potentats, remanient tous les jours a leur gre la carte du monde."


La comparacion con Dante resulta curiosa, porque como dice el
autor, Dante es "alfopposto delfavocato normanno (i.e. Dubois)." En
efecto, las altas resonancias eticas, filosoficas e imperiales del florentino
tienen un eco bien pobre en el nacionalismo algo estridente y oportunista
del pantletista frances.


En cuanto a Marsilio de Padua, las ideas emitidas en su Defensor
pacis son las mas sorprendentes de los tres. Propone un estado democra-
tico (universitas civium), y una iglesia democr&tica (universitas fidelium)
con un Papa sin soberania (principatum) ni poder (iudicium vel
iurisdictionem coactivum). Propone adem&s una completa libertad de
pensamiento (el tinico juez en materia de fe es Cristo, y eso en el Cielo,
no en la tierra); la abolici6n de tribunales eclesiasticos, con los sacerdotes




BIBLIOGRAFIA 91


juzgados por tribunales laicos (peccat igitur gravius sacerdos, et es
amplius puniendum); que el clero deberia practicar la summam pauper-
tatem, y la iglesia no deberia poseer bienes materiales; y que todos los
sacerdotes deberian ser iguales, incluiendo los obispos y el Obispo de
Roma. La corrupcion y degeneraci6n de la iglesia de su tiempo le hacen
ilegar al punto de hablar del Pontifice como draco (ille) magnus, serprens
antiquus, qui digne vocari debet diabolus et sathanas.


Asi que me parece muy correcto ver en Dante un hombre de su
tiempo, en las ideas nacionalistas de Dubois una antelacion del
renacimiento, y en las ideas democr&ticas y revolucionarias de Marsilio de
Padua un hombre mas bien de nuestro tiempo. Pero insistir mucho en el
aspecto conservador de los dos primeros y progresista del liltimo, tal
como hace el autor, tiene el peligro de caer en anacronismo. Muchas
veces los "progresos" de la Edad Media en su avance hacia el
Renacimiento, eran en el sentido de mayores exacciones fiscales y
mayores perdidas de libertad para las capas bajas de la sociedad, y
muchas veces los reformistas no buscaban mas que regresar a "los
buenos tiempos del Rey X."


Sigue luego la edicion de De recuperatione sobre el Ms. unico de Ia
Biblioteca Vaticana, edicion substancialmente similar a la de Langlois de
1891, con unas nueve correcciones de detalle, y en apendice un
post-scriptum de Dubois de 1308, que en la publication de Langlois de
1891 era algo recortado por "motivos de buen gusto."


Tengo dos pequenas criticas de este libro por otra parte muy intere-
sante. La primera es una cierta tendencia del Prof. Diotti a hacer aseve-
raciones indocumentadas. Hablando de los anos estudiantiles de Dubois
en Paris, dice: "Sempre nella capitale francese fece conoscenza con
Raimundo Lullo e Ruggero Bacone." ^De donde sac6 tal noticia,
ignorada, que yo sepa, de los propios lulistas? De Marsilio de Padua dice
que "nacque a Padova nel 1278," mientras que Riedlinger (ROL V, 62)
se limita a decir que "Ortu certe Patavinum coniciunt natum intra annos
circiter 1275 et 1290."


Para nosotros, los lulistas, es tambien una lastima que esta obra ni
siquiera menciona el hecho de que por las mismas fechas, Ramon Llull
estaba enviando al Rey de Francia y al Papa obras bastante similares a la
de Dubois, y en todo caso mas similares que las de Dante y Marsilio de
Padua. El Prof. Diotti, por ejemplo, parece desconocer las sugerencias
muy interesantes de Hillgarth sobre posibles relaciones entre Dubois y
Llull (en su Ramon Lull and Lullism in Fourteenth Century France, p.
128, nn. 344 y 346 sobre todo). Una comparacion entre esas dos figuras
hubiera sido interesante y fructifera.- A Bonner.




92 ESTUDIOS LULIANOS


ROSE, Paul L. The Italian Renaissance of Mathematics. Studies on
Humanities and Mathematicians from Petrarch to Galileo. Libr. Droz,
Geneve 1975, 316 pp.


Recoge este volumen una serie de estudios que, como indica el
subtitulo, tiene conio tema la matematica y la mentalidad del mundo
humanistico anterior a Galileo. La minuciosa investigaci6n que se lleva a
cabo se rige explicitamente por la preocupaci6n por responder a dos
preguntas esenciales: la biografia de los que intervinieron en la historia
cientitica de estos siglos, y, en segundo lugar, la clarificaci6n de la
transmision de la cultura clasica.


A este segundo proposito se consagran diversos capitulos que se
adentran incluso en la tradicion medieval (The Medieval Renaissance of
Mathmatics). Otros estudios tratan de algunos autores que tuvieron
particular influencia en Italia, como Regiomontanus y Copernico. El
grueso del libro, como corresponde al titulo general, se consagra, eviden-
temente, a los matematicos italianos: Cardano, Bombelli, Tartaglia, la
escuela de Urbino y el mismo Galileo. A traves de un analisis biografico y
tematico destaca el autor la importancia que en todos estos cientificos,
especialmente dedicados a las matem&ticas, tuvo el conocimiento y el
estudio de las obras "humanist icas" clasicas. Humanista y matematico
describen dos centros de interes diferenciados, en cierta manera herederos
del trivium y quadrivium. Pero, por encima de ello, la caracteristica del
"humanismo" italiano es la mutua influencia entre ambos, o, lo que es lo
mismo, su unidad en el interes investigador de los cientificos de aquellos
siglos. Debemos entender en este esforzado trabajo sobre los materiales
recibidos, en este intento de reordenacion de temas, el punto de partida
que prepara y exige la "nueva ciencia". Galileo representard, en este
sentido, el paso decisivo y el principio de otra gran etapa de la historia
cientifica. El libro de Rose representa una contribucion valiosisima a la
historia de uno de los mas eferverescentes periodos de la historia de la
ciencia.- J. Gaya.


SANFILIPPO, Mario. / / sistema feudale nelYOccidente medievale.
SEI, Torino 1975, 159 pp.


La bibliografia sobre el sistema feudal ha registrado, en lo que va de
siglo, un auge espectacular. Resulta dificil incluso para los especialistas
hacerse con una idea clara de la situaci6n historiografica, pero mucho
m&s azarosa resulta la situacion para los principiantes, que corren el
peligro de perderse en su intento.


El libro de Sanfilippo sera, sin duda, de gran utilidad. Se intenta, en.
efecto. introducir al lector a traves de unas breves explicaciones para
incorporar seguidamente textos documentales con referencias directas a
cuestiones concretas. La obra se divide en dos partes. En la primera se




BIBLIOGRAFIA 93


tratan las relaciones nacidas en torno a la producci6n agraria y la
posesien de la tierra. La segunda parte analiza las instituciones feudales
en sus diversos estamentos sociales, como tambien en algunos de sus pre-
supuestos ideol6gicos. De no menor importancia es el capitulo que,
recogiendo textos de diferentes historiadores contemporaneos, da a
conocer diferentes perspectivas de la historiografia moderna sobre el
tema. Se afiade, ademds, un breve vocabulario sobre algunos de los
principales terminos.


Un libro, en definitiva, que sera un instrumento muy util a la hora
de iniciarse en el estudio del sistema feudal, y nada despreciable para
quienes, familiarizados ya con la Edad Media, podran retornar a textos
basicos y siempre esclarecedores.- S. Jimenez.


SMITH, Robert S. Historia de los Consulados de Mar (1250-1700).
Ed. Peninsula, Barcelona 1978, 206 pp.


La historia de la economia mediterr&nea durante la Edad Media tuvo
en los Consulados de Mar una de sus instituciones mas representativas.
El impulso corporativo que hizo surgir a los gremios, indujo a
comerciantes y marinos a la busqueda de medios que gozaran de cierta
autonomia en la solucion de los problemas que les eran propios. De esta
forma los Consulados reunian las funciones de cooperaci6n y de justicia.
Las principales formas en que se desarrollaron los Consulados estan
representadas por tres niicleos diferenciados. Una primera modalidad,
propia de los puertos del Mediterraneo, agrupaba a importadores,
exportadores y comerciantes cuyo campo de acci6n se extendia a lo largo
de las costas del mar Mediterraneo. Implantado en Burgos y Bilbao fue
un instrumento de la marina mercante vizcaina, que tan poderoso auge
conoci6 en el siglo XV. En Sevilla, por otra parte, la instalaci6n del
Consulado de Mar estuvo al servicio del comercio americano, instalandose
incluso tales Consulados en Mexico y Lima.


Pese a su larga duracion los Consulados de Mar no siempre gozaron
de excelente operatividad. Al concentrar en un reducido numero de
individuos funciones dispares como las de proveer a los intereses del
gremio y ejercer como tribunal, su funcionamiento se veria debilitado por
ignorancias o entorpecido por ingerencias. Como instituci6n para la
defensa de un grupo muy determinado no es extrano que compartiera el
destino de semejantes invenciones. Motor del proceso econ6mico en sus
primeras etapas, lo que es patente en su misma capacidad para dar
respuesta a las necesidades concretas de cada puerto importante,
languidece con los aiios hasta convertirse en intltil defensa de privilegios
adquiridos.


Sin intentar una historia de todas las vicisitudies que conocieron los
Consulados de Mar, la obra ofrece una sugerente panoramica de este




94 ESTUDIOS LULIANOS


apasionante capitulo de la historia economica y social de la Edad Media
iberica. 1 J. Oliver.


TAIANA, Franz. Amor Purus und die Minne. Germanistica Fribur-
gensia, Universitatsverlag, Fribourg (Schw.) 1977.


To thomes t a d'acord que 1'amor cortes va jugar un paper fonamental
dins del desenvolupament de fideari social de 1'Occident cristia. Per6
facord no passa d'alla: sobre les qiiestions dels seus origens, de que re-
presentava dins de la societat i el mon literari dels segles XII i XIII, i fins
i tot, de exactament que era, hi ha hagut discussions i hip6tesis per tots
els gusts. De manera particular han abundat teories pseudo-antropol6gi-
ques, molt atractives pel gran piiblic, per6 que nomes han contribuit, per
la seva manca de base documental, a entelar el quadre.


Dins d'aquest camp de battalla, Franz Taiana ha entrat amb una
tranquilitat i seguritat admirable. Ha escrit una tesi doctoral sobre el
tractat De amore d'Andreas Capellanus i la seva relacio amb la poesia
dels trobadors, trouveres i minnesanger, i amb la societat del temps. Com
es veu, el tema es vast i espinos, per6 f autor ha sabut navegar entre els
escrits relevants de 1'epoca sense perdre de vista lo que puguin contenir o
no contenir de realitat social. Des de la seva Introducci6 consigna 1'ele-
ment de joc dins de la poesia "courtoise" i fintel.lectualitat de f amor
cortes (cita la frase de Paul Zumthor, que fanomena "amour de tete").
Per mal vists que siguin pels critics romantics i neo-romantics, tals
conceptes, manejats amb intel.ligencia i coneixement de fonts, resulten
forca aclaridors. I es dins d'aquest marc que fautor examina el concepte
de famor reflexat als escrits de 1'epoca, les relacions entre famor plat6nic
i sensual, el paper de la dona, la interacci6 entre amor cortes (Minne),
amor (Liebe) i matrimoni, i finalment la reprobatio amoris o la
condenacio de 1'amor er6tic. Anthony Bonner


MARTINEZ, Marcos G. Monasterios medievales asturianos. (Siglos
VIII-XII). Ed. Ayalga, Salinas 1977, 154 pp. .


Con una intencion eminentemente divulgadora, este libro se enmarca
en una ya notable coleccion de obras sentradas todas ellas en temas astu-
rianos. Como deja apuntado en su introducci6n y en la referencia bi-
bliografica con que concluye la obra, el autor ha trabajado con datos
archivisticos e historicos que garantizan la exactitud de sus afirmaciones.
A lo largo de sus capitulos se sigue una descripci6n cronol6gica de las
fundaciones monasticas desde el siglo VIII al XII, siguiendo su geografia
y su permanencia en el tiempo. No destacan fundaciones que por sus
dimensiones o su actividad se convirtieran en cabeza de vastos congrega-
ciones y ejercieran un poder de extenso radio de acci6n. Se t rata mas
bien de pequefias ermitas, de monasterios con etapas de florecimiento




BIBLIOGRAFIA 95


limitadas, no pocas veces centros de algun suceso o empresa politica de-
terminada. Interesa su conocimiento y su estudio particularmente para
obtener un acercamiento a la sociedad que principi6 el movimiento de la
Reconquista y que fue su guia y mentor durante los primeros afios. J.
Oliver.


VALDEAVELLANO, Luis G. El mercado en Leon y Castilla durante
la Edad Media. Universidad de Sevilla. Sevilla 1975, 224pp.


La primera edicion de esta obra vio la luz en 1931. Al ser reeditada
en la coleccion de "Libros de Bolsillo" de la Universidad de Sevilla el
autor ha procedido a los retoques mas indispensables, particularmente
por lo que a la bibliografia se refiere. De esta manera, y por su particular
estilo de facil acceso, la monografia de Valdeavellano conserva su pristino
interes. El mercado es, en la historia de Le6n y Castilla, una de las insti-
tuciones mas determinantes de su configuracion socio-politica. El mercado
estructura la vida ciudadana, las relaciones entre los pueblos y, de modo
no menos decisivo, las instituciones juridicas tanto sociales como en el
iimbito del ejercicio del poder.


En los cinco capitulos en que se desarrolla el tema, el mercado sirve
tambien para iluminar la trayectoria hist6rica que va desde los tiempos
visigoticos- hasta los tinales de la Edad Media. Un tema que alcanza
considerable relieve es el de la evolucion urbana. Su tesis no representa, a
la hora de su reedicion, novedad expresa, pero mantiene su interes. Preci-
samente para los reinos de Castilla y Leon la cuestion de la Reconquista y
su signiticacion es todavia un tema incitante.- J. Estelric.


VAZQUEZ, Isaac (ed.). Studia Historico-Ecclesiastica. Festgabe fiir
Prof. L.G. SPATLING. Roma 1977, XXII-799 pp.


Dedicado al investigador franciscano, este volumen recoge un total de
22 trabajos, cuya tematica recorre los veinte siglos de la historia eclesias-
tica. Los cinco primeros estudios, dedicados a los primeros siglos del cris-
tianismo, tratan temas patristicos y de la historia mondstica. La Edad
Media es estudiada en seis trabajos cuyo titulo recogemos: K. HALLIN-
GER, Das Phdnomen der liturgischen Steigerungs Klunys: G.P. MAIER,
Die Entwicklung der Pfarrei Waidorf an der Ybbs bis zum Anfang des
14. Jahrhunderts; A. GARCIA GARCIA, Primeros refiejos del Concilio
IV Lateranense; O. SCHMUCKI, "Ignorans sum et idiota". Das
Ausmass der schulischen Bildung des hl. Franziskus von Assisi; E.
GRAU, Die Klausur im Kloster S. Damiano zu Lebzeiten der heiligen
Klara; I. VAZQUEZ, Documentacion Pontijicia Medieval en Santa Clara
de Salamanca.


Los restantes estudios siguen ocupandose de temas hist6ricos de
siglos posteriores. De entre ellos cabe senalar tambien: J. GARCIA ORO,




96 ESTUDIOS LULIANOS


Las Reformas Pretridetttinas en los Colegios religiosos de Salamanca; A.
MATANI£, Dati e riftessioni sui rapporti tra il Primo e il Terzo Ordine
di san Francesco nellepoca medievale.- S. Ramis.


WARNOCK, R.G. - ZUMKELLER, A. Der Traktat Heinrichs von
Friemar iiber die Unterscheidung der Geister. Augustinus-Verlag, Wiirz-
burg 1977, 279 pp.


Una ingente tradicion manuscrita atestigua del favor que, a traves de
la historia, obtuvo el Tractatus de quattuor instinctibus tanto en su texto
latino, como en su version alemana. Ambas versiones son objeto de la
presente edicion. Precede un amplio estudio sobre cada una de las
tradiciones.


A la reconocida competencia de A. Zumkeller se debe el estudio de
la tradicion latina. Mientras la tradicidn "popular" es objeto de la
investigacion del americano R. Warnock. En ambos trabajos se da
completa relacion de la tradici6n textual, con sus diferentes recopila-
ciones, excerpta etc. Particularmente interesante y util las anotaciones que
se hacen sobre las peculiaridades linguisticas de los diferentes testimonios
de la traduccion del texto.


La obra de Enrique de Friemar (m. 1340) parece haber sido escrita
en el primer decenio del siglo XIV. Su temdtica nos introduce en el
campo sugestivo del discernimiento de espiritus. Se trata de un tema
importante para quienes quieren mantenerse en la "via recta". Y a la
par, recuerda el autor, un cometido drduo. Pues la afirmaci6n de un
mismo origen ultimo tanto para el orden natural, como para el de la
gracia, impide soluciones faciles, que serian por lo general tendentes al
dualismo.


Cuatro son los "instintos" que se analizan: divino, angelico, diab61ico
y natural. La t rama fundamental de la exposici6n la constituye el estudio
de los "signos" que corresponden a cada uno de ellos. En los dos tiltimos,
el diabolico y el natural, m&sextensamente en este, son estudiados en sus
distintas relaciones con los anteriores. La parte correspondiente al
instinto natural, en efecto, considera el " impulso" por el originado, en
cuanto "al aumento de ciencia y conocimiento natural", "al progreso en
el aumento de la gracia y santidad", en orden a los dones interiores y en
orden a los ejercicios exteriores.


El conjunto,. pues, desarrollado en un estilo terso y conciso es una
interesante incursion en la psicologia de la vida de perfecci6n. Su lectura,
sin duda alguna, recuerda un camino que las grandes corrientes misticas
de siglos posteriores frecuentaran de nuevo.- J. Gaya.


ZIMMERMANN, A. (Ed.) Die Mdchte des Guten und Bbsen.
Vorstellungen im XII. und XIII. Jahrhundert iiber ihr Wirken in der




BIBLIOGRAFIA 97


Heilsgeschichte. Miscellanea Mediaevalia 11. Ed. W. de Gruyter, Berlin
1977, 548 pp.


Por la misma esencia de sus origenes la civilizaci6n occidental tuvo
que desarrollar el tema del bien y del mal en su especulaci6n y en su
vision del mundo. Un tema fuente de graves conflictos en ocasiones, que
se universaliza hasta abarcar todos los aspectos del actuar humano.
Puede ser 61 objeto de estudio filosofico y teologico, pero su presencia se
patentiza tambien en la musica o en la historiografia. Y de una manera
especifica busca expresion en terminos de una economia de salvacion.
Todas estas son, en apretada sintesis, las coordenadas que distribuyen el
contenido de este volumen de Miscellanea Mediaevalia.


Un estudio, que podria calificarse de sistematico, nos introduce en el
tema: W. HUBENER, "Malum auget decorem in universo". Die kosmo-
logische Integration des Bosen in der Heilsgeschichte. Es una reflexion
que nos ayuda a abarcar de una sola mirada la historia del tema. Del
tema hecho historia nos hablan muy en concreto aquellas colaboraciones
que estudian la historiografia medieval en algunos de sus momentos mas
relevantes. Desde un panoramica global, como la ofrecida por J.
EHLERS (Gut und Bdse in der hochmittelalterlichen Historiographie).
pasamos a otros ejemplos concretos (I. PERI, Die Konzeption des
Heilsgeschehen und die Frage nach dem Ursprung des Bosen im
Hexaemeron Aino von Reichersberg; S. OTTO, Bonaventuras christolo-
gischen Einwand gegen die Geschichtslehre des Joachim von Fiore; M.
MARKOWSKI, Die Schilderung des Guten und Bbsen in der "Chronica"
des Vicentius Kadlubek).


Digno de mencion resulta el hecho de que una reflexion, de origen
practicamente comun con la cristiana, como es la islamica, omitiera el
caracter historico de la salvacion, o, por lo menos, lo explicara de un
modo notablemente diferente. A esta cuesti6n se refiere el estudio de A.
FALATURI, Das Fehlen des Aspekts der Heilsgeschichte in der
islamischen Theologie.


En el campo de la reflexion teologica se abre todo un abanico de
perspectivas desde las que se trata el problema del bien y del mal. Regu-
larmente el tema aparece en el tratamiento de la creaci6n, de la antro-
pologia y de la escatologia, como muestran los estudios de U.
WIENBRUCH (la doctrina de los angeles en san Buenaventura), E.-H.
WEBER, W.J. HOYE, I. CRAEMER-RIECENBERG (Tomas de Aquino
y la psicologia origenista). F. SEIBT. Desde otra perspectiva preocupa
tambien el problema del bien y del mal a los teol6gos y a los
historiadores: su presencia historica en la herejia. Problema eclesiol6gico
como estudia H.G. WALTER, y problema hist6rico perpetuado en las
corrientes maniqueas: N.H. HARING (Alano de Lille y el neomaniqueis-
mo), A. CAZENAUE (catarismo).




98 ESTUDIOS LULIANOS


Concluyamos este sumario de temas tratados mencionando las cola-
boraciones de H. BACKES, B. SCHMOLKE-HASSELMANN (estetica de
la literatura francesa antigua), H. SCHADE (expresiones artisticas), M.
BIELITZ (miisica en los siglos XII y XIII).- J. Oliver.


J. DANIELOU - R. DU CHARALT, La catequesis en los primeros siglos
Ediciones Studium, Madrid 1975.


Este libro que presentamos, son los apuntes del curso dado por J.
Danielou en el Instituto Superior de Pastoral Catequetica de Paris, que
Regina du Charalt, con las notas tomadas en clase por los alumnos, ha
recopilado y dado forma.


El tema del libro es el estudio de la catequesis en la epoca patristica,
concretamente hasta el s. IV; saber que es J. Danielou quien habla sobre
esta materia, es suficiente garantia para el libro.


En la Introduccion se clarifican los conceptos basicos de "catequesis"
y los que giran en torno suyo. Despues de la Introducci6n, en la primera
parte, se nos presentan las principales fuentes sobre esta materia, a conti-
nuacion de lo cual, es descrita la estructura de la catequesis que eviden-
temente corre parejas con la estructura del catecumenado, que tambien
es estudiado.


En la segunda y tercera parte es estudiado el contenido de la cate-
quesis en su aspecto dogmatico y en su aspecto moral. Este estudio del
contenido de la catequesis se hace sobre el paradigma de tres periodos:
antiguedad, siglo tercero, y siglo cuarto.


Cabe destacar en el estudio dogm&tico del contenido de la catequesis,
la atencion que se pone a las cuestiones de utilizaci6n y exegesis del A T
en la catequesis.


La cuarta parte trata de la catequesis sacramentaria, esta parte de Ia
obra es practicamente un estudio biblico —teol6gico— liturgico de los
sacramentos de la iniciacion cristiana. El estudio se hace a partir de los
grandes tratados que sobre la iniciacion nos han dejado los Padres:
Tertuliano, Cirilo de Jerusalen, Teodoro de Mopsuestia y Ambrosio de
Milan.


En la quinta y ultima parte se habla del metodo catequitico,
partiendo de la obra de Agustin De catechizandis Rudibus. En el ultimo
capitulo de esta ultima parte, se habla del contenido de la catequesis,
como sintesis de Ia historia de la salvacion.


Termina el libro con unas tablas cronologicas de los acontecimientos
historicos y de los Autores eclesiasticos y Padres estudiados.


Creemos que este libro va mds alld de lo que su titulo indica, y que
puede muy bien utilizarse bajo el punto de vista liturgico, patristico y




BIBLIOGRAFIA 99


teologico en el estudio de los sacramentos de la iniciaci6n cristiana y del
catecumenado.


No se pueden pasar por alto unos detalles que suponemos son lapsus
calami, pero que en un libro como este, se pueden prestar a errores o
confusion: en la pagina 17 se dice que Tradicion Apost61ica de Hip61ito
es del siglo segundo; hoy normalmente se admite, sobre todo despues de
la edicion de B. Botte en: LQF 39, que es de principios del s. III.


En la p&gina 23 cita un fragmento de la Historia Eclesiastica de
Eusebio de Cesarea VI, 3, 1-7; en este texto citado sitiia a Origenes en
Antioquia, y es en Alejandria en donde Origenes dio impulso a la escuela
catequetica. Se ha transcrito defectuosamente el texto de la Historia
Eclesiastica.


Finalmente, creemos que hay que matizar una expresion de la pagina
45 que segiin se desprende del texto, parece como si ya en el siglo tercero
estuviera institucionalizada la cuaresma, con la cual corre parejas el
liltimo periodo del catecumenado. Precisamente, por la tradici6n Apost6-
lica de Hipolito sabemos que en el siglo tercero todavia en Roma no esta
organizada la cuaresma..


Estas precisiones que acabamos de hacer, no desmerecen la
importancia de este libro que consideramos muy litil para un estudio
serio de la catequesis cristiana y su contenido.- G. Ramis.


E. SCHWEIZER - A. DIEZ MACHO, La Iglesia primitiva, medio
ambiente, organizacion y culto. Biblioteca de Estudios Biblicos 7, Ed.
Sigueme, Salamanca 1974.


Bajo este titulo se encuentran reunidas tres conferencias del Profesor
Eduardo Schweizer de la Universidad de Zurich, y una del Profesor
Alejandro Diez Macho de la Universidad Complutense de Madrid. La
afinidad del tema de estas cuatro conferencias ha hecho posible el
reunirlas en un solo volumen y bajo un linico titulo.


Las conferencias del Profesor Schweizer se tuvieron en abril de 1973
en Sevilla con motivo del primer encuentro o curso de actualizaci6n
biblica, organizado por la Institucion San Jeronimo para la investigaci6n
biblica; la conferencia del Profesor Diez Macho, fue pronunciada en la
Universidad de Sevilla.


Los titulos de las tres conferencias del Profesor Schweizer: 1) Los co-
mienzos de la Iglesia; 2) La Comunidad de Siria; y 3) El culto en el
Nuevo Testamento y en la actualidad, son suficientemente elocuentes
como para despertar el interes del estudioso.


Los puntos claves sobre los que gira la primera conferencia son: a) el
grupo de los "doce" apostoles; b) el grupo de profetas; c) la parusia. En
el tema de la Comunidad de Siria, a la que se llega por el evangelio de




100 ESTUDIOS LULIANOS


Mateo, se subrayan especialmente dos puntos: a) la funci6n de los
profetas; b) el ministerio de Pedro. En la cuesti6n del culto, se hace
incapie en el aspecto de la confesion de fe como fundamentaci6n del
mismo, y en el tema del culto en espiritu.


Evidentemente estos temas estan tratados desde la 6ptica de la
teologia protestante; diciendo esto, no queremos apostillar esta teologia,
sino simplemente hacer una constataci6n. Creemos que la visi6n de estas
cuestiones desde esta optica, puede ayudar mucho a la optica cat61ica y
enrriquecerla bajo muchos aspectos.


La conferencia del Profesor Diez Macho, nos hace caer en la cuenta
de la importancia de la literatura intertestamentaria para la exegesis del
N T. Casi la definiria como una leccion practica e ilustrativa sobre el
tema, acompanada de abundante bibliografia.


Resumiendo, diriamos que es un libro que nos ofrece unos puntos de
estudio basicos sobre la primitiva comunidad apostolica, y nos muestra
un instrumento necesario para la sabia interpretacion de los textos del
N T (la literatura intertestamentaria) a traves de los cuales llegamos a
esta Comunidad.- G. Ramis.


J-M. PEROSANZ, El simbolo Atanasiano. Un comeutario para la
meditacion Ediciones Palabra, Madrid 1976.


El subtitulo del libro que comentamos, es la llave de interpretaci6n
del mismo: una serie de reflexiones o meditaciones en torno del texto del
Quicumque.


En la Introduccion del libro, el autor hace una sencilla presentacion
del texto que ofrece a continuacion en latin y castellano.


La reflexion o meditacion sobre el texto consta de una Introduccion,
siete capitulos o apartados divididos en dos partes: la Santisima Trinidad
y la Encarnacion de nuestro Sefior, y una conclusi6n.


En la Introduccion general, el autor nos ha advertido que no quiere
hacer "un tratado de teologia trinitaria o cristol6gica, sino escribir un
comentario espiritual" (pag. 9); y es fiel a este prop6sito (hemos de agra-
decerle sus notas aclaratorias a pie de pdgina sobre los conceptos
"sustancia", "persona", "unidad" , " tr inidad", "procesiones", "hip6sta-
sis", "naturaleza", etc), aunque su comentario rezuma cuestiones
teologicas muy post^riores al simbolo, y derivaciones hacia la vida
espiritual ajenas al contexto (en sentido amplio) teol6gico y espiritual del
texto. Es el gran peligro que se corre al estudiar los textos patristicos,
verlos con una optica teologica posterior a ellos.


A pesar de este pequefio reparo, queremos dejar bien sentado, que
hay que agradecer, de todo corazon, la divulgaci6n de los textos primiti-
vos cristianos.- G. Ramis.




RESENA DE REVISTAS


ANALECTA BOLLANDIANA, 96 (1978) 5-50: F. HALKIN, Les
manuscrits grecs de la Bibliotheque Laurentienne a Florence. Inventaire
hagiographique; 65-104: M. LAPIDGE, Dominic of Everham "Vita S.
Ecgwini episcopi et confessoris"; 183-200: B. DE GAIFFIER, Hispana et
Lusitana, VIII; 277-298: A. BOYLE, Interpolation in Scottish Calendars;
305-337: A. ACCONCIA LONGA, II concilio Calcedonense in un antico
contacio per S. Eufemia.


ANALECTA CALASANCTIANA, 20 (1978) 377-420: C. MEGINO
RILLO, Cipriano de Cartago y la trilogia unidad-primado-colegialidad;
423-435: A. DIAZ, Las relaciones Lope-G6ngora. Analisis de la "Carta
echadiza".


ANALECTA T.O.R.. 14 n. 129 (1978) 11-47: C. ESSER, Un (Docu-
mento) Precursore della "Epistola ad Fideles" di san Francesco d'Assisi;
49-88: M. SENSI, Vicende del T.O.R. nella Valle Spoletana; 89-114: L.
TEMPERINI, Arnaldo Fortini, storico di San Francesco.


ANALES VALENTINOS, 4 (1978) 85-148: M. CARCEL ORTI, La
Diocesis de Valencia en 1617; 149-175: V. CONEJERO MARTINEZ, Dos
eclesiasticos catalanes acusados de jansenistas: J. Climent y F. Amat;
355-418: J. LLIDO HERRERO, J. Climent: Filojansenismo y regalismo
en la Espaha de Carlos III.
. ANGF.I.ICUM, 55 (1978) 104-123: P.J. BEARSLEY, Jesus the Son of


Mary According to St. Thomas Aquinas; 415-457: A. CAPARELLO, La
terminologia greca nel Commentario al "De Caelo": Tommaso d'Aquino
e lingua greca; 534-556: J. AUMANN, Thomistic Evaluation of Love and
Charity.


ANNALI DELLA FACOLTA DI LETTERE E FILOSOFIA (Bari),
19-20 (1976-77) 201-223: M. CANNATARA. Un insolito documento
privato barese del secolo XI; 237-292: M. DE NICHILO, Un carme
inedito di Matteo Canale per le nozze di Ercole I d'Este con Eleonora
d'Aragona.


ANTHOLOGICA ANNUA, 22-23 (1975-76) 11-104: J.L. GONZALEZ
NOVALIN. El Dean de Santiago, D. Diego de Muros. Su puesto en la
historia del humanismo espanol; 105-203: R. ROBRES LLUCH, Biblismo
en San Juan de Ribera. Dos comentarios ineditos al Cantar de los
Cantares; 477-603: J. PERARNAU, Dos tratados "espirituales" de Arnau
de Vilanova en traducci6n castellana rhedieval.




102 ESTUDIOS LULIANOS


ANUARIO FILOSOFICO, 10 (1977) 27-69: R. ALVIRA, "Casus et
fortuna" en sto. Tomas de Aquino; 105-129: A.L. GONZALEZ, Intuici6n
y escepticismo en Ockham; 219-241: J.I. SARANYANA, Sobre el fin de
los dias. (La escatologia del mundo, segun sto. Tom&s); 93-114: ].
GARCIA LOPEZ, Entendimiento y voluntad en el acto de la elecci6n;
115-143: A.L. GONZALEZ, EI problema de la intuici6n de lo no
existente y el escepticismo ockhamista.


ARCHIVES D H I S T O I R E DOCTRINALE ET LITTERAIRE DU
MOYEN AGE, 44 (1977) 7-31: D.N. BELL, The vision of the world and
the archetypes in the Latin spirituality of the Middle Ages; 33-78: D.K.
BOLTON, The study of the Consolation of philosophy in Anglo-Saxon
England; 79-125: Ch.S.F. BURNETT, What is the "Experimentairus" of
Bernardus Silvestris? A preliminary Survey of the material; 127-147: G.
VAJDA, La question disputee de 1'essence et de 1'existence vue par Juda
Cohen, philosophe juif de Provence; 149-242: G.B. FOWLER, Manuscrit
Admont 608 an Engelbert of Admont; 243-285: P.V. SPADE, Roger
Svvvneshed's "Obligationes". Edition and comments.


" ARCHIVES DE PHILOSOPHIE, 41 (1978) 221-236: P. VIGNAUX,
Philosophie et theologie trinitaire chez Jean de Ripa.


ARCHIVUM FRANCISCANUM HISTORICUM, 71 (1978) 37-64:
A.G. HAUF, La "Vita Christi" di Fr. Francesc Eiximenis, como tratado
de Cristologia para seglares; 65-111: P. de A. MARTINEZ, Dos sermones
ineditos sobre S. Jose del bto. Bernardino de Feltre; 305-338: M.
D'ALATRI, Un processo delfinverno 1346-1347 contro gli inquisitori
delle Marche; 339-405: C. PIANA, Scritti polemici fra Conventuali ed
Osservanti a meta del '400 con la partecipazione dei giuristi secolari;
406-420: J. POULENC, Les statuts d'Ange de Perouse pour le gouverne-
ment du Grand Couvent des Cordeliers de Paris.


ATTI E MEMORIE (Societa Savonese di Storia Patria), 10 (1976)
55-75: F. MARTIGNONE, L'insegnamento pubblico in Liguria del '400;
77-96: G. AIRALDI, Biblioteche medievali in Liguria; 97-107: N.
CALVINI, Biblioteche rinascimentali in Liguria; 109-134: G.G MUSSO,
Libri e cultura dei Gfenovesi fuori Gbnova tra Medioevo ed Eta Moderna;
135-177: L. BALLETTO, La biblioteca del convento dei Domenicani di
Taggia; 179-188: A.I. FONTANA, Le biblioteche di tre ecclesiastici
genovesi intorno alla meta del Quattrocento.


AUGUSTINIANA, 28 (1978) 34-90: A. ZUMKELLER, Der Predig-
band Cod. Berolonensi Lat. Fol 851 des Ecfurter Augustinertheologen
Johannes von Dorsten; 183-221 E. BOOTH, St. Augustine's "noticia sui"
Related to Aristotle and the Early Neo-Platonisos; 288-309: J. FREDE-
MAN, John Caprave's "Life of st. Augustine"; 310-352: J. QUINN, The
Concept of Time in Giles of Rome; 448-516: A. DE MELTER-M.
SCHRAMA, Bibliographie historique de 1'Ordre de Saint Augustin,




BIBLIOGRAFIA 103


1970-1975.
AUGUSTINIANUM, 18 (1978) 361-382: A. DE NICOLA, Aspetti


dell'etica matrimoniale di Fulgenzio di Ruspe; 487-532: M. SIMONETTI,
Letteratura antimonotisita d'Occidente.


AUGUSTINIS, 23 (1978) Monografico: V. CAPANAGA, Primicias
agustinianas.


AWRAQ, (1798) 4-11 J.M. FORNEAS, De la transmisi6n de algunas
obras de tendencia as ari en al-Andalus; 12-28: J.M. CORRIENTE, Apro-
ximacion al estudio del tema de amor en la poesia hispano-drabe de los
siglos XII y XIII; 29-45: B. PAVON, Tudela: ciudad medieval. Arte
islamico y mudejar; 46-54: R. KONTZI, La literatura aljamiada. En
arabe: 4-8: S. FAYSAL, El amor en la poesia arabe; 9-17: I. al-'ARABI,
Granada, capital de los Banti Ztrt; 34-38: S. al-MAHDI, La musica arabe
y su intluencia en la cuenca del Mediterratieo.


BERCEO, nn. 94-95 (1978) Monografico: II Jornadas de Estudios
Berceanos. Actas.


BROTERIA, 107 (1978) 505-518: A. HUERTA, Arist6teles mais
perte de Camoes: O "Corpus" Pedag6gico e Didactico de Joao de Barros.


BULLETIN D'ETUDES ORIENTALES, 29 (1977) 7-16: M.
ALALRD, Comment comprendre le Coran selon MuhasibT; 33-52: J.E.
BENCHEIKH, Le cenacle poetique du calife al-Mutawakkil; 53-63: M.
BERGE, Les ecrits d 'Abu Hayyan Al-Tawhtdt. Problemes de chronologie;
85-95: C.E. BOSWORTH, Al-HwarazmT on theology and sects: the
chapteron Kalam in the Mafatfh al-'UlQm; 115-120: R. DELADRIERE,
Les niveaux de conscience selon 1'exegese d'Al-Qasant; 157-178: D.
GIMARET, Theories de 1'acte humain dans 1'Ecole Hanbalite; 179-187:
D. GRIL, Le commentaire du verset de la lumiere d'apr6s Ibn ArabT;
221-230: M. HAMIDULLAH, Les voyages du prophete avant lTslam;
243-249: H.R. IDRIS, d 'a l-Dabbag, hagiographe et chroniqueur Kairo-
uanais du XIII siecle et de son jugement sur les Fatimides; 251-259: J.
JOLIVET, L'intellect selon al-Farabi: quelques remarques; 269-278: R.G.
KHOURY, Quelques reflexions sur les citations de la Bible dans les
premicres generations islamiques du premier et du deixieme siecles de
1'Hegire.


BULLETIN OF HISPANIC STUDIES, 55 (1978) 5-17: M.A. PAR-
KER, Juan de Mena's Ovidian Material: an Alfonsine influence?; 95-102:
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OF MANCHESTER, 60 (1977/78) 13-27: J.A. BOYLE, The Alexander
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Some Medieval Icelandic Manuscripts.




104 ESTUDIOS LULIANOS


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285-300: E. GRIFFE, Uepiscopat gaulois de 481 a 561. Le choix des
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BULLETINO DELLTSTITUTO STORICO ITALIANO PER IL
MEDIO EVO, 85 (1974) 1-16: F. GABRIELI, Gli Omayyadi di Spagna e
l'Oriente; 17-51: G.G. FISSORE, Cultura grafica e scuola in Asti nei
secoli IX e X; 53-87: C. FROVA, Trivio e Quadrivio a Reims:
1'insegnamento di Gerberto d'Aurillac; 89-144: G. BARONE, Frate Elia;
151-177: A. MORISI, Vangeli apocrifi e leggende nella cultura religiosa
del tardo Medioevo; 179-230: E. GUSBERTI, Cesare Borgia in Ma-
chiavelli.


BURGENSE, 19 (1978) 87-130: R. MARIMON BATLLO, Sacra-
mento en sto. Tomas y el Vaticano II; 375-398: M. GARRIDO, Los
himnos liturgicos de la santa Cruz desde el siglo VI al siglo XVI;
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CAHIERS DE CIVILISATION MEDIEVALE, 20 (1977) 13-48: J.
DUFOUR, Les rouleaux mortuaires de Catalogne; 93-104: R. FOSSIER,
La femme dans les societes occidentales; 105-129: M.-Th. d'ALVERNY,
Comment les theologiens et Ies philosophes voient la femme; 131-143: R.
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145-176: J. BEAUCAMP, La situation juridique de la femme a Byzance;
177-188: Ch. FRUGONI, L'iconographie de la femme au cours des X-XII
siecles; 189-200: A. GIEYSZTOR, La femme dans les civilisations des
X-XII s.: la femme en Europe orientale; 201-217: J. LEJEUNE, La
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CAHIERS DE JOSPHOLOGIE, 25 (1977) Monografico: Saint Joseph
a 1'epoque de la Renaissance (1450-1600).


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Granjas, bodegas y edificios de expk)taci6n cistercienses; 157-186: M.S.
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106 ESTUDIOS LULIANOS


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en santo Tom&s de Aquino.


ESTUDIOS FRANCISCANOS, 79 (1978) 1-20: D.J. VIERA, Fran-
cesc Eiximenis y el homicidio de la mujer adultera; 63-81: N. del
MOLAR, Una traduccio antiga del "lignum vitae" de sant Bonaventura;
202-262: F. ELIZONDO, Exposiciones de la regla franciscana publicadas
por capuchinos espanoles.


ESTUDIOS JOSEFINOS, 32 (1978) 14-35: E. LLAMAS, San Jose en
dos misales del siglo XV; 147-164: M. GARCIA, Mt. 1-2 y Lc. 1-2 en san
Alberto Magno.


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Use His Razor?; 18-31: L.J. BOWMAN, Bonaventura's "Contuition" and
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Chatton and the Controversy on the Absolute Necessity of Grace; 66-102:
G. GAL, Adam of Wodeham's Question on the "Complexe significabile"
as the Immediate Object of Scientific Knowledge; 103-119: L. MACKEY,
Entratment of God: Reflections on Aquinas' Five Ways; 120-138: J.
MALCOLM, On the Disappearance of "Copulatio" as a Property of a
Term; 139-152: A. P. MARTINCH, Scotus and Anselm on the Existence
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through Reason; 207-218: H.S. OFFLER, The Three Males of Natural
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beatificazione.- II B. Paolo Burali d'Arezzo; 251-280: V. MENEGHIN,




108
ESTUDIOS LULIANOS


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Amor y muerte en la poesia precolombina y castellana; 181-197: P.
LANGA, San Agustin y el "personalismo" matrimonial.


RENOVATIO, 13 (1978) 198-219: C. LEONARDI, Uesperienza di
Dio in Giovanni Cassiano; 220-229: S. CARDONE, Riflessioni sull'itine-
rario interiore di s. Agostino; 459-501: G.L. ROSSI, La perfertissima
scienza dell' anima di Cristo.


REVISTA CATALANA DE TEOLOGIA, 3 (1978) 17-98: J. PE-
RARNAU, Aportacio al tema de les traduccions bibliques catalanes
medievals; 99-126: M. BALASCH I RECORT, El pensament biblic de
Felip de Malla; 127-152: J. DE PUIG I OLIVER, Escriptura i actitud
humanistica en el "Liber creaturarum" de Ramon Sibiuda; 153-171:
M. S. GROS, Fragments de Biblies llatines del Museu Episcopal de Vic;
173-201: F. VATTIONI, La Vetus Latina di Tobia nella Bibbia di Roda;
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. REVISTA DE ESPIRITUALIDAD, 37 (1978) 7-322: S. CASTRO,
Cristologia existencial: doctrina de santa Teresa.


REVISTA DE FILOLOGIA ESPANOLA, 58 (1976) 1-34: M.
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los romanceamientos biblicos contenidos en Esc. I, 1-6, "General
Estoria" y Esc. I, 1-4; 241-250: I. CARRASCO, Contribuci6n al estudio
del lexico institucional en "Las Part idas": El Alferez.


REVISTA PORTUGUESA DE FILOSOFIA, 34 (1978) 59-68: M.
MARTINS, Uma sintese da "Ars Generalis" de R. Lullo, em versos
Goliardos; 133-156: A. FREIRE, A Catarse tragica em Arist6teles;
325-338: M. C. MONTEIRO, Tempo e mem6ria em santo Agostinho.


RICERCHE BIBLICHE E RELIGIOSE, 13 (1978) 45-58: D. PE-
LLEGRINI, Messaggi in codice nella Bibbia e in Dante.


RIVISTA DI FILOSOFIA NEO-SCOLASTICA, 70 (1978) 3-10: P.
MAZZARELLA, Le "rationes seminales" di s. Agostino; 11-28: R.
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Gotteslehre des Thomas von Aquin in der Diskussion der Schulen um die
Wende des 13. zum 14. Jahrhundert; 135-148: P. VIGNAUX, Metaphy-
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181-191: A. MONFEIRO, Fuentes de inspiracion inmediata en los
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1'homme et tradition litteraire a Byzance; 65-109: A.G. RIGG, Golias and
other Pseudonyms; 111-159: A.l.PINI, Gli estimi cittadini di Bologna dal
1296 al 1329; 231-247: B. MURDOCH, Die Bearbeitung des Her- und
Leander-Stoffes. Zur literarischen Ovid-Rezeption im spaten Mittelalter;
567-583: R. MANSELLI, Testimonianze minori sulle eresie: Gioacchino
da Fiore di fronte a catari e valdesi; 585-609: H.-J. BEYER, Die
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110 ESTUDIOS LULIANOS


de Remis d'Auxerre a l"'Ars minor" de Donat; 815-880: M. LAPIDGE,
The Autorship of the Adonic Verses "ad Fidolium" Attributed to
Columbanus; 881-932: A. LINDER, The Knowledge of Johan of Salisbury
in the Late Middle Ages; 933-960: X. MURATOVA, "Adam donne leur
noms aux animaux". LMconographie de la scene dans 1'art du M.A.;
961-1026: O. CAPITANI, Crisi epistemologica e crisi di identita: appunti
sulla ateoreticita di una medievistica; 1027-1056: V. FUMAGALLl.
L'evoluzione delfeconomia agraria e dei patti colonici dalfalto al Basso
Medioevo; 1057-1174: C. LEONARDI, Alle origini della cristianita
medievale: Giovanni Cassiano e Salviano di Marsiglia; 1175-1193: V.
LICITRA, II mito di Alberico di Montecasino iniziatore d e l f A r s dicta-
minis"; 1195-1270: M. OLDONI, Gerberto e la sua storia.


STUDIA PATAVINA, 24 (1977) 369-382: O. ROSSl, La concezione
della liberta como testimonianza di liberazione in Anselmo d'Aosta.


STUDIUM, 18 (1978) 3-37: M. SANCHEZ, ^Murio envenenado
santo Tomas de Aquino?; 91-106: W.A. WALLACE, El concepto de mo-
vimiento en el siglo XVI.


STUDIUM LEGIONENSE, 17 (1976) 151-175: A. RIVERA, Doctri-
na y devocion mariana en san Martin de Le6n; 177-209: E. PEREZ
HERRERO, La necropolis hispano-hebrea de Puente Castro (Leon);
215-272: F.J. LOZANO, Los fundamentos antropologicos de la Etica en
san Isidoro.


STUDIUM OVETENSE, 5 (1977) 7-36: S. CERRA SUAREZ, La
geogratia y el misterio de Africa en san Isidoro de Sevilla; 37-65: J.
MENENDEZ PELAEZ, Las Biblias romanceadas y su influencia en la
General Estoria.


WISSENSCHAFT UND WEISHEIT, 40 (1977) 1-10: J. LANG,
Erschaut und begriffen. Die sakramentale Genialitat des hl. Franziskus
von Assisi; 158-188: H. ENDERS, Die "quinque viae" des Thomas
Aquinas und das Argument aus Anselms Proslogion; 204-209: D.
FLOOD, Franziskus und sein Orden im 13. Jahrhundert .




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por Roberto PLA. Luis Carcamo editor, Madrid 1979, 107 pp.


BERNATH, Klaus (ed.). Thomas von Aquin, I: Chronologie und
Werkanalyse. Wege der Forschung, 188. Wissenschaftliche Buchge-
selschaft, Darmstadt 1978, XI-491 pp.


BRADY, Ignazio. San Francesco uomo dello Spirito. Ed. LIEF, Vicenza
1978, 110 pp.


DYKMANS, Marc. Le ceremonial papal de la fin du Moyen age a la
Renaissance. I: Le Ceremonial papl du Xllle. siecle. Bibliotheque de
lTnstitute historique Belge de Rome, 24. Bruxelles-Rome 1977,
378 pp.


ECKERMANN, Willigis. Wort und Wirklichkeit. Das Sprachverstandnis
in der Theologie Gregors von Rimini und sein Weiterwirken in der
Augustinerschule. Cassiciacum, 33. Augustinus-Verlag, Wiirzburg
1978, XXII-338 pp.


GALMES DE FUENTES, Alvaro. Epica drabe y epica castellana. Ed.
Ariel, Barcelona 1978, 171 pp.


GUIDETTI, Massimo (ed.). Storia dTtalia e dEuropa: comunita e popo-
li, 1. LEuropa harhara e feudale. Jaca Book ed., Milano 1978,
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STEGMULLER, Wolfgang (ed.). Das Universalien-Problem. Wege




112 ESTUDIOS LULIANOS


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THOMAS VON SUTTON. Contra quodlibet lohannis Duns ScotL
Herausgegeben J. SCHNEIDER. Bayerische Akademie der Wissens-
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SEBASTIAN GARCIAS PALOU
EL MIRAMAR DE RAMON LLULL


Palma de Mallorca, 1977, 370 pags., 1250 pts.
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